Prima di Avvento

Il  profeta Isaia, nella prima domenica di Avvento, ci consegna una preghiera che può nascere solo da un cuore che conosce la compassione.

Tu Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché allora Signore ci lasci vagare lontano da te dimenticando i tuoi insegnamenti, lasci indurire il nostro cuore e compiere iniquità? Ritorna Signore, ritorna per amore del tuo popolo … Tu sei adirato con noi a causa dei nostri peccati … ma ritorna Signore perché tu sei nostro padre e noi siamo come argilla nelle tue mani. Squarcia i cieli e scendi, torna Signore a rimodellarci il cuore … “.

E parla il profeta di un tempo nuovo, parla di un mondo nuovo e un modo migliore di vivere, ora, su questa terra, in questa storia che può e deve diventare storia di salvezza e che richiede l’impegno e la conversione di tutti e di ognuno.

Parla di una festa in cui tutti siederemo a mensa come fratelli, non sarà la diversità del colore della pelle, o del luogo di nascita, o della lingua che parliamo o del modo e dei nomi con cui preghiamo il Signore Dio a impedircelo. I credenti nel suo nome sanno che da ora in poi “Nessuno sarà considerato STRANIERO o DIVERSO, nessuno tra i chiamati da Dio sarà  ESCLUSO “.

NATALE È IMPARARE AD AVERE IN NOI LO SGUARDO DI DIO VERSO LA STORIA E L’UMANITÀ’

Se il Signore Dio asciuga le lacrime dagli occhi di chi piange, anche noi come Lui dobbiamo eliminare le ragioni del pianto dal volto del prossimo che sono la sofferenza, la solitudine, l’ingiustizia, la troppa povertà che rischia di diventare miseria, il male di vivere.

Se il Signore Dio libera il suo popolo, cioè tutta l’umanità, da ciò che la mortifica e la disonora, anche noi dobbiamo impegnarci e lottare per restituire ad ogni vivente rispetto e dignità, eliminando ogni forma di asservimento, di esclusione, di razzismo, di schiavitù e di menzogna, riconoscendo ad ogni essere umano la sua  inviolabile sacralità.

Sarà Natale perché viene a noi il Signore ricco di misericordia, un Dio che è Signore e che davanti alle nostre fatiche, alle nostre ferite, alle nostre paure e solitudini, prova compassione e si fa per noi, amico e compagno di viaggio, vicinanza, cura e  nutrimento. 

Nell’A.T. i profeti esortavano ad essere santi perché Dio è santo.  Gesù ci esorta ad essere misericordiosi come il Padre nostro che è nei cieli.  Non tutti riusciamo a diventare santi. Ma Tutti possiamo essere un po’, almeno un poco misericordiosi come lo è stato Lui con noi.

E ci invita, il Signore, ad essere vigilanti e ad avere molta attenzione verso le persone, a stabilire relazioni vere e profonde, appassionarci alla vita e alla storia del prossimo, a non vivere mai con indifferenza, imparare a condividere il pane e la speranza che alimentano e sostengono la nostra vita e il nostro vivere. Avvento come invito alla generosità e alla cura verso il prossimo, cammino  e impegno per costruire sentieri di pace e di incontro verso tutti.

Questo non è tutta la grandezza del Natale ma è la strada giusta da percorrere, perché il Natale  sia davvero, per noi e per tutti, incontro di Salvezza con il Signore Gesù. Avvento! Attesa del Signore! Tempo da vivere con dignitosa fierezza.