Prima di Quaresima

Con il mercoledì delle ceneri inizia la quaresima.  Un invito al cambiamento di vita, orientando la nostra esistenza verso il bene dell’altro e ad annunciare la buona notizia di Gesù. La tradizione, soprattutto attingendo dall’Antico Testamento, ci invita alla penitenza, al digiuno e alla preghiera. Gesù però parla pochissimo, quasi per niente,  di digiuno. La quaresima cristiana non è  necessariamente il tempo della penitenza ma della primavera, della fioritura possibile nella vita di ognuno di noi.

Certamente la preghiera è preziosa e necessaria, se intesa e vissuta come un rapporto di intimità con il Signore, è la strada maestra che vogliamo e dobbiamo imparare tutti a percorrere. Dio si può conoscere soprattutto se impariamo ad accoglierlo in noi come benevolenza, vicinanza, compassione, misericordia, sostegno, forza e guarigione, come Colui che restituisce ed opera dignità e liberazione a tutti; ma tutto questo lo percepiamo solo attraverso un rapporto di familiarità e di intimità con il Signore, di cui la preghiera, l’ascolto, il silenzio ne sono l’espressione più necessaria.

Certamente il digiuno è prezioso. Ma che significa? Noi ce lo possiamo permettere, possiamo digiunare come scelta mentre a una moltitudine immensa di uomini e donne il digiuno viene inflitto come una maledizione. E questo ci pone davanti a grandi scelte di umanità e di civiltà responsabile. Qualcuno ha scritto che “ la bellezza salverà il mondo! “  ma come può esserci bellezza in un mondo che nega la giustizia, produce guerre, ruba il futuro e calpesta la dignità di una moltitudine immensa di umanità.

E parlava attraverso il profeta Isaia, così come parla oggi a ciascuno di noi attraverso  papa Francesco e dice:” questo è il digiuno che voglio:” spezzare le catene dell’iniquità, liberare dall’oppressione, condividere il pane e le risorse del pianeta con equità e giustizia, liberare da ogni forma di oppressione. Fare posto ai disperati,  condividere le risorse e le ragioni della nostra speranza, distruggere i muri, tagliare i fili spinati, costruire sentieri  di vera umanità . . . “. Allora, dice il Signore Dio, tu pregherai e io ascolterò la tua preghiera, tu  mi invocherai ed io ti esaudirò . . . “. Is. 58.

Certamente  noi vogliamo e possiamo essere più caritatevoli, più generosi verso i poveri di questo mondo. Ma non dimentichiamo amici, non dimentichiamo che ai poveri, prima della nostra elemosina dobbiamo restituire libertà, dignità e giustizia. Dobbiamo lottare, se necessario, perché ci sia più giustizia e più equità in tutto il mondo; cominciando da casa nostra. Sarebbe grandioso se ogni battezzato si impegnasse seriamente, politicamente e  culturalmente,  per una società più giusta e meno violenta, dove la sobrietà ci possa rendere tutti migliori e più umani.

Le opere di carità diventino allora per tutti noi, percorsi  e scelte di giustizia verso gli ultimi, i più poveri e i più fragili, anche a casa nostra, ritrovando il tempo per stare accanto a chi è più fragile e più solo, e farlo con più cura e con molta tenerezza. Restituendo dignità e valore ad ogni persona, con la consapevolezza che  per il povero, il pane non è tutto, che veramente l’umanità di tutti e di ognuno, non vive di solo pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio e, in certi momenti, il povero che ci vive accanto si nutre anche delle nostre parole  quando sono sincere e dicono umanità.

Don Tonino Bello scriveva:” la quaresima inizia il mercoledì con la cenere sul nostro capo e si conclude il giovedì con l’acqua sui piedi del nostro prossimo.

Una strada, apparentemente corta, meno di due metri, ma in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.

 A percorrerla non bastano quaranta giorni, a volte ci vuole tutta una vita.