Tempo di benedizioni

Come vorremmo che ogni partenza fosse nel segno della benedizione.  “ E alzate le mani, li benedisse. E ci portiamo nel cuore il ricordo dei nostri padri, delle nostre madri, di persone amate che ci hanno lasciato nel segno della benedizione. Una carezza sul cuore di cui continua a nutrirsi la nostra fatica di vivere. Ascensione! Andare oltre, raggiungere la meta, consapevoli di aver provato, almeno provato, a vivere fino in fondo la ragione dell’essere nati.

Mentre li benediceva, fu portato verso il cielo”. Gesù entra nella Trinità e nell’eternità benedicendo. Una benedizione rimane sempre tra cielo e terra, si stende come un velo di grazia sulla storia intera, è tracciata sulla nostra fatica di vivere, discende sulle malattie e sulle delusioni, sulle sconfitte di ciascuno, sulle nostre cadute e su ogni vittima del nostro cadere, ad assicurare che la vita non è abbandonata, che la vita è più forte delle ferite che noi stessi le infliggiamo.

Nella vita di tutti noi ci sono delle partenze, vissute o subite, ma sempre nel segno di una comunione, di una benedizione. Poi ci sono anche gli abbandoni le cui storie non sono mai facili e neppure semplici ma sempre dolorose. Gesù non ci abbandona, non lo fa ora come non lo ha fatto allora, anzi: ripete a noi, affida a ciascuno di noi e alle nostre comunità, la stessa missione:” di questo, voi siete testimoni”! 

Di cosa siamo chiamati ad essere e a sentirci testimoni?  Delle sue parole!  Quelle parole che Luca ci ha appena ricordato. Lc.24, 46 – 53. Con le sue ultime parole terrene, Gesù ci affida una triplice missione, tre cose essenziali da  vivere noi e da annunciare e testimoniare a tutti:  

* che la legge della croce è dare vita a coloro che si amano.   È compiere ogni giorno gesti così profondamente umani e belli da portare in sé tutto il divino possibile, realtà e qualità di vita che merita di essere per sempre.

  

** che la conversione non è una imposizione ma un’offerta di vita liberata e bella.  Orientare la nostra vita  in Cristo Gesù non è un dovere, non si tratta neppure di un rapporto di obbedienza perché il Signore è buono e grande. No! Convertirci si tratta di innamorarci di Qualcuno che ci fa vivere della sua stessa vita, è sentirci talmente amati dal Signore che ci si vergogna di essergli obbedienti e la scelta di esserne invece  felicemente innamorati.

 *** che il perdono è ridare verginità al nostro cuore, è ciò con cui Dio fa ripartire la nostra vita.  Di questo noi siamo annunciatori e testimoni. Mi piace pensare  che il perdono non si merita. Il perdono  è semplicemente donato per dono. Non tutti sappiamo meritarci il perdono. Tutti ne abbiamo bisogno. La benevolenza di Dio verso di noi non scaturisce dalla considerazione dei nostri meriti ma, dal nostro bisogno che aumenta con il crescere delle nostre fragilità e delle nostre precarietà.

Il Signore entra nell’eternità, nel mistero enorme di un Dio che per amarci si è letteralmente fatto in Tre, un Dio e Signore che ci ama come Padre, ci redime come Figlio, ci abita e illumina come Spirito Santo. Di questo noi siamo testimoni; alcuni nostri fratelli e nostre sorelle, anche oggi 2022, in questo tempo di ingiustizie planetarie, di mafiosità diffuse e di  guerre criminali mai smesse, lottano e a volte pagano duramente l’impegno di rendere testimonianza al Risorto. Sia allora per noi questo il tempo di sognare e di  lottare per un mondo migliore meno iniquo e meno ingiusto, da lasciare in eredità ai nostri figli, ai nostri nipoti e alle persone veramente amate. Proprio come ha fatto il Signore Gesù. Allora si può veramente e sinceramente, come Cristo,  benedire; dire a donare tutto il bene di cui siamo capaci.

 

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