Non vivere con il cuore spento

Si amici! Tenere  sempre il cuore acceso è ciò che Dio chiede a ciascuno di noi. La Bibbia ci parla di un Signore che coltiva le vigne, che produce ottimo vino, che organizza la festa, perché il dono della vita non sia soltanto una infinita serie di doveri da compiere ma anche opportunità di gioia, di convivialità e di festa da vivere insieme.

A quanti rifiutano la sua festa, come a quanti coltivano malamente la sua vigna, vivono con rassegnato disincanto la propria esistenza e vocazione, Dio dichiara che tutti questi beni  verranno tolti e dati a chi saprà farli fiorire, progredire e fruttificare.

Siamo qui perché abbiamo accolto l’invito alla festa, perché in ognuno di noi, sia pure in maniera diversa, c’è fame di vita e di ciò che fa veramente vivere.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

La festa del Signore è una roba seria; come ogni padre che si rispetti organizza la festa  invitando tutte le persone per bene che conosce, è la festa di suo figlio, non potrebbe essere diversamente. Ma le persone per bene, si sa, hanno molti impegni e molti interessi da curare, soprattutto affari da non trascurare.

Non è che non credono alla promessa del paradiso fatta dal Signore, è che hanno già messo al sicuro i loro interessi in altri paradisi più o meno fiscali, palesi o nascosti, vicini a casa o in luoghi lontani, e la festa a cui li invita il Signore potrebbe metterli in difficoltà, loro sono “politicamente corretti il Signore non lo è per niente.

Potrebbero sentir parlare, magari in maniera credibile, di giustizia, solidarietà, fraternità, o peggio ancora, di condivisione o di sostegni gratuiti, di accoglienza umanitaria, oppure di condanna per chi arricchisce  fabbricando e trafficando armi, trafficando droga o esseri umani, organi umani o rifiuti tossici, o speculare sulle fatiche e le ferite degli ultimi, se è vero che in questi mesi di pandemia i pochissimi tra i più ricchi del pianeta si sono visti accrescere i loro immensi capitali del 25%.

Alla sua festa Dio mette sul piatto tutto ciò che nutre e alimenta una vita buona, vera, autentica; una vita dove nessuno è destinato a rimanere servo per sempre, ma tutti chiamati a divenire signori, perché tutti chiamati a divenire figli del Signore.

Alla sua festa Dio esige che portiamo l’abito nuziale, questa è una storia molto emblematica; non è il capriccio di chi, dopo aver brigato per riempire la sala del banchetto, poi butta fuori con tanta determinazione chi è sprovvisto dell’abito nuziale. Dopo tutto i suoi ospiti li ha cercati nei posti più improbabili, ha cercato gli ultimi della fila; oggi diremmo tra gli scarti della società.

Nel  cuore di Dio, l’abito nuziale o battesimale, non serve a coprire le nostre forme o a nascondere le nostre rughe, serve a svelare il cuore, il nostro cuore. Solo chi ha un cuore acceso, un cuore innamorato della vita, partecipa veramente alla festa del Signore. Gli amici di Dio hanno un cuore vivo, vitale, appassionato come il suo. Gli amici di Dio hanno le stesse passioni, gli stessi sentimenti e compiono le stesse azioni di Dio: ”liberare, promuovere, restituire, riaccendere la vita di tutti, degli ultimi, soprattutto “.

Ce lo ricorda il profeta Isaia nella prima lettura di questa liturgia descrivendo l’agire del Signore verso tutti e verso ognuno. Un Signore che condivide generosamente i suoi beni migliori con tutti, un Signore che ama la festa, la considera un bene e vuole che sia di tutti e per tutti. Un Signore che strappa il velo dell’indifferenza, demolisce i muri e i recinti della separazione, dell’esclusione, del rifiuto, che consolida ingiustizie.

Elimina la morte come condanna definitiva, Lui è il Signore della vita; la morte e tutto ciò che puzza di morte non è roba sua, ma del maligno, di quella malignità del vivere di cui tutti possiamo esserne capaci

E ci insegna ad asciugare lacrime. Ci consegna la missione di custodire con molta cura e tanta, tanta tenerezza la vita del prossimo, di ogni prossimo, perché la vita terrena è troppo breve per permetterci il lusso di sprecarla nell’indifferenza.  Cattiveria, mafia, corruzione, razzismo, non devono trovare diritto di cittadinanza tra i cristiani. A questo noi ci siamo invece abituati e abbiamo trasformato in nemici, gli ultimi della fila, poveri e migranti.

Ci comanda di spendere la vita per custodire la bellezza, di essere solidali e attenti perché Lui è il Signore che aspetta giustizia e non grida di oppressi, aspetta vita piena e dignitosa per tutti e non spargimento di sangue, aspetta canti di festa e non pianto di umiliati e impoveriti.

E ci ricorda che Lui, il Signore  ha donato pane e dignità sufficiente per tutti. Allora  non è il pane  e neppure la dignità che mancano sulla tavola del mondo ma la volontà di condividerli con equità riconoscendoci tutti fratelli.

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