Per voi è possibile una vita da risorti

Se  rileggiamo la nostra storia, se andiamo alle nostre radici esistenziali, quante volte ci siamo trovati a dire: “ a casa mia non è così “. Ogni volta che l’umanità ci delude, ci ferisce, ci fa paura o disgusto, ci troviamo a ripeterci : “ io no. Non voglio, non sarò mai così “. Anche in questi giorni, davanti ad espressioni cariche di violenza, di disprezzo del prossimo, di scelte sgradevoli o disoneste, dentro la società e anche dentro le chiese, ci rifugiamo volentieri dentro il nostro vissuto dicendoci che no, noi non saremo così, noi non vogliamo essere così.

Gesù sta salendo a Gerusalemme e, per la terza volta, spiega ai suoi discepoli che a Gerusalemme non ci vanno per una scampagnata e neppure per ricevere applausi o  regali. A Gerusalemme il Figlio dell’uomo sarà tradito, rinnegato, catturato, torturato e crocifisso. Un annuncio terribile che dovrebbe sconvolgere la mente e il cuore di ogni discepolo, loro invece sembrano non capire. Gesù annuncia la risurrezione e, anche questo dovrebbe sconvolgerli, ma non capiscono, la loro idea trionfalistica di messia e di messianicità è tenace e non intendono cambiare.

Chiedono al Maestro la gloria e il potere. Nel  tuo regno, nella tua gloria, collocaci uno alla tua destra e uno alla tua sinistra. Ministri del tuo potere, affida a noi il ministero del tesoro, e quello della difesa e della sicurezza, fidati di noi, rendici potenti. Questo stanno chiedendo a Gesù i suoi intimi mentre Lui sta annunciando, per la terza volta, la persecuzione e la morte in croce che lo attendono.

In fondo, anche noi amici, anche noi abbiamo imparato un po’ tutti a convivere con queste orrende contraddizioni a cui l’umanità, la società civile, le religioni, ci hanno abituato. Abbiamo imparato a convivere con la malvagità e, a volte, con la ferocia e l’indifferenza del cuore umano. Miseria e guerra con il loro carico di dolore e di morte sembrano non riguardarci più di tanto, perché avvengono lontano da noi. Campi  di concentramento e lagher per contenere profughi e disperati in fuga, morti per fame o per mancanza di cure non ci turbano, semmai ci disturbano, ma restano problemi di altri, tocca ai grandi, a chi ci governa. Ma non è così amici, non è così!

È la passione di Gesù Cristo che continua nella vita e nella carne dei piccoli, dei fragili, degli ultimi, vorremmo che almeno i cristiani se ne accorgessero e si impegnassero con fraternità solidali, ma non è scontato. A volte esibiscono la croce al collo, il rosario in mano, consacrano la patria al cuore di Maria ma il loro disprezzo per  gli altri “, i diversi, gli ultimi, non viene meno.

Il Signore grida:“ Questo fanno coloro che si fanno chiamare grandi della terra, ma tra voi non sia cosi. Chi vuole essere davvero grande si metta a servizio degli ultimi e dei piccoli“.

Sono parole che riecheggiano ancora nella mente e nel cuore di molti uomini e donne del nostro tempo, là dove vengono accolte  danno vita a schiere di Giusti, di Santi e anche di Martiri, anche ai nostri giorni. Noi tutti siamo chiamati dal Vangelo a chiederci con grande sincerità che cosa significa oggi metterci a servizio degli ultimi, dei piccoli e dei fragili. Cosa significa essere la Chiesa  sognata, voluta, amata da Cristo, fecondata dal suo Sangue, nutrita dal suo Corpo, animata dallo Spirito del Risorto, come ci insegna Papa Francesco nell’Enciclica sulla fraternità universale.

Ci interroghiamo con fatica ogni volta che cerchiamo di pregare Dio chiamandolo : Padre nostro. Non diamo mai per scontato che quello che stiamo facendo, pensando o sognando, sia sempre e necessariamente la cosa migliore. Ma vogliamo almeno sinceramente provarci. E scoprire che sono tanti e tante  coloro che cercano di fare la  “ cosa giusta “ secondo l’insegnamento di Gesù.

Impariamo almeno ad ascoltare, stando in mezzo alla gente con solidarietà vera, vicini e solidali con quanti lottano per un mondo migliore come gli operai della nostra Città che rivendicano dignità e rispetto e cittadinanza per loro e per i loro figli nati nel nostro Paese. Mettiamoci al fianco dei tanti volontari, delle varie associazioni di servizio umanitario ai più poveri. Come i giovani che lottano per la difesa del pianeta e per città più rispettose della vita e della dignità umana di tutti e per tutti 

Diamo fiducia alle nuove generazioni. Sembra che l’unico problema dei nostri giovani sia la movida serale e lo sballo del venerdì sera. Ma non è vero! Il desiderio sano di potersi divertire non cancella per niente la loro volontà di impegno nella scuola, nella società e perfino nella chiesa. E lo fanno con molta responsabilità anche se i loro orizzonti non sono la fotocopia dei nostri, in molti di loro sanno scegliere la vita come servizio.

Non è tutto quello che ci vorrebbe. Ma è un miracolo di vita buona che ci fa guardare avanti con fiducia, segno che Gesù Cristo non è morto invano e che , soprattutto, non è morto per sempre. Dopo tre giorni, il Padre lo ha risuscitato.   Noi tutti vorremmo esserne i testimoni credenti, credibili e contenti,

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