Primo maggio

Cari amici, celebriamo questo primo maggio, questa festa del lavoro ascoltando e accogliendo in noi lo struggente dialogo tra Gesù il Risorto e Pietro il pescatore smarrito. È importante imparare ad ascoltare, come è prezioso che Qualcuno ci ascolti. Noi diventiamo ciò che ascoltiamo, diventiamo ciò di cui ci nutriamo, se uno ascolta ogni giorno la Parola di Dio impara a pensare e a vedere la realtà come Dio la vede, se pensa e ascolta dai luoghi dell’abbondanza e della serenità può avere una visione serena della vita, se  ascolta dai quartieri della fame e della precarietà può maturare in sé una visione ferita della vita, un bisogno di riscatto oppure di rassegnazione.

È importante per noi oggi chiederci  di cosa  nutriamo la nostra mente, il nostro animo, il nostro cuore per capire chi siamo o chi possiamo diventare. Saper ascoltare, decidere chi vogliamo ascoltare per orientare positivamente le nostre scelte come uomini, come donne, cittadini di questo Paese che si chiama Italia, che si definisce una repubblica  democratica nata dalla resistenza alla dittatura.  Tutto questo è importante.

Come è di grande importanza se, oltre che sentirci cittadini liberi e responsabili nutriti e istruiti dai dettami della Carta Costituzionale, a cui siamo e vogliamo restare fedeli, ci sentiamo dignitosamente fieri di essere credenti in Cristo Gesù e ci nutriamo della sua Parola, del suo Vangelo.

E allora, oggi più che mai, siamo chiamati ad ascoltare ma anche a decidere chi ascoltare.   Francesco Battiato cantava in “ Povera patria e diceva: Povera Patria, schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cos’è il pudore, si credono potenti per ciò che fanno, e gli va bene. Tra i governanti, tanti perfetti inutili buffoni . . . ecc. ecc.”

Ma noi sappiamo che c’è una Patria vera e migliore, fatta da tantissima gente onesta, che vive e lavora, che ha  cura di sé e dei propri cari, che incarna scelte di solidarietà e chiede più giustizia e dignità, che ha imparato a coniugare i diritti che non si stanca di rivendicare e riconosce i propri doveri che ha imparato a praticare, che concepisce il lavoro non semplicemente come un obbligato dovere ma come spazio espressivo della propria libertà e della propria dignità.

Oggi, questo spazio dove il lavoro dice libertà ed esprime dignità è fortemente compromesso e, per molti, rischia di cambiare il volto e l’anima della nostra società che, nell’articolo primo della Carta Costituzionale si definisce “ Repubblica democratica fondata sul lavoro e che nell’articolo tre si definisce impegnata a rimuovere tutti gli ostacoli che mortificano di fatto la libertà e la dignità di ogni persona”.

E allora, perdonatemi amici, ma questa Eucarestia che stiamo celebrando, Giovanni nel riportarci le parole di Gesù a Pietro, parla alla mente, al cuore  e alla dignitosa responsabilità umana, civile e cristiana di ciascuno di noi.

Pietro, mi vuoi almeno bene, ti senti mio amico? Tu lo sai Signore che ti sono amico, Tu sai tutto, Tu conosci il mio animo, Tu sai leggere nel mio cuore, e sai che ti voglio bene”. Allora prenditi cura di questa umanità, ascolta il grido di quanti soffrono, se davvero mi sei amico e mi vuoi bene non voltarti mai dall’altra parte, stai con gli ultimi, proteggi i deboli, ascolta gli esclusi”. Queste parole del Signore sono per noi, per tutti noi, per ciascuno di noi, come se il Signore ci chiamasse per nome e ci facesse la stessa domanda che ha fatto a Pietro

Cari amici, un paese che cerca di risalire positivamente la china della crisi e che in questi giorni grida forte il suo rifiuto di una guerra criminale e assurda, come lo sono tutte le guerre, non può fondare la propria ripresa economica sul quotidiano sacrificio di vite umane, la media di tre morti al giorno sul lavoro non può assolutamente essere accettata, come non si può accettare il ritorno della schiavitù o dell’asservimento in vasti settori produttivi dove il lavoro nero, il lavoro malpagato, senza diritti e senza protezioni rende merce di scarto centinaia di migliaia di lavoratori soprattutto nell’agricoltura, nell’edilizia e tra gli addetti ai servizi alla persona.

Umanità ridotta a merce di scarto con un aggravio di pesantezza e di ingiustizia soprattutto per il lavoro e la condizione femminile. “ la vera ricchezza sono le persone” sia il grido profetico che ci deve muovere, tutti e sul serio senza dare spazio alle mafie, ai corrotti e ai fabbricanti e trafficanti di armi, anche nel nostro Paese.  Con la pandemia e con la guerra aumentano, anche nel nostro Paese i miliardari oltre ai mafiosi e ai corrotti.

“Pietro, se mi sei amico e mi vuoi bene, ascolta il grido degli oppressi! “Sono centinaia di migliaia nel nostro Paese. Un mondo, quello del lavoro, soprattutto del lavoro precario, insicuro, semisommerso e non solo in cui la Chiesa torna ad essere come in terra straniera. Non solo perché tanta parte degli ultimi sono immigrati, o perché parlano altre lingue, portano altre culture e pregano Dio con un nome diverso.

Ma perché, come Chiesa, abbiamo smesso di incontrarli con amore e con amicizia, perché ascoltiamo troppo poco il loro gemito di dolore e di sofferenza, e perché non siamo più capaci come cristiani, di donare loro una Parola che  dica LIBERAZIONE. Facciamo molta carità ma poca, poca giustizia.

Un pericolo di estraneazione che riguarda anche il sindacato e il mondo politico, di cui dovrebbero seriamente preoccuparsi.  Portiamoci dentro il monito del Risorto:“ Pietro, se mi sei amico, se davvero mi vuoi bene ascoltali e prenditi cura di loro”.

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