Sosta biblica – giugno 2022

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Sosta biblica – giugno 2022


Vivere è l’infinita pazienza  di ricominciare ogni giorno. Abbiamo bisogno di sperimentare ogni giorno una Chiesa che sia contemporaneamente madre e maestra, altrimenti non serve il Vangelo di cui è custode, lo rende uno dei tanti libri, perfino inutile.

Sentiamo  il bisogno di paternità vere dentro il contesto ecclesiale; qualcuno ha scritto che se un discepolo del Signore, spegne o lascia morire nel suo cuore la virtù della paternità,  forse diventerà un perfetto eunuco ma non sarà mai un vero discepolo. La castità come la povertà e l’obbedienza non nascono da curi spenti ma da cuori vitalmente accesi. Questa è un’arte difficile e non sempre considerata.

Il testo che abbiamo scelto per questa nostra ultima sosta prima della pausa estiva, lo prendiamo dal Vangelo di Giovanni, siamo al capitolo 21, versetti 15 – 19. Siamo nel contesto delle apparizioni pasquali. Gesù sta rimettendo insieme i cocci del suo gruppo di pescatori confusi e smarriti e, li aspetta sul luogo di lavoro, al ritorno da una notte di pesca piuttosto fallimentare. Questo racconto vuole essere una indicazione importante per la nostra Chiesa in Sinodo, la nostra chiesa in uscita, come direbbe Papa Francesco, una chiesa che non aspetta l’umanità dentro le mura del tempio ma cerca, almeno ci prova a cercarla là dove l’umanità vive, lotta , spera e lavora per la sua vita quotidiana. Leggiamo il testo . . . 

Risuona in questo brano una delle domande più alte ed esigenti di tutta la Bibbia:” Pietro, mi ami?”. Quando Gesù interroga Pietro, interroga ciascuno di noi, ci viene accanto, ci chiama per nome e ci chiede:” mi ami?” alla sera della vita saremo interrogati e giudicati sull’amore”.

È commovente l’umanità di Gesù; anche se è risorto, anche se sta per andarsene chiede amore, amore umano, amore fraterno e amicale. Può andarsene veramente solo se è rassicurato di essere amato. Non chiede ai suoi se hanno capito il suo insegnamento, se hanno preso nota e impresse nel cuore le sue parole, se hanno capito il suo messaggio ma se lo amano. Come a dire, ai suoi discepoli di allora e di oggi, come se dicesse a ciascuno di noi:” se tu mi ami, se voi mi amate posso partire tranquillo perché voi, amandomi, non tradireste mai il mi insegnamento, i miei progetti “.

 Di più! Io devo andare, e vi lascio con una domanda: ho suscitato amore in voi? A voi che come Pietro, non siete sicuri di niente a causa delle molte infedeltà e delle tante paure che vi portate nel cuore, ma che nonostante tutto, mi amate,  a voi, a gente fragile ma capace di amare come voi affido la mia missione, affido il Vangelo.

La Pasqua e l’incontro con il Risorto non aveva dissolto tutti i dubbi e le paure, Gesù non costringe  nessuno a credere, la risurrezione non obbliga nessuno a  fare atti di fede ma suscita fiducia, inizia un cammino che chiede anche ai suoi discepoli di risorgere per una vita nuova che non si alimenta nel tempio ma nella vita in cui Cristo è presente. Neppure il passaggio dal Gesù storico e sperimentato nei tre anni di vita insieme, cede facilmente il passo al Cristo della fede.

Erano  tornati alle loro case sul lago, dove tutto era cominciato, là dove, per la prima volta avevano incontrato quello strano maestro che li aveva convinti a mollare tutto per seguirlo, per diventare in Lui e con Lui, pescatori di umanità. 

Tre  anni! Tre anni unici nella vita e nella storia dell’umanità, accanto a un Dio che si era fatto vicino, presente, chinato sulle fatiche e sulle ferite dell’umanità, un Dio capace di ascoltare, di curare, di perdonare e di rimettere in vita.

Ma ora tutto era finito. “ Io vado a pescare” aveva detto Pietro. Io torno indietro, è tutto finito in quei tragici giorni di rinnegamenti, di tradimenti e di morte. È la resa di Pietro, è il frantumarsi della roccia e, con lui si arrendono i suoi sei compagni:” veniamo anche noi con te”. È finito il tempo dei sogni, si ritorna alla nuda realtà, all’antico mestiere di pescatori di pesce, fare i pescatori di umanità è troppo grande per noi, torniamo a fare quello che sappiamo fare. È risorto! Si, però ci manca e poi . . .  lo abbiamo rinnegato, tradito, lasciato solo 

No amici; è tutto finito. Si torna coi piedi per terra, il sogno è svanito.

Allora, ammainati tutti i sogni, escono e partono per una notte di lavoro, duro e inutile; quella notte non presero nulla. Poi, verso l’alba, quella voce dalla riva, quasi ironica:” figlioli, non avete nulla da mangiare?” Si apre un dialogo tra loro e lo sconosciuto che vale una vita, un dialogo gonfio di miracoli.

Ma il vero miracolo non è la pesca miracolosa, il vero miracolo è Pietro che si butta in acqua e corre verso Gesù, gonfio di lacrime e di rimpianti, affamato e sedotto  soprattutto di risentire la sua voce, di riconoscere in quello sconosciuto il volto dell’amico. Non teme rimproveri e neppure castighi, nuota   veloce verso Colui che riconosce come il Maestro. Come il Risorto.

Il vero miracolo è che la fragilità dei discepoli come la fragilità di Pietro, quel Simone che Gesù aveva definito  “roccia”, ora corrono insieme incontro a Gesù e scoprono che la loro fragilità non è semplicemente un limite ma può diventare una risorsa.

Gesù, il Maestro con cuore di Padre non si lascia impressionare dai difetti di nessuno, ma pronuncia parole che creano futuro e fanno posto  ai tanti che verranno dopo di loro, fanno posto anche a noi, il Signore dice ancora, per loro e per noi:” Non avere paura, tu, d’ora in poi, tu sarai . . .  pescatore di umanità, salvatore di naufraghi . . .  e li raccoglierai là dove credono di vivere e invece non vivono, e mostrerai loro che sono fatti per una latro respiro, per un altro cielo, per un’altra vita. li raccoglierai per la vita.

Manifesterai loro che tutte le loro notti inutili, tutte le loro scelte sbagliate, tutte le fragilità di cui hanno paura. . .  possono diventare opportunità di rinascita, e star bene con il Signore,  godere della sua compassione, essere abbracciati non lo sarà per i nostri meriti che non sempre abbiamo, ma per le nostre ferite e i nostri bisogni che sempre e tutti abbiamo in abbondanza. E capiremo finalmente il cuore del Signore in cui crediamo e, forse, capiremo anche il nostro di cuore.

Ci svela, Giovanni, in questa pagina di Vangelo, che il fiorire della santità, non consiste nell’assenza di peccati, in un campo perfetto di lavoratori ineccepibili, ma la santità fiorisce da una passione rinnovata. Perché la vera santità consiste nel rinnovare adesso la mia passione per Cristo e per il Vangelo. Adesso.

E il Signore apre il dialogo vero con Pietro e con noi. “ Simone di Giovanni, mi ami tu adesso?”. Notate che non lo chiama Pietro, perchè la pietra ,Kefa si è rivelata fragilissima. Ma lo chiama con il suo nome e cognome. Non chiedo il tuo passato. Ti chiedo se adesso tu mi ami , adesso. È in nome del futuro che il tuo peccato di ieri è perdonato. Lo fa con Pietro e lo fa con l’adultera, lo fa con ciascuno di noi: “ vai e, d’ora in poi ad ogni assoluzione, ad ogni gesto di perdono e di riconciliazione . . . “  e Pietro diventerà amico fedele fino al martirio, la maddalena seguace fedelissima a cui per prima si manifesta risorto; e ame? A me cosa sta dicendo il Signore in questo momento?

Il Signore non perdona come uno smemorato, ma come un creatore. È un Signore che riaccende i fuochi, riaccende i cuori, riaccende la vita, riaccende in noi nuove e vitali passioni, perché la santità non è una passione spenta, non è un cuore spento, ma un cuore convertito, una passione convertita. Se spegni tutte le tue passioni, forse sarai un buon eunuco ma non sarai mai un vero discepolo.

Sarete pescatori di umanità, e magari custodi di umanità. perché la fede è certamente capacità di ascolto della Parola che viene dal Cielo ma anche volontà di ascoltare la Parola non meno divina, a volte preghiera, a volte gemito, a volte dolore o imprecazione che sale dalla terra e dice la vita, la fatica, le attese e le speranze dell’umanità. pensiamo alla drammaticità di questi ultimi anni per moltitudini di persone naufraghe della vita nel mare dell’iniquità, dell’ostilità, dell’indifferenza.

Oggi, il Signore sta chiedendo alla sua Chiesa; al Papa , certamente ma anche a ciascuno di noi:” mi ami tu?”. È faticoso dire al Signore : Ti amo”  Lui lo sa e allora per tre volte chiede amore e per tre volte riduce la portata della sua richiesta fino al minimo: Forse non sei capace o non sei sicuro di amarmi più degli altri, forse non sei sicuro e ti sembra troppo dire che mi ami, ma dimmi:” mi vuoi almeno bene? Mi sei almeno amico?” 

Allora prenditi a cuore la vita e la salvezza di questo mio popolo, di questo tempo, ritorna all’antico comando:” abita questa terra con amore e abbine cura “.

Non è la perfezione che Lui cerca in me, ma l’autenticità. Non affanniamoci per essere perfetti ma per essere veri e non ipocriti, perché non siamo al mondo per essere immacolati, ma per essere incamminati. “ Se mi amate, seguitemi e dove sarò io, là sarete anche voi, fino alla croce, fino alla risurrezione, fino alla vita piena che il Padre ci dona”.

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