Un cuore acceso per illuminare la vita – XXXII

“Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e  sporca per essere uscita per le strade che una Chiesa malata per troppa chiusura . . . “   Sono parole pesanti ma necessarie, sono state spesso il grido di Papa Francesco quando era vescovo di Buenos Aires e riproposte alla Chiesa universale nell’Enciclica  E.G. 49. Sono parole che vorremmo portare sempre con noi. Parole che dicono ciò che siamo chiamati a essere o, quanto meno, a diventare: gente luminosa in uscita!

Nel  Vangelo che abbiamo appena ascoltato, Gesù parla del regno dei cieli e lo paragona a delle ragazze che escono la notte per andare incontro allo sposo, Armate solo di un po’ di luce. Escono come la Sapienza che va incontro a chi la cerca ( 1 lett), come noi che vogliamo andare incontro al Signore ( “2 lett), queste ragazze escono per incontrare lo sposo ( Vang.).

Il Regno di Dio appartiene a chi sa uscire, a chi sa varcare notti e solitudini, a chi sa vivere di incontri, di amori e di nostalgie. A chi abbraccia il mondo e la storia con le sue fatiche e le sue ferite, e lo fa come missione da vivere, non come pericoli da evitare.

Le ragazze della parabola portano con sé piccole lampade, che non  cancellano il buio ma dicono una presenza viva, dicono che la luce c’è, che la luce è possibile, che il buio si può vincere. Le ragazze si identificano con le loro lampade, sono persone luminose. Alcune sono prudenti e portano con sé olio di riserva, altre non lo fanno e alla fine , rischiano di spegnersi.

Gesù non dice che cosa sia o voglia rappresentare l’olio della lampada. Sappiamo che è ciò che alimenta la luce, tiene acceso un fuoco; in fondo, vivere è saper bruciare per qualcuno, vivere  con il cuore acceso è ciò che da valore alla nostra esistenza, vivere capaci di passioni grandi, di scelte coraggiose, sognare la luce anche di notte, come sognare la pace in tempi di guerra, è ciò che fa di noi dei testimoni credenti, soprattutto credibili in questi tempi fragili e insicuri.

E sappiamo che i sognatori, nella Bibbia, hanno sempre i calli alle mani per il molto lavoro, e le spine sul cuore per dolorose e  fraterne passioni, non sono dei facili visionari ma dei testimoni credibili.

Vivere accesi coltivando nostalgie di bellezza, di equità sociale, di giustizia vera, nostalgie di pace con l’animo dei resistenti, innamorati della vita e di un vivere che produce, aumenta, garantisce vera umanità, capaci di sentirci Fratelli Tutti. Resistere accesi nella notte è possibile solo a chi ama veramente, a chi sa fare della propria vita e del proprio vivere un pane buono e vitale per la fame del prossimo.  A volte siamo stanchi, a volte provati e sofferenti, a volte feriti e umiliati, ma mai rassegnati o spenti.

Non ci interessa  disquisire tra le ragazze  sagge e  quelle stolte, c’è una durezza di linguaggio in questo racconto che mette i brividi. Vorrei, insieme ad ognuno di voi, accostarmi al Signore come fece Giovanni nell’ultima cena. Chinati sul su cuore per ascoltarne il battito e, sentire che il cuore di Cristo Gesù batte per ognuno di noi, batte per ogni umano, e lasciarcene contagiare.

Cari amici, io non so se la fede assicuri la felicità, ma so che la fede rende la vita intensa, vibrante, appassionata, luminosa, accende e fa ardere il cuore come ai discepoli di Emmaus, rende luminosa la nostra vita come le lampade delle ragazze in attesa dello sposo. Un cuore acceso è un cuore che tutti vorremmo avere, che tutti vorremmo incontrare. Sia il nostro dono a quanti ci cercano, a quanti hanno bisogno di noi, a quanti contano su di noi, a quanti abbiamo imparato ad amare veramente.