Un Dio in cerca di figli

Grandioso questo racconto di Gesù che Matteo ci riporta verso la fine del cap. 21 del suo Vangelo. Apre  i nostri occhi per uno sguardo nuovo sul cielo, sulla terra e sul nostro vivere. E apre un squarcio sul cuore e sul volto di Dio in cerca di figli.

Scopriamo che il Signore non cerca servi obbedienti ma figli capaci di fedeltà e di amore, felici di abitare la sua casa, di custodire i suoi beni coltivare i suoi doni perché siano il bene di tutti e per tutti, una casa dove nessuno è servo di nessuno ma tutti chiamati ad essere signori.

Per questo sono preghiera dolcissima le parole del salmo 24: “ fammi conoscere Signore le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza “.

SILENZIO. PERDONO. LODE

La prima cosa che mi affascina è questo immenso rispetto che Dio dimostra verso tutti i genitori, gli educatori e chiunque ha responsabilità di guida nella società e nelle comunità. Quest’uomo ha due figli complessi e problematici e questi due cerca di farli crescere amandoli per come sono. Non  ne ha un terzo perfetto da esibire; ama i figli che ha, anche se li vuole diversi e migliori.

La paternità, come la maternità, è un dono difficile, è una missione unica dove vorremmo poter dare il massimo e contemplare i frutti riusciti del nostro impegno; ma non è sempre così; a volte i frutti sono segnati da fatiche e ferite. Gesù ci sta dicendo che non ci dobbiamo scoraggiare e neppure arrenderci ma dare ai figli  il tempo di crescere e di convertirsi, di farci pane per loro, anche quando invece di mangiarci si limitano a morderci facendoci male.

L’uomo della parabola si impegna a fare il padre, consapevole della fatica, della  grandezza di questo ruolo e dei suoi limiti, trovando nella preghiera un punto di forza. Il salmo 24 dovremmo pregarlo tutti più volte al giorno.

In che cosa consiste la volontà di questo padre? Essere ubbidito? Ottenere il rispetto dei figli? Credo di no, credo che questo padre voglia molto di più: avere dei figli che collaborino a coltivare la terra e la vita, che sappiano fecondare l’esistenza e la storia di maggiore  e riuscita umanità. Scoprire che il padre è semplicemente padre e non padrone a cui ribellarsi, semplicemente un padre verso il quale più che obbedienti si impara e si sperimenta la fedeltà.

Allora ci si converte, si assume un modo nuovo di guardare le cose e le persone, la vigna non è più “ roba del padronema casa di tutti e per tutti. Pensiamo a questo frammento di storia e di tempo che siamo chiamati a vivere per capire se ci sentiamo nella casa del padre, se ci portiamo dentro la sua passione e la sua cura verso le fragilità, le paure e i limiti, sperimentando solidarietà e vicinanza, oppure ognuno pensa ai fatti suoi o, addirittura cerca di trarre profitto dalla fatica e dalla sofferenza altrui.

Abbiamo sognato in tanti che dopo la pandemia saremmo stati tutti migliori, imparando che solo insieme si cambiano le cose, che insieme si affrontano i problemi e le difficoltà, che il nuovo lo possiamo creare o costruire ma soltanto insieme, che le diversità non sono colpe o limiti ma vere e proprie possibilità. Che il diverso non è il mio nemico ma il necessario compagno di viaggio.

Le parole di Gesù sui pubblicani e le prostitute ci colpiscono come calci in faccia, mettono fuori gioco tutta la nostra fatica, a volte sincera e duramente vissuta per essere persone per bene, oneste e pulite, e in tanti lo sono o lo siamo.

Ora Lui dice che ci passeranno avanti nel Regno dei cieli e qualcosa in me si ribella, magari con ragione. Poi rifletto e dico che i pubblicani fanno parte della mia categoria umana, un po’ del pubblicano ce lo portiamo dentro tutti perché anche noi siamo un peccatori, slavati solo perché perdonati da un Dio che è misericordia.

E le prostitute, a cominciare da quelle che vivono la nostra piazza Mercatale o via S. Antonino, o via del Carmine, sono tutte nostre sorelle che se, imparassimo ad amarle veramente, nessuna di loro sarebbe una prostituta. E poi ci sono loro che vendono il poco che hanno, la loro carne. Ma quanti vendono con maggior profitto la propria coscienza, la propria professionalità, il proprio ruolo sociale?

Tempo difficile il nostro, difficile e meraviglioso in cui ci è dato capire e prendere coscienza dei nostri limiti e delle nostre fragilità, ma anche delle infinite possibilità che il Signore offre a tutti, a figli giusti e a quelli che sentiamo sbagliati o complessi.

Siamo tutti figli che a volte mentono e altre volte si pentono, figli a cui è data la possibilità di convertirsi sempre, perché Dio, il Dio rivelato da Gesù Cristo non è un dovere da compiere ma un Padre da cui lasciarci amare e con lui e come lui imparare ad amare. Lavorando generosamente in questa smisurata vigna che è la storia che stiamo vivendo.

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