Commento al Vangelo della quarta domenica di Avvento: Lc 1,39-45

Dio si avvicina a noi come annuncio di bene, Dio viene a noi come vita che si fa dono. Due donne, la vergine e la sterile, entrambe incintein modo impossibile, annunciano che viene nel mondo, che entra nella storia, ciò che l’umanità da sola non può darsi.

Il Vangelo di Luca si apre con due donne che si abbracciano e benedicono. “ benedetta tu che hai creduto. Benedetta tu che vieni a me, benedetto il frutto del tuo grembo. Benedette siano in te tutte le donne. Benedetto ciò che portiamo nel grembo. Che ogni figlio che nasce sia benedizione.”

Cari amici: che il Natale ci insegni a benedire perché solo chi ha imparato a benedire sa essere veramente felice. Il resto, chi non sa benedire, rimane insoddisfatto, spesso impaurito, arrabbiato. Oggi, il nostro esame di coscienza ci interpella sulla nostra capacità di benedire:

Io so benedire?, cioè perdonare e riaccogliere? Cioè rendere giustizia, restituire dignità e rispetto al mio prossimo più fragile; sì perché ai grandi, ai potenti e a prepotenti si perdona tutto, ma ai piccoli, agli invisibili, agli esclusi si perdona poco e male. Ma sono proprio questi che chiedono di essere abbracciati: ne siamo capaci? SILENZIO. PERDONO. ABBRACCIO. LODE.

Molte volte, nel corso degli anni e nell’incontro con le fatiche e il dolore di tanti, anche in questi giorni, mi sono chiesto: ma Dio, da che parte sta?  Penso al grido, neppure alla preghiera ma proprio al grido degli ebrei schiavi in Egitto, e a tutti gli schiavi e agli umiliati  e oppressi che anche oggi gridano verso il cielo e Dio che risponde come allora: “  Mosè, io sono il Dio di tuo padre; ho visto le disgrazie del mio popolo in schiavitù, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei suoi oppressori e ho preso a cuore la sua sofferenza, sono sceso per liberare …”  siamo chiamati a credere in un Dio che vede, ascolta, si prende a cuore e diventa liberazione.

E a Mosè che gli chiedeva il nome, Dio risponde:” Io sono colui che sono”. Io sono colui che cammina al tuo fianco. Siamo chiamati a sperimentare il Signore come colui che ci sta accanto. A Natale, il verbo Eterno di Dio si fa carne, si fa storia, si fa umanità che cammina con noi perché altro è indicarci la strada, altra cosa è camminarci accanto, mano nella mano. Ecco, amici, cosa significa vivere il Natale, sentirci Dio che ci cammina accanto!

Oggi, Maria ed Elisabetta,  ci insegnano l’abbraccio benedicente; chi scopre Dio impara a benedire, chi sente Dio che ci cammina accanto impara a benedire e cammina sulla strada che rende veramente felici. Benedire è un dono che tutti possiamo fare; a noi stessi, imparando a benedire la propria vita, il proprio risveglio ad ogni alba, la propria capacità di cura verso quanti Dio ci ha messo accanto; e verso gli altri a cominciare dai più piccoli e più prossimi.

Oggi, Maria canta il suo Vangelo. Canta e ci dona la Buona notizia di un Dio vicino, un Dio che vede, ascolta e ci prende per mano. E’ la rivelazione di un Dio e Signore innamorato di questa umanità, un Dio e Signore che pone le sue mani nel folto della vita, nelle ferite della storia e che rende la nostra vita, un luogo di prodigi.

Dio si curva anche su di me e su ognuno di noi, proprio perché siamo piccoli, poveri e mancanti. Siamo uomini e donne, siamo credenti a modo nostro con poca luce, con forza incerta e con una fede dubbiosa e, ripete anche a noi, come a Mosè nel deserto:” sono il Dio di tuo padre e di tua madre, conosco la tua vita, vengo a te con desiderio di liberazione, porto in dono la tua  salvezza; accoglimi nella tua vita, fammi un po’ di posto nel tuo cuore”.

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