Commento al Vangelo della terza domenica di Avvento: Lc 3,10-18

“Rallegrati, esulta, canta …. Israele perché il Signore viene a te con gioia; tu non lasciarti cadere le braccia”. Il profeta Sofonia racconta di un Dio felice. Finalmente un Dio che porta gioia!

Nietzsche , in polemica con tutte le religioni tristi, soprattutto con i chierici malinconici di ogni religione, affermava:” Dio seduce ancora proprio perché parla il linguaggio della gioia, e così conforta la vita, dato che il problema della vita coincide con quello della felicità”.

E noi, chi stiamo aspettando? Il Verbo eterno di Dio fatto uomo, portatore di vita e di rinnovata salvezza, oppure babbo natale?  Abbiamo una speranza da regalare a questo mondo, un grido di vita che annuncia la gioia oppure  replichiamo i lamenti e le paure del sistema?

Ci stiamo organizzando dove andare lontano dai problemi di tutti i giorni oppure ci facciamo presenza amorevole verso tutti i fragili, i feriti, gli impoveriti che ci vivono attorno?

SILENZIO. ABBRACCIO, LODE.

Dopo la profezia, il quotidiano, la dura realtà con cui misurarci ogni giorno; come sentire nostre le domande poste a Giovanni Battista là sulle rive del  fiume Giordano, ai margini del deserto, domande che sanno di mani operose, di cuori in ansia, di occhi bruciati dal sole e dalla fatica:” e noi, che cosa dobbiamo fare?”

E sentirci rispondere dal profeta che puzza di selvatico:” che la tua vita diventi un dono, che la tua vita faccia vivere, che il tuo vivere renda felice qualcuno”. Qualcuno sia felice di averci incontrato, di averci parlato, di essere stato visto, considerato, ascoltato con amore, con attenzione da noi.Avere cura di questo tempo, di questa terra, di questa umanità.

Viviamo un tempo triste e incattivito, pieno di conflitti armati. Abitiamo una terra che da giardino si sta riducendo a discarica di egoismi prima ancora che di rifiuti più o meno tossici. Ci stiamo inventando nemici e diventiamo malinconici, arroganti e soli. Stiamo vivendo male, ci stiamo disumanizzando. Alla cattiveria di alcuni corrisponde l’indifferenza di molti. Non è questo il sogno di Dio per l’umanità.

Ai pubblicani, ai soldati, alle prostitute e ai loro clienti, come pure ai soldati; categorie considerate irrecuperabili alla vita di fede, che chiedono:” noi cosa dobbiamo fare? Giovanni risponde:” Non prendete a nessuno, non estorcete a nessuno, non riducete nessuno a merce, di tutti abbiate rispetto”.

Sì, perché alla fine, accogliere il Signore che viene a nascere tra di noi significa anche poter dire an nostro prossimo: “ tu sei importante per me e vieni prima di tutte le mie cose e i miei interessi; il pane per me è un fatto puramente materiale, il pane per noi è un fatto spirituale. Il pane per me mi riempie la pancia, il pane per noi mi sazia la fame del cuore, della mente e dell’anima, oltre che del corpo”.

E noi che cosa dobbiamo fare? Giovanni ci dà una preziosa indicazione sul come agire. Perché non conta ciò che facciamo ma come lo facciamo. Puoi essere parlamentare o casalinga, prete o contadino, docente o militare, non conta la professione ma la qualità dell’agire: con quanta giustizia, impegno, umanità, con quanta passione e professionalità svolgo il mio compito. Là dove sono chiamato a vivere, nell’umile fatica quotidiana, lì sono chiamato ad essere un uomo innamorato della giustizia, una donna creatrice di comunione.

La vera domanda che pone il profeta non è cosastiamo aspettando, ma chistiamo aspettando, noi non siamo in attesa di una sagra, ma di una persona che viene a noi, viene a ciascuno di noi con amore, e ci cambia la vita, perché Dio, almeno Dio, finalmente Dio ci ama per ciò che siamo e ci rende capaci di diventare ciò che dovremmo, ciò che potremmo, ciò che vorremmo finalmente essere.

La risposta di Dio alle nostre attese è il Natale di Gesù: un fiore di carne, un pianto di bimbo, incarnazione del grido di Jahvè che ripete ancora ad ogni vivente: tu mi fai felice. E cantare tutti insieme:” credo in te Signore, perché sei un Dio felice. Credo in te perché attraverso il tuo amore fai giovane ogni vita. Credo in te mio Dio fatto carne che eternamente non fai che considerare ogni donna, ogni uomo ben più importantedi te stesso “.

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