Primavera verrà

Anzitutto un grazie di cuore ai Responsabili dell’Istituto Buzzi per la cortese ospitalità, grazie alla professoressa Maria Cristina Caputi per l’impegno organizzativo, grazie al Vescovo Franco per metterci la faccia in un progetto che sa più di sogno che di realtà, grazie a voi tutti per la vostra disponibilità. Grazie.

Quello che stiamo per presentare è un sogno; noi custodiamo sogni nel cuore, una luce, forse una stella, che ci fa camminare, ci indica la strada da seguire, un po’ come i maghi d’oriente che seguono una luce trovano il Messia. E ci sentiamo molto fortunati perchè abbiamo sogni nel cuore.

L’idea di dare vita ad una parrocchia scolastica è un po’presuntuosa ma non ambigua. Sono molte migliaia gli studenti a Prato; l’idea di un prete al loro servizio è importante. Non si tratta di sostituire le tradizionali parrocchie, ciò che nasce non è fotocopia di quello che già c’è; e neppure di sminuire il valore e il ruolo degli insegnanti di religione. È tutta un’altra storia che magari, ancora non sappiamo ben definire, ma ci proviamo con qualche idea e tanta buona volontà. Siamo qui anche per elaborare insieme una traccia di lavoro comune.

Sì, si tratta effettivamente di un sogno coltivato per molti anni, non per l’ambizione di fare qualcosa di nuovo e di diverso ma di dare vita a ciò che è doveroso e necessario. La chiesa diocesana, questa sera vi sta chiedendo di prendervi cura di lei, il Concilio Ecumenico, Vaticano secondo l’ha definita: “Madre e Maestra”; ebbene, la madre e la maestra chiedono il vostro aiuto per poter parlare ai suoi figli perché sembra averne smarrito il linguaggio.

Perché ci stiamo perdendo i nostri ragazzi, ed è una storia che parte da lontano.

* Negli anni sessanta / settanta abbiamo perso il mondo del lavoro. Nonostante esempi di generosa presenza, la chiesa ha sostanzialmente chiuso gli occhi, a volte, anche il cuore e la mente davanti ai grandi mutamenti in atto nella società; le contrapposte ideologie ci hanno resi ciechi. Nell’era industriale abbiamo continuato una inadeguata pastorale contadina, bella quando c’erano i contadini ma inadatta per gli anni del grande esodo dalle campagne verso le città, nel passaggio dal lavoro agricolo a quello industriale nelle grandi fabbriche.

* Negli anni novanta abbiamo perso il rapporto con tutto quel mondo inquieto e bello che si ribellava all’avanzare delle realtà mafiose e della grande corruzione, della politica affaristica e un po’ criminale, del predominio bancario, l’idolatria del mercato e del fondo monetario mondiale. Non abbiamo saputo, a volte neppure voluto, entrare nel conflitto e nel cuore dei grandi cambiamenti.

* Oggi, stiamo clamorosamente perdendo i nostri ragazzi. Non soltanto la chiesa, evidentemente, anche la famiglia e la scuola stanno perdendo terreno; un po’ tutti ne abbiamo perso il linguaggio e la stima; ci siamo separati e ognuno fa la sua strada, a volte non c’è nessuna strada, ma solo reciproco disagio e sofferenza.

Il dramma vero non è semplicemente che la chiesa perda i ragazzi, anche se questo certifica, di fatto, un fallimento. Il dramma vero è che tutti stiamo perdendo una intera generazione di figli con cui non riusciamo più ad entrare in comunione. Potremmo dire che i nostri figli mangiano le nostre cose e vivono nelle nostre case ma che non si nutrono più di noi; soffrono di notevoli carenze psicologiche, affettive, valoriali.

I disagi esistenziali di cui la cronaca quotidiana ci parla non può lasciarci indifferenti. Eppure, appena si entra in comunione e si fanno proposte di concretezza, sanno fare miracoli di geniale generosità. Allora il problema vero è la capacità di ritrovare una sintonia con loro.

Questa sera, siamo qui a chiedervi, si amici, la chiesa vi sta chiedendo una mano per riuscire a capire dove, noi ci siamo persi e dove loro se ne sono andati. Siamo a chiedervi una mano di aiuto per passare dalla rispettosa indifferenza ad una efficace sinergia. Un patto di solidarietà e di mutua collaborazione per i nostri ragazzi.

Noi, noi preti intendo dire, troppo spesso sentiamo il mondo dei ragazzi come un problema, un grosso problema, un difficile problema; questo è vero solo in parte e soprattutto non si possono ridurre a problema; questi sono i nostri figli e, per noi preti è difficile, a volte ne siamo decisamente incapaci di guardare ai ragazzi con cuore di padri e di madri. Ma se non li sentiamo figli, se non siamo capaci di abbracciarli con uno sguardo paterno e materno, non meritiamo la loro attenzione e, ancora meno, il loro ascolto.

Che non ascoltino i preti può anche non essere un grave danno, ma che non incrocino il Vangelo, che non incontrino il Signore Gesù, questo è decisamente un male, una enorme deprivazione, un grave impoverimento, è come se li avessimo derubati della speranza e del futuro. Questo non può, questo non deve accadere senza che ci buttiamo il cuore e l’anima nel tentativo di fare tutto il possibile perché non accada.

Aggiungerei, per concludere che, visto che il mondo degli insegnanti è in prevalenza femminile, dobbiamo anche chiedere alle donne presenti di darci un po’ del loro spirito, del loro sguardo, del loro cuore. È una mia semplicissima opinione, forse anche semplicistica, non ho la pretesa di capire più degli altri; il vescovo mi perdoni l’ardire e, tuttavia ritengo che ci sia nel mondo ecclesiastico, uno spreco di bellezza, di energia, di intelligenza, uno spreco di cuore, per l’incapacità di coinvolgere pienamente nel cammino della chiesa tutto il potenziale femminile, non per fare obbedienza al clero ma per vivere e per esprimere la buona notizia del Vangelo con tutta la genialità femminile.

Un Vangelo scritto e annunciato con voce e cuore di donna!

Uno spreco di cuore e di intelligenza che dovrebbe essere risanato in fretta. Imparare come vescovi e come preti a dire alle donne : aiutateci, magari insegnateci a camminare insieme a voi, noi siamo divenuti dei solitari. Fecondate con la vostra femminilità il nostro modo di vedere e di intendere la realtà e lo stesso messaggio evangelico. C’è bisogno di uno sguardo vero, completo e pluralista della realtà; e c’è bisogno di un cuore plurale anche per accogliere, capire, vivere la novità evangelica.

Il nostro, è uno sguardo, decisamente parziale.

Credo che ognuno di voi abbia molto da dire, soprattutto credo che ognuno di noi abbia molto amore e molta sapienza e saggezza da dire a da donare. Nessuno di noi è qui per se stesso, tutti siamo qui per una causa che ci interpella e ci coinvolge. Sicuramente qualche progetto intesta ce lo abbiamo, ma prima vogliamo raccogliere il vostro, di voi che, nella scuola, date il meglio della vostra mente, del vostro cuore e della vostra anima; cioè: state dando il frutto maturo della vostra umanità.