Siate ribelli, fatelo per amore!

C’è un salmo bellissimo nella Bibbia, il salmo 15 che prega e canta così:

Signore, chi è un vero credente? Chi può celebrare con gioia la tua lode? Cantare onestamente le tue lodi?

Chi è onesto fino in fondo con se stesso e con gli altri e affronta i problemi con senso di giustizia. Chi dice la verità anche quando è scomoda e non trincia giudizi sugli altri. Chi non fomenta litigi e rancori e sa dire con coraggio bene al bene e male al male.

Chi mantiene fede agli impegni presi anche a costo di rimetterci e non tollera mafiosità e ingiustizie, non traffica strumenti di morte. Chi non è avaro e non fa l’avvoltoio sfruttando le fragilità dell’altro.

Potrebbe essere un punto fermo per una verifica sulla verità del nostro vivere.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Prima lettura: Isaia 55, 10 – 11.

Salmo 64: Torna Signore, a seminare in noi desideri di vita autentica

Uniamoci insieme a lodare il Signore – perché ci guida con mano sicura sui mille sentieri che abbiamo tracciato – per arrivare alla luce e alla pace. Lui è sostegno in tutte le prove – e cura pietoso le molte ferite – che segnano l’anima di ogni credente.

Gloria di Dio è ogni vivente – che canta e prega il suo nome sublime – che ama e perdona ogni fratello – che spera e gioisce di essergli figlio. Giustizia di Dio è far crescere il bene, l’amore, la pace e il servizio fraterno – seminarli nei cuori e vederli crescere – come una messe matura.

Giudizio di Dio è vincere il male, la violenza, il sopruso e l’ipocrisia benpensante – sconfiggere l’odio e il disprezzo dell’altro. Benedetto sia Dio, il Signore del mondo – che ascolta attento la preghiera dei piccoli – che ama tutti con cuore di padre, e tutti perdona con gioia infinita.

A Dio che era, che è e che viene come Signore di tutti e di ognuno – nella giustizia, nella verità e nell’amore – siano il canto e la lode di tutti i credenti.

ALLELUIA

Vangelo: Matteo 13, 1 – 10 – 13 – 23.

Anche questo è un brano duro che non si esaurisce nel racconto del seme gettato ma tocca soprattutto il rischio che il seme venga rifiutato; e non è storia di ieri o storia di altri, è storia nostra, storia che ci provoca e ci interpella. Faremo più avanti alcune  esemplificazioni per capire come sia facile, anche per ciascuno di noi, riconoscerci nel popolo volutamente e per quieto vivere  essere sordo, cieco e muto; restare indifferente davanti al gemito di una storia e di una umanità che invece smuove Dio fino a farsi uomo, testimone giusto e perseguitato.

La parabola del seminatore è tra le più conosciute, commentate, dipinte e rappresentate ma, rischia di essere tra le più banalizzate. Le parabole non sono storielle edificanti con cui Gesù parla ai semplici, sono Parola di Dio rivolta a tutti e ad ognuno. Questa del seminatore, a me personalmente, crea molto imbarazzo e non poche difficoltà, perché graffia la mia vita e mette a nudo le mie fragili scelte di cristiano molto per bene.

Ogni giorno viene seminata in me, in noi, in ciascuno di noi, la Parola di Dio. Un Dio attento a tutto ciò che abita la vita, a ciò che fa vivere, fa crescere, ciò che si manifesta in bellezza e umanità, ma anche in fatiche, in ferite, avarizia, disumanità, indifferenza e dolore.

Due anniversari si sono celebrati o ignorati in questa settimana:

1) venti anni fa la guerra del Cossovo con la orrenda strage di Sebrenica, lo sterminio di migliaia di uomini, donne, soprattutto vecchi e bambini musulmani da parte dei serbi cristiani.

2) Il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa nel 2013, per ricordare le migliaia di morti annegati. Non erano, come qualcuno disse allora e ripete ancora oggi, magari con il rosario in mano, dei turisti in cerca di avventura in Europa, ma, come disse allora e ha ripetuto l’altro giorno Papa Francesco: dei disperati che sfuggivano dalla miseria, dalla guerra e dalle torture nell’inferno dei lagher libici.

Disperati provenienti da quel “Terzo mondo” a cui il nostro Paese negli ultimi trent’anni ha venduto armi per oltre cento miliardi di euro. Di quell’immane tragedia, non siamo poi così innocenti ed estranei. Come il perdurare del lavoro schiavo, dei diritti negati, della dignità calpestata per molti, per troppi.

La pandemia ci ha fatto scoprire tutti un po’ più fragili e precari. Ha evidenziato ampie zone di solitudine e di povertà anche nel nostro Paese, ci ha fatto scoprire il volto e il cuore di un popolo nobile e generoso, capace di grande impegno e di servizio. Ci ha fatto scoprire la possibilità e la necessità che un mondo migliore, più giusto, più onesto e più felice è possibile.

Ma bisogna estirpare le sacche di disonestà, corruzione e mafiosità. Bisogna ridare valore alle persone e pensare una economia onesta, sostenibile e possibile. Riscoprire  la sobrietà come virtù che rende possibile vivere meglio per tutti, rinunciare allo spreco consumistico e tornare a coltivare le virtù civili che hanno fatto la nobiltà e la grandezza, oltre a un discreto benessere i nostri padri e le nostre madri.

Il  bisogno di una Chiesa più attenta, meno bigotta e meno pomposa, più sobria e magari anche più povera non solo in denaro ma anche in prestigio e potere. E ci vuole una politica che la smetta di seminare favole e paure, una politica che impari ad amare questo Paese e la sua gente a cominciare dagli ultimi.

Sono questi alcuni dei semi di vita che Dio non smette mai di seminare generosamente nel cuore e nella vita di ciascuno di noi. Raccogliere questi semi e farli germogliare e crescere in noi ci chiederà, forse di essere doverosamente ribelli al sistema, ma saremo ribelli per onestà e per amore, come sempre lo sono stai i santi, i giusti, i martiri cristiani e non solo,

 Un antico canto liturgico prega così: ”Cristo non ha mani per curare il mondo d’oggi; ha bisogno delle nostre mani. Cristo non ha voce per annunciare salvezza agli uomini d’oggi, ha bisogno della nostra voce. E allora vai fratello e sorella, vai e fai la tua parte. Non avere mai paura. Lui ti accompagnerà sempre“.

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