Seguimi!

C’è una persona che corre incontro a Gesù, uomo o donna, non importa, e questo correre verso di Lui non risponde semplicemente ad un momento di euforia, di entusiasmo, è piuttosto il frutto di un lungo cammino, il nostro cammino, fatto di tanti generosi impegni, di molteplici fedeltà, di rigorose osservanze dei comandamenti di Mosè o dei precetti della Chiesa, frutto di una religiosità autentica; eppure questo incontro con il Signore Gesù, rischia di essere per tutti noi, motivo di sconcerto o addirittura di scandalo.

Non lasciamoci sfuggire un particolare importante; Gesù sta camminando verso Gerusalemme, verso la passione e il Calvario. Questa persona che gli corre incontro volta le spalle a Gerusalemme e al Calvario e, Gesù, lo invita a tornare indietro, a seguire Lui, a non fuggire da Gerusalemme e neppure dal Calvario e, questa persona generosa e buona, che ha speso la vita cercando sinceramente di essere un buon credente, un bravo e onesto cittadino, non se la sente di tornare indietro, e ha mille ragioni per farlo; ha già dato! E anche molto. 

È troppo facile e perfino banale, ridurre i suoi beni, quei beni da cui non vuole staccarsi, a delle cose, a delle case, a denaro o altro, Gesù gli sta chiedendo di seguire Lui fino in fondo, fino ad entrare nella vita eterna, cioè fino a risorgere ma non prima di aver attraversato la passione e il dono totale di sé. 

È una persona che ha dato molto, e con generosità, e però vuole ereditare molto, il massimo possibile, niente di meno che la vita eterna. Ma la vita eterna la possiamo solo avere in dono, la vita, nessuna vita è in vendita, neppure la nostra, la possiamo solo donare o ricevere come dono, e non è mai una scelta facile e indolore. Neppure il nostro incontro con Cristo non è mai indolore, se è sincero e radicale.

L’Evangelista Marco puntualizza che, il Signore Gesù :” fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: . . .   dona quello che hai . . .  e poi seguimi! “. Cioè: torna indietro, torna con me a Gerusalemme, torna nella città santa e peccatrice, la città che innalza un tempio a Dio che abita nei cieli, ma che uccide, crocifiggendolo, il Figlio di Dio quando si fa umanità e viene a vivere in mezzo a noi. Torna  con me fra la gente e fai come me, dice il Signore Gesù… c’è bisogno di liberazione in questo mondo e se i giusti scappano o si mettono al sicuro, nessuno potrà veramente liberare dal male che ci opprime  . . . “. Questo hanno capito e fatto i Santi di ogni tempo, anche ai nostri giorni.

Quello che Gesù sta cercando di far capire a questa persona ( a ciascuno di noi, oggi ) a quanti di noi sono sinceramente impegnati in un cammino di crescita umana e spirituale, è che la vita eterna non si raggiunge accumulando, ma cominciando a perdere, a togliere, a donare. Tutta la santità possibile, tutti i comandamenti osservati, tutte le ore di preghiera o di servizio in parrocchia o nella comunità civile, il tempo speso e generosamente donato in opere di assistenza o di promozione umana e spirituale, le giornate di lotta e di impegno per la giustizia, per il diritto e la dignità rivendicata e riconosciuta, come tutti i sacramenti ricevuti, ora non servono più.

Sono serviti per raggiungere questa maturità necessaria per incontrare il Signore, sono serviti per fare di noi dei discepoli veri, ora il Signore dice ad ognuno di noi:” adesso seguimi “  adesso sei pronto  per diventare  veramente mio discepolo, non cercare l’amore, diventa amore, non procurare pane diventa pane, non proporre dignità e giustizia, diventa dignità, diventa giustizia, prendi con me e come me la tua porzione di croce con tutto ciò che significa in questo autunno 2021 e seguimi, on serve  cercare di capire Dio, lascia che la sua Parola e il suo Spirito trovino carne nella tua carne; e tu diventa pienamente cristiano.                                                                                                                         

Incontrare il Signore, significa sempre ritornare verso il luogo dove ci è chiesto non tanto di impegnarci per fare un po’ di giustizia, per dare un po’ di pane, perché ci sia un po’ di dignità e di rispetto e di maggiore equità, ecc. tutte cose buone, giuste e necessarie ma che non bastano. Il mondo, anche il nostro mondo cammina perché c’è qualcuno che, religiosamente o laicamente, si fa discepolo del Signore e si impegna per diventare pane, verità, libertà, giustizia, dignità.

Sono i santi? Certamente!  E li possiamo incontrare anche nelle nostre case, nella nostra Città, vicino a noi, nostri intimi; se abbiamo occhi puliti e giusti, riusciamo a vederli i nostri Santi migliori, i discepoli di cui abbiamo bisogno. Perdonate la nostalgia di chi sta sicuramente invecchiando come me; ripenso a tanti miei compagni di lavoro, agli uomini e alle donne che hanno nutrito la mia adolescenza, che hanno formato la mia sempre fragile umanità, che hanno alimentato la mia scelta religiosa. Uomini e donne molto spesso ottimi credenti, ma anche ottimi laici. Uomini e donne che hanno creduto nella forza della Vita, una vita che quando matura veramente la si può soltanto donare. Tenerla solo per sé significa farla morire.

La vita eterna non è semplicemente un premio in cielo o un comodo nascondiglio sulla terra. È il seme gettato nel solco della storia che muore, germoglia e porta abbondante frutto, diventa pane e diventa vino, diventa l’Eucarestia  che continua a trasmettere vita al mondo.

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