Commento al Vangelo della seconda domenica di Avvento: Mc. 1,1-8

Con Dio c’è sempre un dopo, una nuova possibilità.
Dio concede sempre e a tutti la possibilità di ricominciare.

Inizio del Vangelo di Gesù Cristo; inizio della buona notizia, perché questo è il Vangelo, una buona notizia. Nella vita possiamo sbagliare tutti. Possiamo sbagliare tutto. “io non ti perdonerò mai” è una espressione che non appartiene al linguaggio di Dio; è semplicemente roba nostra. Con Dio c’è sempre un dopo, una nuova possibilità. Dio concede sempre e a tutti la possibilità di ricominciare.

Il problema vero, per noi è capire da dove ricominciare a vivere, a ripensare la vita, a risognare e ridisegnare un futuro che non sia fotocopia del passato ma rinascere per una vita nuova. Scoprire che la vita del cristiano ha senso solo se è un crescere a più consapevolezza, a più libertà, a più capacità di attenzione e cura di ciò che Dio, la vita, la storia ci hanno affidato.

Il cristiano cresce a più umanità se ha il coraggio di ritornare ad innamorarsi della vita, sua e altrui, della storia come tempo in cui far germogliare i propri talenti e quelli degli altri, e se costruisce rapporti di buon vicinato e di attenzione verso tutti, perché la Parola del Signore non sia gridata nel deserto dell’indifferenza e del rifiuto ma a intelligenze e cuori capaci di ascolto.

abbraccio

Facciamo nostro il sogno del profeta Isaia e, facciamo nostro il sogno di Giovanni il Battista. Entrambi parlano della necessità di un nuovo mondo possibile, entrambi annunciano un cambiamento enorme, e sono ascoltati soprattutto da una moltitudine di impoveriti, di affamati e assetati di pane, di acqua e di verità. A cui non basta tirare a campare: chiedono la gioia di vivere.

C’è una umanità che vive perennemente oppressa e calpestata e chiede più vita, chiede più rispetto, chiede più dignità, chiede di semplicemente vivere in maniera più umana. A questo grido che, dalla terra, sale verso il cielo, Dio offre a tutti e per tutti un Sogno, lo proclama il Profeta 700 anni prima della venuta di Gesù, lo annuncia Giovanni Battista indicando Gesù come la risposta del Padre a tutte le attese di giustizia che dalla terra salgono verso il cielo.

Possiamo definire Gesù come il concretizzarsi del sogno di Dio. Gesù venuto a rendere possibile il mondo, la storia, la convivenza umana secondo il cuore e il sogno di Dio. Gesù con la sua vita viene a narrarci il sogno di Dio e a risvegliare lo stesso desiderio che dorme dentro ognuno di noi.

Il Vangelo ci affascina perché dà volto e concretezza ai nostri desideri più profondi, quelli che teniamo in fondo al cuore. Possiamo dire, parafrasando Giovanni l’evangelista che:”il Sogno di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”.( Gv 1, 14)

Anche oggi chi incontra veramente Gesù, scopre di fare gli stessi sogni di Dio, in fondo cosa canta il Magnificat se non il sogno rivoluzionario di un mondo abitato dalla giustizia? E la preghiera del Padre nostro non è forse la preghiera semplice e il desiderio di un pane buono e dignitoso per tutti, di un perdono possibile a sanare il conflitti, di una liberazione dal male e che la terra abbia il respiro vitale del cielo?

E le Parole programmatiche della missione di Gesù nella sinagoga di Nazareth non sono forse il manifesto di una società alternativa e migliore? E le Beatitudini non cantano forse il sogno di una umanità nuova fatta di giusti, onesti, miti, creativi, coraggiosi pacificatori del mondo?

Oggi, in questa seconda domenica di Avvento, celebriamo il compleanno di LIBERA, e celebriamo i suoi testimoni. Sono qui. I loro volti ci guardano da questo altare dei giusti e, sono bellissimi i volti di questo popolo di sognatori, credenti o laici. Gesù li abbraccia tutti come amici suoi, perché con Lui e come Lui il più grande sognatore della storia, hanno fatto tremare i potenti e i prepotenti di ogni tempo.

Si amici, il Vangelo è una raccolta di sogni, immensi e veri, talmente sovversivi e rivoluzionari da essere divini e di cambiare radicalmente la storia. Da allora c’è un prima e un dopo. Prima di Cristo e dopo Cristo, prima di Falcone, dalla Chiesa, Impastato, un Borsellino, un Tramuta e un dopo, c’è un prima di loro e un dopo di loro; niente è rimasto come prima.

Noi a questo ci vogliamo credere. Anche noi vogliamo essere uomini e donne con un sogno grande e vero nel cuore. A noi non basta allungare gli anni della nostra vita, noi vogliamo nutrire di vita vera i nostri anni, nutrirli di bellezza, di dignitosa umanità, e di vicinanze amorevoli.

Vogliamo un tempo in cui, poter camminare a testa alta, in cui poterci incontrare, parlare, amare, ma tutto alla luce del sole. Vogliamo abbracciare un Vangelo che ci grida ogni giorno:

in piedi, voi poveri, alzatevi! Non rassegnatevi, non fatevi rubare né i sogni e neppure la speranza dal cuore. In marcia voi affamati e assetati di verità e di giustizia, sappiate che Dio cammina con voi. Coraggio voi che lottate senza violenza e con il cuore pulito, è a gente come voi che il Padre affida il Regno, e vi affida la terra perché ne siate i custodi”.

Alzarsi per avviare processi, per iniziare percorsi di nuova umanità, dove il cielo e la terra si incontrano, dove l’essere uomini e donne ci porta ad abbracciarci perché ci riconosciamo finalmente figli dell’unico Padre, chiamati a riconoscerci fratelli e sorelle, abitati da un Sogno che è dono dello Spirito santo. Utopia impossibile? Sogno farneticante? Impariamo ad aver paura dei cinici e dei prammatici non dei poeti e dei sognatori. Perché, questi volti di poeti e di sognatori miti e non violenti, sono qui a testimoniare che hanno vinto i sognatori, i poeti e i miti, non i loro assassini!

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