Commento al Vangelo della quinta domenica di Quaresima: Gv 12,20-33

Vogliamo vedere Gesù. Vogliamo incontrarlo. In questi giorni, un gruppo di liceali mi ha chiesto di parlare del volto materno di Dio. C’è un bisogno grande di incontrare, di percepire, di sentire che LUI, il Signore della vita c’è; lo si può incontrare nelle pieghe e nei tornanti, a volte complicati e complessi della vita. Ne parlano con commovente semplicità e dolore i familiari delle vittime di mafia, familiari dei tanti, troppi morti ammazzati con cui ci stiamo preparando al 21 marzo, festa di primavera; giornata della memoria e dell’impegno contro tutte le mafie.

È una domanda forte che, a volte, nasce da un forte dolore, dove le parole non bastano a ricucire lacerazioni, a guarire ferite, a lenire dolori. Abbiamo bisogno di incontrare Lui il Signore della vita, di sentire su di noi il suo caloroso e vitalizzante abbraccio. Anche noi che, a volte abbiamo una vita un po’ lebbrosa, un anima un po’ confusa e sofferente, anche noi che sappiamo infliggere fatica e pena a chi ci vive accanto; anche noi sentiamo il bisogno di un abbraccio che ci accoglie e perdona.

SILENZIO. PERDONO. ABBRACCIO.

Se il chicco di grano non muore, rimane solo; se muore produce molto frutto. La parola che conta non è morire ma frutto. Lo sguardo del credente non è sul morire ma sulla fecondità del vivere.

Ricordo con gioia le parole di quel grande maestro e profeta che fu il piccolo Fratello don Arturo Paoli quando mi diceva:” l’inverno non è una stagione morta, è una stagione piena di vita; è durante l’inverno che matura il vino buono per la gioia delle primavere che verranno. È durante l’inverno che il grano sepolto produce tanta vita da assicurare il pane per la fame dei giorni futuri. È nel cuore dell’inverno che prende corpo e si forma la primavera con tutte le sue germinazioni e fioriture; ed è nel cuore della primavera che esploderà la Pasqua con il dono divino delle risurrezioni.

Dopo aver ucciso, i mafiosi, di ogni razza e provenienza, sono convinti di aver consegnato alla morte la vita di qualcuno, soprattutto quando si tratta di vittime innocenti; dopo aver pianto le loro vittime innocenti, le persone giuste attendono e cantano il desiderio di giustizia e la fame di risurrezione.

Perché? Perché ce lo ha promesso LUI, il Signore della vita: “ chi vive solo per sé stesso muore, ma chi vive e crede in me non muore, in eterno, perchè Io Sono la risurrezione e la vita”. La domanda che il Vangelo oggi ci pone con grande forza, è proprio questa:

“Vuoi davvero incontrare il Signore Gesù?” Impara a vivere da risorto! Impara a vivere una vita così piena e cosi vera, così profondamente giusta e dignitosamente impegnata, cosi carica di amore e di bellezza, da contenere in sé tutto il divino possibile; allora i tuoi occhi saranno fatti capaci di vedere la gloria di Dio nel volto di un uomo che è divenuto figlio di Dio.

“ Vuoi davvero incontrare il Signore Gesù?” Cammina portandoti nel cuore quelli che sono stati i sentimenti di Gesù, vivi operando le scelte che LUI ha fatto, nutri la tua vita delle sue stesse parole e compi i suoi stessi gesti, respira il suo respiro e lo Spirito Santo abiterà la tua mente liberandola da meschinità e paure, abiterà il tuo cuore guarendolo da ogni ferita e facendolo capace di amare anche a senso unico, anche in perdita, anche senza contraccambio; abiterà, lo Spirito del Signore la tua vita e avrai tanta forza che, superato ogni egoismo e mediocrità, diverrai una persona vera, una persona giusta, una persona rinata.

Oggi noi il volto del Signore lo vediamo nel volto e nella vita dei giusti, uomini e donne, religiosi oppure laici, credenti e a volte no, ma animati e uniti nel vivere e amare, di fatto, ciò per cui Gesù ha vissuto e amato.

E poi c’è un’espressione nel Vangelo di oggi che mi stupisce e mi commuove: è il grido di Gesù davanti alla prospettiva della passione: ” Padre salvami”. Rivela un Gesù impaurito e turbato, manifestazione di un Dio umile a cui non ci si abitua mai. Eppure i turbamenti e le paure di Gesù mi danno, mi trasmettono una forza infinita.

Mi dicono che come un coraggioso anche lui ha avuto paura, che come un uomo vero ha amato la vita, ha amato gli amici, sua madre, i discepoli e le donne che lo seguivano. Mi dicono che non è andato incontro alla morte con il sorriso sulle labbra; i turbamenti e le paure di Gesù mi dicono che ci sono momenti nella vita in cui il coraggio non basta ma che ci vuole una grande fede nel cuore, perché il cuore regga alla fatica e alla paura e veda la luce oltre il buio e le carnivore tenebre del momento.

Poiché Gesù è uomo di carne e di paure ma abitato dallo Spirito del Padre, capace di un amore così grande da non arrendersi, l’amore che lo fa capace di farsi dono fa risplendere in lui la gloria del Padre e la gloria dell’uomo che , giorno per giorno, impara a diventare FIGLIO.

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