Un altro modo di stare al mondo è possibile

Si amici, bisogna che un altro mondo sia possibile, che una altro modo di spendere la vita e il tempo che ci  sono dati ci sia, ci sia ora e non  nell’oltre tomba! Ma ora! Le tue parole Signore, sono maestose e scarnificanti, ci fanno sentire destinatari di un grandioso riscatto e non semplicemente spettatore di queste interminabili agonie.

L’evangelista Luca, ci riporta una narrazione diversa, delle Beatitudini, di quella narrata da Matteo. Probabilmente Gesù ha proclamato più volte il grande annuncio, in situazioni e contesti diversi, resta il fatto che il suo uditorio, la folla che lo ascoltava era sempre composta soprattutto da poveri, sofferenti, umiliati in attesa di una “ Buona Notizia per loro”. Matteo dà una versione più spiritualizzante ma non rassegnata, Luca una  narrazione più combattiva e finalizzata esplicitamente ad un processo di liberazione.

Gesù sta sempre dalla parte dei poveri; nel progetto di Dio quelli che l’ingiustizia del mondo condanna alla privazione, alla sofferenza, sono beati. Dio ha un debole per i deboli, li raccoglie dal fossato della vita, li affida ad una comunità di suoi discepoli, a ciascuno di noi, perchè con Lui e come Lui ci facciamo protagonisti di attenzione, cura e liberazione.

Cari amici, Gesù non è un ingenuo sprovveduto che davanti alla fatica e alla sofferenza cerca strade consolatorie. Allora come oggi, i poveri sono poveri e non si sentono per niente beati. Dietro le lacrime di quanti piangono ci sono vite vere e storie vere di sofferenza e umiliazioni. La fame e la miseria, la paura e il desiderio di libertà sta mettendo in movimento interi popoli, sono oltre 370 milioni i profughi climatici e altrettanti sono quanti fuggono da guerre, miseria e oppressioni. Neppure la paura della morte li fermerà.

Allora Gesù sta dicendo a quanti lo ascoltano, “ voi sarete beati perché ora nasce una comunità umana che prende sul serio le mie parole, e segue veramente il mio esempio, saranno costruttori di pace, innamorati di verità e giustizia, capaci di sobrietà ed equità, la  fraternità sarà l’unica vera legge, se questo accade, voi siete beati perché la vostra povertà finisce, le vostre lacrime asciugate, la vostra oppressione ha termine. “

La storia è ricca di questi esempi! Ma la storia del popolo cristiano, lungo i secoli, si è spesso inquinata e corrotta di mondanità e allora i servitori della Parola di Dio sono diventati principi, sono diventati re e guerrieri, sono diventati – o lo siamo diventati un po’ tutti – infedeli testimoni del Vangelo, e i poveri, traditi, continuano a mordere la polvere, le lacrime degli oppressi a bagnare la terra, il sangue dei martiri scorre  senza riuscire più di tanto a fecondare la storia. 

Cari amici, credo veramente che tutti dobbiamo e, magari, vogliamo convertirci. La Chiesa negli ultimi 50 anni ha tenacemente e inspiegabilmente combattuto la teologia della liberazione, forse producendo dei martiri, sicuramente facendo crescere dei testimoni e dei santi. Oggi ci viene chiesto un impegno di conversione sincera da praticarsi non dentro le stanche liturgie delle nostre chiese semivuote, sicuramente vuote di poveri, ma attraverso un impegno generoso a servizio dell’umanità, la “ carne di Cristo “ direbbe papa Francesco. 

Non sono un teologo ma un semplice operaio prestato alla Chiesa per fare il prete per misericordia divina; credo tenacemente nella necessità che la teologia sia liberatrice, credo fortemente nella necessità di una teologia della cura, dell’accompagnamento, del servizio, perché Dio non benedice le povertà e ci impegna tutti, tutti, tutti, con Lui e come Lui, a riparare al male fatto dall’uomo, facendo dei poveri i suoi prediletti, e affidando a ciascuno di noi l’impegno di fare equità, e distribuire secondo giustizia i beni della terra, di fare spazio a quanti bussano alle porte del mondo ricco, di cui noi siamo parte, di non costruire muri ma ponti. 

Dio non ama il dolore di nessuno, ama invece coloro che soffrono e diventa, ci chiede a tutti di diventare strumenti di guarigione e liberazione. Dio non ama  la povertà dolorosa di nessuno, e neppure la voracità di pochi a danno di moltitudini e ci ricorda che non è il pane che manca sulla tavola del mondo, ma la capacità e la volontà di fare posto al fratello e alla sorella in difficoltà.

Il Vangelo ci  racconta che il Signore Gesù prima di parlare alla folla, entrava in comunione con il Padre, stava in preghiera. Facciamolo anche noi ogni giorno con la preghiera del Padre nostro chiedendo in modo particolare: “ nel momento della prova, non ci abbandonare Signore, ma liberaci dal male” Amen.

Siamo  chiamati a sognare un paradiso celeste che il Signore ci darà, ma siamo soprattutto impegnati a dissolvere l’inferno terreno in cui rischiamo tutti di precipitare, liberare dall’inferno che rischia di avvelenare questa terra, e di inghiottire questo nostro tempo; questo lo dobbiamo a tutti i poveri, i piangenti e gli oppressi di questo mondo. Perché, secondo la promessa di Gesù, siano beati.