Commento al Vangelo della terza domenica di Quaresima: Gv 2,13-25

Gesù con la frusta in mano! Il Signore che proprio non ti aspetti!

Qualcuno ha definito Gesù capace di dolcezza e tenerezza come un mamma o una donna innamorata e, al tempo stesso, del coraggio, la determinazione, la forza di un eroe in battaglia.
Certamente, Gesù non è un remissivo! Sa dire dei no quando serve, e lo fa con decisione. Ed è una grazia per noi che ci avviciniamo alla Pasqua, questo gesto infiammato e carico di profezia; gesto e parole: ” non fate della casa del Padre mio un mercato!”

E, attenzione! Lo dice a ciascuno di noi: non fare mercato della fede, non fare mercato della vita. Non adoperare Dio come legge scadente del baratto, dove tu dai qualcosa a Dio e Dio resta in obbligo con te. No! Non fare mercato né con Dio e neppure dei tuoi fratelli e delle tue sorelle.

RIFLESSIONE – PERDONO – ABBRACCIO

Non adoperare con Dio la legge scadente del baratto: io ti prego, io vengo a messa, io faccio una cosa buona e tu, tu Signore mi dai, mi fai, mi garantisci, ecc. ma così siamo soltanto dei cambiamonete, e Gesù ci rovescia il tavolo. Se pensiamo di coinvolgere Dio nei nostri baratti, siamo davvero fuori strada, completamente fuori di testa anche se, le religioni, compresa la nostra, troppe volte ci intrigano in questi meccanismi insani.

Ci viene chiesto, da Gesù stesso, di cambiare mentalità perché Dio non si compra, non è in vendita e non è neppure disponibile a certe nostre scelte religiose; Dio offre a tutti la sua magnanimità e benevolenza, guarda tutti con infinita bontà ma non è proprietà di nessuno, neanche delle religioni.

“ Avete fatto della casa di Dio un mercato!” è l’accusa di Gesù ai suoi contemporanei. Qui, amici miei, si pone una domanda molto seria. Ma qual’è la casa di Dio? Questa chiesa fatta di cemento armato e mattoni? La cattedrale di Monreale con le sue tonnellate di oro e di pietre preziose nei mosaici? La basilica di San Pietro in Vaticano?

No. La casa più vera di Dio è la nostra vita. Siamo noi il tempio di Dio.

Allora, e voi lo capite benissimo, che il grido di Gesù diventa: non fate mercato della vita! Non riducete la vita alle leggi del mercato, dell’economia, del profitto. Non riducete la vita in merce. Quando parlate della vita, di ogni vita, a cominciare di quella umana, non dite mai: a cosa serve.

Perché la vita umana non è cosa e non deve servire, è sempre e soltanto un dono si può soltanto ricevere. La vita è sempre qualcuno che mi cammina accanto, mai qualcosa che mi serve; perché le cose si usano e si gettano, si comprano e si vendono, valgono finché servono. La vita no non può e non deve sottostare alla legge dell’utilitarismo o dell’usa e getta.

È una grazia ascoltare queste parole oggi, all’avvicinarsi della Pasqua, in questo tempo in cui tutto sembra governato dal mercato. Il mercato con le sue leggi che non si discutono, il mercato davanti al quale ci si inginocchia più che in chiesa, il mercato e le leggi monetarie che mettono in ginocchio popoli e interi paesi, che ha occupato il centro della storia.

Gesù ci richiama al dovere di essere e di agire dignitosamente come liberi cittadini del mondo e non come forzati clienti di un grande e inesorabile super mercato. “ In piedi voi che avete fame di verità, voi assetati di giustizia, voi che avete il cuore pulito e libero da avidità e malizia; è a gente come voi che il Padre affida il Regno dei cieli”. Mt 5, 1 – 12.

Siamo parte di un sistema ingiusto e discriminante. La Parola di Dio ci chiede oggi di rimettere al centro del nostro vivere e del nostro operare, la persona umana con i suoi diritti e con i suoi doveri. La FEDE in Dio non si fonda e neppure si vive attraverso esibizioni o pratiche più o meno folcloristiche di ritualità religiose. La fede nel Dio di Gesù Cristo ci sollecita a ritrovare la nostra dignità di figli; figli di Dio non per meriti nostri ma per benevolenza sua, per sua misericordia.

La vita, il dono grande di Dio, è un bene prezioso e fragile; credere in Dio significa accogliere, custodire, amare la vita sempre e la vita di tutti, anche di chi è diverso da noi per mille ragioni. Custodire, accogliere, amare la vita anche di chi, strada facendo attua dei cambiamenti, sperimenta fratture o fallimenti, inciampa e cade nei propri errori e nei propri limiti.

Dio, il Dio di Gesù non ama solo i figli belli, sani, perfetti e vincenti. Ama con cuore di padre e tenerezza di madre anche le nostre fragilità, le nostre disabilità fisiche, psicologiche, spirituali, si prende cura delle nostre paure. Non ci risparmia la fatica di vivere ma ci ama dentro la fatica, dentro la prova, persino perfino dentro il dolore; è il Signore che sempre ci cammina accanto e mai ci lascia soli.

Non c’è bisogno di comprarlo! Facendosi uomo ha scelto di esserci e non ci abbandona. Mai.

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