Sotto un cielo “lacerato“

Abbiamo iniziato l’Avvento ascoltando l’invocazione del profeta Isaia 63, 16 : ”Se tu squarciassi cieli e scendessi …”. Oggi, Gesù inizia la sua missione pubblica dopo che il cielo si è squarciato. È una affermazione preziosa, un cielo non semplicemente aperto che si potrebbe ancora richiudere ma squarciato, aperto per sempre, dove il Signore ci chiama figli amati, figli ascoltati, figli a cui perennemente rivolge la sua Parola.

Mai più il silenzio di Dio su di noi, mai più un cielo chiuso e sordo ad ogni gemito, ad ogni canto di lode, ad ogni supplica di perdono, ad ogni richiesta di aiuto; finalmente Dio con noi, in fila con tutti i fratelli e le sorelle che portano la vita come fatica.

Gesù in fila con gli ultimi, in attesa del suo turno, in attesa che Giovanni gli faccia dono del poco che ha: unamanciata d’acqua sul capo del Dio fatto umanità, perché l’umanità riceva finalmente il dono dello Spirito Santo che viene a rigenerare la vita di tutti e di ognuno. Ora, tra noi e Dio la strada è aperta, l’incontro è possibile.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Marco ci presenta il Battesimo al fiume Giordano con poche parole, i fatti di cui narra sono relativamente recenti, Giovanni Battista è presente nella memoria e nei ricordi di molti ebrei dell’epoca. L’evangelista Matteo, scrive decenni dopo quei fatti, sente il bisogno di spiegare bene quanto avvenuto e ne fa un racconto storico e, soprattutto teologico, impressionante.

Al Giordano, Gesù si mette in fila come tutti quelli che erano accorsi per ricevere il Battesimo di penitenza e di conversione per il perdono dei peccati; Gesù non aveva bisogno di essere battezzato, non aveva peccati da farsi perdonare ma rivendica il battesimo come atto di giustizia, come scelta di radicale solidarietà con tutti i peccatori.

Noi comprendiamo che Dio benedica le persone buone, benedica i giusti, i generosi, i misericordiosi; lo comprendiamo bene. Quello che facciamo fatica a capire è il modo di concepire la benedizione di Dio nel pensiero religioso del tempo e come la stessa Bibbia, a volte, ne parla. Secondo la religione del tempo, Dio benedice donando salute, ricchezza, prosperità, lunga vita e tanti figli, che erano la vera ricchezza per un uomo.

Ora noi sappiamo che ci sono persone buone, generose, misericordiose, oneste che non hanno una vita facile, eppure sono buoni. Poca salute, nessuna prosperità, non hanno pane e non godono di nessun rispetto, a volte, non hanno neppure figli e neanche prospettive di futuro. Diremmo che sono sfortunate o peccatrici?.

Ma  come venivano, e vengono ancora oggi, percepite, le “così dette” persone sfortunate? Come sono considerati gli ultimi della fila, i più fragili o svantaggiati? Persone  che è meglio evitare, della cui amicizia nessuno si vanta, perchè sembrano buone, ma se sono ridotte così male, un po’ di male lo hanno fatto, colpe sicuramente ne hanno. La sfortuna, la malattia, la povertà, l’ingiustizia subita, come colpa. Peccatori! Appunto!

Al  Giordano, Gesù si mette in fila con loro, i peccatori!  Riceve  il battesimo con loro e dice loro:

Io sono con voi, il Padre è con voi, la mia vita è per voi“. E  saranno le moltitudini dei poveri e degli impoveriti di ogni tempo i primi e più fedeli seguaci di Gesù, gli affamati di pane e di libertà, gli assetati di vita e di dignità, loro, soprattutto loro, sentiranno il Signore Gesù come la buona notizia venuta dal cielo. Il cielo, per loro si è finalmente squarciato, aperto per sempre.

Dal cielo la voce di Dio che si rivela come Padre: ”Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.  Perché Dio si compiace di Gesù? Per la sua scelta di stare con l’umanità ferita, la scelta  di partire dagli ultimi, da quelli che fanno più fatica, da quanti gridano verso il cielo il loro bisogno di guarigione  e di salvezza. Gesù è la risposta di Dio al grido degli ultimi.

Il battesimo allora è soprattutto dono dello Spirito santo, è il Respiro di Dio in noi, è l’accoglimento pieno da parte di Dio di questa umanità in cammino, in ricerca di una vita nuova, amata da Dio, finalmente umana! Una  nuova creazione, umanità finalmente capace di ascoltare il cuore di Dio che si rivela come Padre, una fraternità da riscoprire, un Dio non più da temere ma un Padre e Signore da accogliere, da cui lasciarci finalmente abbracciare.

Di questo Spirito, di questo rinnovato rapporto con Dio siamo tutti poveri, siamo tutti bisognosi di metterci in fila per riceverlo, senza questo Spirito di Dio in noi, nessuno vive veramente, nessuna vita è pienamente umana, è il superamento della religione per abbracciare la Fede.

Portiamoci a casa e nel cuore il desiderio di pregare con le parole del profeta Isaia che abbiamo appena ascoltate e che riascoltiamo:  Isaia 55, 6 – 11”.

Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui, al nostro Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie, dice il Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la piaggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi ha fame, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non tornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò per cui l’ho mandata”.

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