Quinta di Quaresima

Salve amici. Nel Vangelo di questa domenica, Marta e Maria mandano a dire a Gesù:” il tuo amico, quello che tu ami, è malato “.  Mi piace pensare che queste parole fatte preghiera siano  pronunciate infinite volte, in questi giorni, da mamme, babbi, figli, sposi, nipoti, con grande fede e trepidazione. Più avanti Gesù dirà a Marta e Maria e a ciascuno di noi:” sono Io la risurrezione e la vita”. 

Nella vita degli amici di Gesù irrompe la malattia, la morte, il lutto e tutto sa di profonda ingiustizia e, a noi fa bene ascoltare il dialogo e il rimprovero tra Marta e Gesù, Marta  attinge all’insegnamento della religione e parla al futuro, Gesù attinge dal cuore del Padre e parla al presente. Oggi noi risorgiamo per una vita nuova,

“ Tuo fratello risorgerà … Marta ci crede, tutti i miei amici e parenti ci credono, lo abbiamo sperimentato tante volte, ma queste parole non consolano, non consola un rimando all’al di là quando il vuoto lacera la vita di oggi. Quel giorno è lontano, il gelo di una vita spezzata mi colpisce oggi. No Signore! Non mi basta. 

Ed è allora che Gesù si manifesta nella sua grandiosa missione: “ Ascolta Marta, ascoltatemi tutti amici: sono Io la risurrezione e la vita e lo sono ora”.  La risurrezione e la vita. Precise le parole. Precisa la sequenza nel pronunciarle. Bisogna risorgere se si vuole vivere, prima si risorge e poi si vive, altrimenti la morte è l’orizzonte di ogni storia e di ogni vita.

La risurrezione è un’esperienza che ci interpella ora, nel presente e ci orienta verso il futuro. Vivere  da risorti è il grande annuncio di Gesù; come a dire: io ci sono, e sono la vita”. Sono la luce dentro il buio delle vostre notti, sono la forza che abbraccia e solleva da tutte le vostre cadute, sono la vita che abita, nutre, alimenta ogni gesto vitale in voi. 

Questo tempo ci chiama a prendere coscienza della nostra grandezza e dignità come ci insegna  l’apostolo Paolo scrivendo ai Galati:” Non io vivo, ma Cristo vive in me (2,20), forza che mi trasforma e che fa la mia vita più salda, più amorevole e generosa, sorridente e libera, eterna. O scrivendo agli Efesini :” da morti che eravamo ci ha fatti rivivere, ci ha fatti risorgere”. ( 2,5)

“ Gesù si commosse profondamente, dice il Vangelo, e scoppiò in pianto gridando il suo doloreveramente quando Dio ama compie gesti di sublime umanità come amare fino a soffrire, piangere, gridare, esprimere tutto il suo amore per l’amico. Qui si impara il cuore di Dio e ci rivela che il vero nemico della morte non è la vita, vero nemico della morte è l’amore! Ecco perché è importante scoprire il dono della risurrezione; dobbiamo desiderare ardentemente la risurrezione se vogliamo vivere veramente e pienamente da subito.

Ma anche l’umanità, quando ama veramente è capace di gesti divini,  gesti e scelte che dicono quanto Dio sia presente nell’opera delle nostre menti, delle nostre mani e del nostro cuore. È quello che vediamo in questi tempi da parte di quella moltitudine di umanità, amici, familiari, volontari, che affronta la dura legge della sofferenza, della fragilità e delle tante, troppe paure che affliggono il prossimo; è la scelta del  PRENDERSI CURA, che non è solo elargire terapie o distribuire doni, che pure ci vogliono, ma farsi carico del prossimo in un abbraccio di umanità che da senso, bellezza, dignità e valore alla vita. 

Ci eravamo abituati, da molti anni, con discreta e triste indifferenza, alle varie epidemie, alle troppe miserie e alle assurde guerre che colpivano il Terzo Mondo con moltitudine di vittime quasi sempre innocenti. Ma erano  stori e vicende lontane, toccava a loro, non toccava noi. Oggi ci tocca tutti e stiamo imparando ad avere paura, 

Il grido di Gesù: “ Lazzaro vieni fuori dal sepolcro in cui ti sei messo” valgono anche, valgono soprattutto per me, per noi. Valgono per tutti noi amici. Il problema non è sopravvivere, il problema non è tirare a campare qualche anno in più, ma risorgere per una vita migliore, vivere da risorti per seminare nel mondo ragioni di speranza, coltivare rapporti di vera fraternità, divenire capaci di umanità vera.

 Il tempo che resta nel cammino verso la Pasqua ci faccia sperimentare la nostalgia di risorgere, la nostalgia di Dio.  Torniamo  ad incontrare il Signore non come un dovere da compiere ma come una fame del cuore che vogliamo saziare, come un sete dell’anima che vogliamo estinguere, torniamo finalmente a Dio che sentiamo e sperimentiamo come Colui che ama e custodisce la nostra vita e il nostro vivere.

Allora amare e aver cura del prossimo non sarà più un dovere ma nostalgia di essere come Dio ci sogna.