Commento al Vangelo della ventiquattresima domenica: Mc 8, 27 – 35

Ci siamo lasciati due domeniche fa, dicendo che è difficile seguire Uno, sia pure Gesù, che non tiene conto dei sondaggi d’opinione. Ci ritroviamo in questa liturgia ad ascoltare il Signore Gesù che fa sondaggi su di sé: chi dice, la gente che io sia? E ancora: ma voi, voi, chi dite che io sia?

È una domanda che va al cuore del problema. E non concede sconti a nessuno, né a me e neppure a voi. Quali pensieri ci interrogano il cuore, quali parole e quali progetti o sogni riempiono il cammino della nostra vita e del nostro vivere?

L’apostolo Giacomo, nella seconda lettura, ci mette in guardia dal cuore come sorgente inquinata da cui sgorgano senza fine possibilità di male. È vero! Ma non è tutta la verità. Noi sappiamo che dal nostro cuore, dal cuore di tanti che conosciamo, nascono anche sentimenti meravigliosi, scelte d’amore che sembrano divine, capacità di vicinanza, cura e servizio profondamente abitate dallo Spirito di Cristo.

Il problema è cosa o, meglio ancora, di chi si nutre il nostro cuore. A Gesù non serve interrogare Pietro per sapere cosa pensa di lui. Gesù interroga Pietro, interroga ognuno di noi per sapere se e quanto siamo innamorati di Lui. Se e quanto spazio c’è per Lui nel nostro cuore, nella nostra vita, nelle nostre scelte. Su questo vorremmo interrogarci ora, prima di procedere.

SILENZIO. Quando le parole non riescono a dire tutto il vero, quando le parole si annodano e ci bloccano, ci sia un sorriso e un abbraccio a rompere ogni reticenza.

ABBRACCIO. LODE.

Qual’è il desiderio che più spesso ci occupa il cuore? I discepoli tacevano, dice il Vangelo. Quanti pensieri ci sono nella nostra mente che non vorremmo mai rivelare a nessuno! “ E avevano discusso su chi fosse il più grande tra di loro”. Cercavano il potere, il prestigio, la grandezza.

Avevano lasciato tutto per seguire Gesù; magari si, magari no. Insomma: ti abbiamo seguito Signore! Ma tu dacci qualche certezza! Almeno una gerarchia tra di noi: il più bravo, il migliore, il più intelligente, sia il tuo vice. È normale, diremmo noi, è umano! Si è umano, ma non abbastanza per fare benne all’umanità.
E Gesù aggiunge la sua classifica, la sua unità di misura, chiamandoci a guardarlo in faccia questo istinto del potere, a non illuderci di esserne liberi, perché ci farà male, molto male.

E dirà il Signore:” Chi vuole essere grande sappia chinarsi sul piccolo, chi vuole essere il primo si preoccupi di non smarrire l’ultimo, chi vuole il comando impari prima a servire, chi cerca un ruolo di responsabile o di comando, si faccia umile e servitore; mai padrone ”. E dà un nome nuovo alla storia: servizio, non potere; il nome segreto della civiltà è servizio, non sopraffazione. Solo sullo spirito di servizio si può veramente costruire, non sull’istinto di dominio.

E ci invita il Signore a svuotare i nostri arsenali da tutta la merce avariata che non abbiamo avuto il coraggio di buttare via. Nonostante tutte le tragedie del secolo scorso, e dell’inizio di questo secolo, nonostante gli immensi dolori, le vergognose atrocità, il pianto degli orfani, dopo solitudini e disperazioni, dopo il tempo della vergogna, ci accorgiamo che i magazzini dell’ignoranza e della ferocia rigurgitano ancora di discriminazioni, razzismi e di tanto disprezzo e violenza, verso gli ultimi della terra.

E continuiamo a chiamare grandi, i potenti, i vincenti, si continua a dare seguito e rispetto a personaggi che hanno mietuto molte vittime, hanno stroncato tante, troppe vite altrui, si tratti di mafiosi, di mercenari, di politicanti o di corrotti.

Gesù ci insegna che la grandezza non si costruisce versando il sangue degli altri, depredandoli della loro dignità, libertà e vita ma imparando a fare della propria vita un nutrimento, una liberazione e un riscatto per la vita e la dignitosa libertà degli altri.

Capite allora, amici miei che in quest’ora così importante importante, Gesù ci pone a tutti una domanda decisiva, qualcosa da cui dipende la fede, le scelte, la vita stessa:” Ma voi, chi dite che io sia?”. La domanda di Gesù inizia con un MA; ma voi … quasi in contrapposizione a ciò che dice la gente. Come a dire: non vi accontentate di ciò che dice la gente, la tradizione, il catechismo, la Chiesa.

Voi che siete miei amici, voi battezzati, comunicati, cresimati, sposati in chiesa; voi miei amici: CHI SONO IO PER VOI?

Una domanda che va diritta al cuore:” Chi sono io per te?”. Badate amici, che Gesù non cerca parole ma persone; non cerca una definizione precisa e corretta ma un coinvolgimento vitale con Lui: che cosa ti è successo quando mi hai incontrato? È una domanda da innamorato quella che Gesù ci pone e, chiede una risposta da innamorati, quanto posto ho nella tua vita? Quanto conto per te?

E potessimo davvero rispondere: Tu sei la mia vita. Tu sei il mio amore. Di te ha fame il mio cuore. Di te ha sete la mia anima. Come canta il salmo 41. Sì! Gesù non ha bisogno dell’opinione di Pietro ma neanche della nostra opinione ha bisogno: Gesù ci sta chiedendo se e quanto siamo innamorati di lui, quanto spazio c’è per lui nella nostra vita, quanto vale per noi.

Noi parliamo ai nostri figli, ai nostri amici, andiamo a scuola e parliamo di Lui vivo e risorto. Ma nessuno di noi ha mai visto il Cristo! Lo abbiamo scoperto nel volto e nella vita di chi ce lo presentava. Oggi più che mai nel normale svolgersi dei giorni e delle vicende umane, Cristo sceglie di presentarsi vivo solo se vive dentro di noi. Il nostro cuore, la nostra vita possono essere la culla, l’ostensorio o la tomba di Dio.

Cristo non è ciò che io dico di Lui, ma ciò che io vivo di Lui. Cristo non è nelle mie parole ma in ciò che dentro di me arde come un fuoco. Cari amici, pensiamo un attimo: Sul volto, nella vita di chi ho scoperto che Dio esiste, che Dio mi ama, che Dio conta su di me per fare più bello il mondo e più umana la storia?

Ci sarà qualcuno, almeno uno che lo leggerà sul mio volto e nella mia vita?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: