Pasqua

Grazie amici, grazie a voi tutte e a voi tutti per celebrare insieme la Pasqua del Signore Gesù. Risorgere è fame che abita il cuore di tutti, risorgere non è prolungare questa vita, risorgere non è rifarci il trucco per sembrare diversi; risorgere è veramente vivere abitati da una nuova energia, da un Spirito nuovo che non è roba nostra ma è dono di Lui. Risorgere è finalmente sentirci capaci di una vita così piena di umanità e di bellezza che merita di non finire mai.

Vorrei, se mi riesce, lasciar parlare il cuore perché sono sempre più convinto che il cuore di ognuno custodisce verità ed è capace di scelte che la ragione non sempre comprende; amare fino al dono di sé, fare della propria vita un nutrimento perché l’altro viva, rinunciare a certe nostre legittime aspettative perché l’altro possa camminare felicemente per la sua strada, mettersi a servizio del bene e delle fragilità di altri, amare fino a perdonare, … sono scelte che, a volte, solo il Cuore capisce.

Vedete amici; la mattina di Pasqua, di quella lontana Pasqua di cui ci parla il Vangelo, sono successe cose incredibili, e di fatto molti ci hanno creduto con tanta fatica; altri non ci hanno creduto mai. Perché credere a quei fatti significa essere disponibili a ripensare la nostra vita e a darci orizzonti nuovi per il nostro cammino; la fatica dei Discepoli di allora e di sempre, non è una banalità ma esigenza di radicalità, significa veramente risorgere da una vita morta e sperimentare una vita vera e piena.

Maria di Magdala esce di casa quando è ancora buio, buio nel cielo e buio nel cuore. Non ha niente fra le mani, non porta aromi e profumi come le altre donne, ha soltanto il suo amore che si ribella all’assenza di Gesù. Scrive Gabriel Marcel: “Amare è dire a qualcuno: tu non morirai!”

Maria va al sepolcro e non ha paura. Scrive Meister Eckart: ”Non ha paura lei che è donna, mentre hanno paura gli uomini; non ha paura perché lei gli apparteneva e il suo cuore era presso di lui”.

Tutti noi piangiamo delle persone che vorremmo vicine, subiamo lutti a volte davvero terribili, subiamo e soffriamo assenze ma il nostro cuore non si rassegna e continua a sentirsi abitato da chi si ama. Non siamo malati, siamo semplicemente innamorati e non basta una morte per strapparci dal cuore chi si ama veramente. Chiedetelo ai genitori che hanno perso un figlio e … capirete!

È bello scoprire che chi si reca alla tomba in quell’alba, sul finire di quella notte, sono coloro che hanno avuto più forte l’esperienza dell’amore di Gesù: le donne, la Maddalena, il discepolo fedele. Sono loro che capiscono che un amore come quello di Gesù non poteva essere annullato dalla morte. E videro che la pietra, l’enorme pietra che chiude ogni tomba, era rotolata vita, il sepolcro era spalancato e vuoto e, dentro non si respirava il tanfo della morte ma il profumo della primavera.

La mattina di Pasqua c’è un fremito di vitalità nuova che abita la vita degli amici di Gesù, c’è un correre verso l’altro per dire:” hanno portato via il Signore”. Badate: non dicono che hanno portato via il corpo del Signore come si trattasse di un cadavere, ma dicono:” Hanno portato via il Signore”. Corrono tutti verso quel giardino, verso quella tomba vuota e, corrono con il cuore in tumulto, corrono perché mossi dall’amore e l’amore ha sempre fretta di arrivare perché, chi ama veramente, si sente sempre un po’ in ritardo sulla fame del cuore.

Qualcuno arriva prima di altri non tanto al sepolcro vuoto ma, arriva prima di altri a capire quello che veramente è successo, qualcuno capisce prima il miracolo della Pasqua, arriva prima a capire la risurrezione e a credere in essa. Chi ama o è amato, capisce di più. Capisce prima. Capisce più in profondità.

Pasqua è veramente il nostro risveglio alla vita e Paolo ci invita tutti, ma veramente tutti, a vivere da risorti, ad abbracciare con la nostra vita e a vivere i nostri giorni portandoci nel cuore i pensieri e i sentimenti di Gesù, a fare nostre le sue scelte, a compiere noi, finalmente anche noi, i suoi gesti di cura, tenerezza, attenzione, guarigione, liberazione.

Regaliamoci, nei prossimi giorni o settimane qualcosa di veramente bello. Abbiamo la fortuna di vivere in una delle regioni più belle del mondo: la Toscana. In questi giorni hanno riconsegnato all’umanità intera un capolavoro che merita essere ammirato nel suo splendore artistico e teologico. A San Sepolcro, paese nativo di Piero della Francesca, hanno riconsegnato dopo anni di delicato restauro la meravigliosa pala della Risurrezione. Un’opera così straordinariamente bella da sembrare divina, e forse, lo è.

Ecco regaliamoci una visita a San Sepolcro e ammiriamo, magari pregando, questa rappresentazione della risurrezione di Piero della Francesca. Gesù che si alza, sembra sorgere come un’alba nuova sul mondo da un sepolcro divenuto altare su cui si celebra la vita redenta, il Cristo che risorgere dal profondo di ogni cuore, di ogni vita, di ogni storia e di tutta la storia come energia che ascende, come vita che germoglia, come un masso che rotola via dall’imboccatura di ogni cuore e tutti ne usciamo pronti ad una nuova primavera della vita trascinati in alto dal Cristo risorgente per sempre.

È una tela meravigliosa e presenta Gesù non solo come colui che risorge ma come la risurrezione stessa:” Chi vive e crede in me non nuore per sempre, perché io sono la risurrezione e la vita”. La sua risurrezione non riposerà fino a che non sia spezzata la pietra che chiude l’imboccatura dell’ultima anima, fino a che il suo spirito di vita non farà germogliare anche l’ultimo ramoscello della creazione.

E in tutto questo splendore, non sono cancellate e neppure nascoste le ferite della passione, nessuna fatica e nessuna piaga è nascosta. La luce della Pasqua non nasconde le ombre del Calvario. Il Risorto è il Crocifisso. Sul corpo del Risorto l’amore ha scritto la sua storia con l’alfabeto della fedeltà, della fatica del cuore, delle ferite della carne; l’amore ha un suo linguaggio che né la morte e neppure la risurrezione cancellano.

Non è l’anima che risorge! È il corpo che risorge! Allora amiamolo questo corpo e amiamo il corpo e la fatica, amiamo le fragilità e le ferite di quanti ci vivono accanto. Non chiudiamo gli occhi davanti ai corpi oltraggiati dalla stupidità e dalla cattiveria umana. Non tappiamoci le orecchie davanti al grido dei calpestati e degli oppressi e diamo voce a tutti i silenziati della terra. E facciamolo noi altrimenti grideranno le pietre.

Questo nostro mondo sembra essere per troppi, un immenso pianto. Facciamo che diventi un immenso parto, dove un modo nuovo di abbracciare la vita inizia con la Pasqua del signore Gesù che noi cerchiamo di fare nostra. Risorgiamo amici, risorgiamo ad un mondo di lacrime asciugate, risorgiamo ad un mondo di sorrisi riaccesi e di mani che si cercano, certamente nel segno di una croce che ci ha redento, ma soprattutto di una Pasqua che ci riapre alla vita vera e immortale di chi è e si sente abbracciato e amato da Dio.

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