Nuovo anno, ripartiamo insieme

Le prime parole della Sacra liturgia di questo giorno, sono un piccolo tesoro di consolazione e di forza. Dio comanda ad Aronne e a tutti i suoi amici, come ad ogni credente di allora e di oggi: “voi benedirete i vostri fratelli!” A ciascuno di noi, in questa liturgia, il Signore dice: “tu benedirai”.

Ecco perché questo nuovo anno che inizia può essere speciale! Perché ad ognuno di noi il Signore affida il compito e la missione di “benedire”, cioè trovare e dire parole che dicano tutto il bene che c’è nell’umano, nel nostro prossimo, dare valore e riconoscimento ad ogni volto.

Benedire e benedirci dentro le nostre famiglie anche quando è difficile, portare il profumo della benedizione nei nostri rapporti quotidiani dentro la società; essere il segno della benedizione divina dentro questa storia, dentro il nostro tempo. Saper dire ad ogni umano che si incontra:” tu sei benedizione per me”.

 

Il salmo 66 che abbiamo appena pregato insieme dice:” il Signore ti benedica con la luce del suo volto “. La benedizione di Dio non è necessariamente dono di ricchezza, salute, successo, fortuna, è molto più semplicemente LUCE, che illumina la vita e il vivere di tutti e di ognuno. Siamo tutti sollecitati a scoprire un Dio luminoso, non ricco di potere o di potenza, non viene a dominarci ma ad illuminarci.

Suo dono è farci vivere accanto a persone luminose, dentro la nostra famiglia, nella nostra comunità, là dove viviamo le nostre professioni, le nostre missioni, il nostro lavoro; sono la benedizione di un Dio e Signore che ci pone accanto persone luminose, dal volto e dal cuore pieni di luce, persone capaci di attenzione, di servizio, di tenerezza, di bellezza.

Continua la Sacra scrittura dicendo:” Il Signore ti sia propizio”, cioè: il Signore ti sia vicino, si chini su di te e si prenda a cuore il tuo vivere, la tua vita e tutto ciò che di autenticamente umano sai esprimere e donare.

Oggi, per ciascuno di noi, incontrare il Signore Gesù può significare, in maniera molto seria, assumere l’impegno dei giusti per costruire un presente che sia migliore, liberi dalle tante ombre e dalle troppe paure che ci rattristano, perché nessuno sia naufrago per le paure, le fatiche, le ferite e le contrarietà del vivere.

Insieme cerchiamo di costruire la pace. Senza pace non c’è futuro, senza pace si cancella anche il passato. La pace non ci è data un volta per sempre; la pace è un bene prezioso e fragile, è un bene sempre minacciato dal male, eroso dai tanti individualismi, dai semi di intolleranza e di violenza, dall’incapacità di riconoscere l’altro come  prossimo.

Cari amici: la pace non è una preoccupazione accessoria, ma una necessaria lotta per la vita, contro le terribili sorelle delle violenze e delle guerre che sono le povertà, le malattie, le distruzioni, le disperazioni, la fame. Il benessere raggiunto non ci renda ciechi e ottusi davanti al dolore di tutti gli oppressi, davanti a quanti ci raggiungono emergendo e scappando dall’abisso del terzo e del quarto mondo, sono lottatori di speranza in cerca di pace, pane e dignità. Noi, che siamo figli di un popolo di migranti, questo non lo dovremmo mai dimenticare! Mai!

 

Siamo cristiani, siamo credenti, vorremmo anche essere credibili e, allora, sentiamoci Chiesa, la chiesa di questo tempo, guidata con amore dallo Spirito Santo che ci ha regalato papa Francesco, anche lui figlio di migranti scappati dalla fame, come Gesù profugo e migrante per scappare dalla furia omicida di Erode

 

La Chiesa non può mai essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga, vita della chiesa non è la neutralità accomodante e salottiera, ma la profezia di chi vive la frontiera. E non può mai restare sorda e indifferente davanti a chi grida il proprio dolore e chiede aiuto.

Iniziamo, allora, questo nuovo anno imparando tutti, veramente tutti, a ricomporre i conflitti con la forza della pace, praticando l’accoglienza, dando e chiedendo perdono, riparando gli errori nostri e altrui, imparando tutti ad essere umani, testimoniandolo davanti a tutti, liberiamoci da odi, risentimenti, incomprensioni. Diamo tempo, diamo spazio, diamo cuore alla nostra fede e alla nostra preghiera.

Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare, sono i verbi della pace. Niente è facile per chi fa sul serio. Ecco! Noi sappiamo di voler essere persone serie e sappiamo anche quanto sia difficile esserlo. Ma vogliamo anche poter guardare negli occhi i nostri figli e i nostri nipoti con la dignitosa fierezza di chi ci ha provato, almeno ci ha provato a fare la cosa giusta e migliore.

Dio farà il resto.

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