Pasqua – uno sguardo che guarisce 

Bentrovati amici!  Noi pensavamo o speravamo che la Pasqua, che la risurrezione avrebbero rimarginato e cancellato tutte le piaghe sul corpo di Gesù; invece le ferite ci sono, sono rimaste lì a testimoniare la passione e l’amore del Signore per noi e per tutti in ogni tempo.

Pasqua non è la cancellazione della fatica di vivere ma ci offre la possibilità di vivere una vita che merita di essere vissuta. Gesù sa che il male del mondo, anche del nostro mondo, può essere guarito solo portandolo a risurrezione, a una vita nuova.

Tommaso, l’apostolo difficile, è in realtà il discepolo più vero, nelle sue mani avide di toccare, ci sono tutte le nostre mani e i nostri perché. Lui traccia un percorso i fede in cui tutti possiamo riconoscerci. Un cammino segnato da fatiche, oscurità e dubbi. Tommaso chiede un po’ di chiarezza, chiede una prova, almeno un segno, perché, se Cristo è davvero risorto, la vita non può più essere come prima. Tutto cambia.

SILENZIO. PERDONO.LODE.

Luca, nella stesura degli Atti degli Apostoli, descrive un sogno, indica una strada, invoca un segno di conversione per tutti coloro che accolgono il dono della Fede, quelli di allora come quelli di oggi; noi compresi. Consapevoli che siamo tutti ben lontani dall’essere  divenuti in Cristo, un cuore solo e un’anima sola.

Giovanni, nel raccontarci il Vangelo delle apparizioni di Gesù, ci rivela che anche noi, come Tommaso, possiamo stare nella comunità cristiana con tutti i nostri dubbi e la  fatica di credere, la fatica di capire, anche noi vittime della paura, anche noi sudditi del sistema, e anche se le nostre catene non si vedono, non per questo siamo più liberi e meno asserviti. Anche noi chiamati dallo Spirito santo a continua conversione.

Anche la comunità cristiana vive le convulsioni di questo tempo, di questa Italia, a volte incattivita, e di questa Europa che pare senza anima. Ma  non con l’arroganza di chi ha capito tutto, bensì con l’umiltà di chi faticosamente cerca di capirne le complessità, di ascoltare le fatiche e le sofferenze delle persone, di percepirne le attese e le speranze, di curarne le ferite e di farsi sinceramente compagna di viaggio. Perché il Risorto non si impone. Gesù Risorto si lascia incontrare, si propone con i volti e i segni  delle ferite della fatica redenta perché nessuno, soprattutto tra i deboli, si senta escluso.

L’amore che ha portato Gesù a vivere una fedeltà capace di abbracciare la croce, di salire  il Calvario, di donarci la Pasqua di Risurrezione, è lo stesso che rimane nell’incontro con ognuno di noi, con l’umanità di allora e di sempre. Gerusalemme  era prima della Pasqua e lo rimane anche dopo, un crocevia di fatica, di lotta e di speranze. Esattamente come il nostro tempo, la nostra Città, il nostro Paese.

Nessuno di noi ha necessariamente cambiato volto con la Pasqua 2021 ma, potremmo aver cambiato la mente e il cuore incontrando veramente il Signore risorto. Noi potremmo essere tra coloro che il Cristo Risorto lo hanno incontrato davvero, noi tra coloro che si sono lasciati toccare il cuore e potrebbe essere cambiato il nostro modo di guardare a noi stessi, al prossimo vicino e a quello che viene da lontano. Poiché  il Signore aspetta anche i nostri tempi di maturazione, potremmo cambiare il nostro sguardo sulle attese e le lotte per la dignità, la verità, e la giustizia che anima e inquieta la vita di tanti nostri compagni di viaggio, cambiare lo sguardo su di noi e su tutti, iniziando un nuovo cammino e un nuovo impegno.

Shalom! Dice il Risorto: che significa sicuramente pace, pace come un seme piantato nella terra del nostro vivere quotidiano. Pace come un seme che può e deve crescere per diventare, serenità, giustizia, benevolenza, abbondanza, capacità di relazioni buone e benedette, capacità di condividere i doni dello Spirito e i beni della terra perché a nessuno sia negato il pane, l’acqua, la salute, il diritto alla vita, al rispetto e alla dignità e alla spiritualità. Sulla bocca di Gesù lo Shalom non è semplicemente un augurio o una promessa ma una affermazione che dice un impegno; è l’affidamento e la consegna di una missione.

Il Vangelo non dice se Tommaso abbia toccato il corpo di Gesù risorto. Tommaso si arrende e pronuncia il suo solenne atto di fede non per aver toccato ma per aver incontrato un Cristo che gli si fa vicino, prossimo e amico. Non si arrende ai suoi sensi ma alla pace, allo Shalom. Quella pace del Risorto che scende nei cuori stanchi e affaticati ma non arresi di ogni discepolo di allora e di oggi, pace che scende nel cuore di chi accoglie lo  Shalom come compito e missione dello Spirito Santo al di la dei dubbi, delle ferite o delle sconfitte che la vita porta con sé.

Veramente la Pasqua è per coloro che non si arrendono né all’ingiustizia subita dagli altri e neppure alle ingiustizie che nascono nel proprio cuore e sanno dire come Tommaso:” Gesù, mio Signore e mio Dio”.

Per ognuno di noi, dalla sera di Pasqua, riecheggia perennemente fino ai nostri giorni, fino alla soglia dei nostri cuori il grido – supplica e preghiera dei discepoli di Emmaus:” Rimani con noi Signore perché si fa sera e le tenebre della notte sono vicine”.

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