La stola e la fascia

La fascia e la stola, due segni preziosi nella nostra quotidianità italiana; due simboli ambivalenti: potere o servizio?

Santo Stefano a Prato è festa grande, Diocesi e Municipalità si incontrano per una festa di tutti e per tutti che, nei decenni del dopoguerra, aveva il significato di una tregua. Oggi rivela sempre più una necessità di “camminare insieme”.

Svagato nei miei pensieri, come un buon prete diligente, il 26 dicembre camminavo verso il duomo, per il solenne pontificale. In via Garibaldi mi vedo sorpassare da un signore dal passo svelto, forse lo conoscevo oppure no ma la sua aria mi restava familiare. Verso l’imbocco in piazza Duomo, lo vedo rallentare e tirare da un borsa, una fascia tricolore e mettersela, come usano i sindaci. Lui sindaco non è, semmai un delegato. Non riusciva a sistemarsela a dovere, lo raggiungo e gli metto una mano sulla spalla, ci si riconosce. Gli dico: ”difficile portarla bene ma ne vale la pena che tu la porti bene, almeno per me, significa molto, un po’ come la mia stola da prete”. Ci siamo abbracciati

Sì amici! La fascia e la stola, due segni preziosi nella nostra quotidianità italiana; due simboli ambivalenti: potere o servizio? In questo tempo non facile eppure carico di sogni e di speranze, a me, prete qualsiasi chiamato a vivere e a convivere con una porzione significativa di umanità ferita o in affanno, questi due simboli mi diventano sempre più preziosi.

Ho detto a me stesso e all’amico quasi sindaco di un comune della provincia di Prato, che abbiamo sempre fretta. Che andiamo sempre di corsa, che ci si sfiora senza incontrarci, che a volte dovremmo e ci farebbe pure bene fermarci, ma non abbiamo tempo: siamo dei condannati del “cammina, cammina, del corri, corri, del dovere fare tanto, troppo, tutto e alla fine non riusciamo più ad accontentare nessuno”. Abbiamo sempre tanti problemi, ma la gente che siamo chiamati a servire, non è solo problemi. Sono persone, sono storie di vita vera, sono volti che ci interpellano, che vorrebbero essere guardati, visti, capiti, ascoltati.

La fretta, a volte rende un po’ ciechi e le persone, specialmente le persone comuni e piccole, rischiano di diventare invisibili, comunque non viste e non di rado, calpestate. La fretta ci rende un po’ nervosi e un po’ nevrotici, sicuramente indifferenti, indisponibili ad uno sguardo attento, un sorriso amichevole, un abbraccio fraterno, una parola e una carezza di conforto.

E si può arrivare perfino a colpevolizzare i piccoli di essere piccoli, i poveri di essere poveri, i malati di essere malati, gli anziani di essere troppi, gli immigrati di essere invasori, e tutti quelli che hanno il cuore o la vita affaticati o feriti di essere insopportabilmente inopportuni.

Ma queste persone guardano alla fascia tricolore del sindaco come ad un miraggio, forse un sogno, magari ad una opportunità che ci sia un po’ di attenzione anche per loro. Che bello se guardassero anche all’uomo con la stola con gli stessi sentimenti!

Abbiamo fatto gli ultimi cinquanta metri, fino alla porta del duomo, insieme, da veri amici e ho pensato al sogno di Giorgio La Pira e di tanti della sua generazione: Vangelo e Carta Costituzionale camminano insieme. Un nuovo modo di pensare alla catechesi per giovani e adulti. Un sogno del giorno dopo Natale, dove tutti si cerca, almeno si cerca, di essere un po’ più umani.

E se fosse un progetto di un modo nuovo di vivere e amare questo Paese e questa Città, e questa Chiesa, imparando davvero a camminare insieme restituendo alla fascia del Sindaco e alla stola del Prete, un ritrovato valore e una rinnovata dignità?

Finisce questo 2017 carico di tanti, troppi problemi. E se provassimo a leggervi e a scorgervi anche qualche soluzione? Non è male avere sogni nel cuore. I sogni nella Bibbia sono luce che indica ai cercatori di vita e di verità la strada per incontrarla. Come a Natale ai pastori e ai Magi. Appunto!

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