Non meno di tre

Noi diamo tanti nomi alla solitudine, la consideriamo una sfortunata malattia. Dio ci rivela che la solitudine è il grande male e che noi siamo stati pensati e creati per vivere in Comunione, abitati dal desiderio di essere con e per gli altri.

La Trinità, insegnava don Tonino Bello, non è semplicemente viverci accanto: uno + uno + uno, come un modo di farci compagnia.  La Trinità divina ci insegna e ci fa capaci di vivere l’uno per l’altro; uno x uno x uno; come a dirci e a farci sperimentare che la mia vita è il cibo che nutre la tua vita, la  mia vita è prendermi cura della tua vita, e viceversa.

È la grande sfida, la grande missione che il Signore ci offre perché la nostra vita e il nostro vivere siano sperimentare la comunione; ci è data l’opportunità di vivere e di comportarci da  “Figli amati del Signore”, abitati dai suoi stessi sentimenti, capaci di compiere i suoi stessi gesti, facendo pienamente umana la nostra vita, cioè “capace di gesti divini”.

 SILENZIO. PERDONO. LODE

Prima lettura. Esodo 34. 1 – 9

Salmo responsoriale: Salmo 14  Ci accoglierai nella tua casa, Signore!

Signore, chi è un vero credente? Chi può celebrare con gioia la tua lode, cantare i tuoi inni dall’alba al tramonto? Chi è onesto fino in fondo – con se stesso e con gli altri – e affronta i problemi con senso di giustizia.   Ci accoglierai nella tua casa, Signore!

Chi dice la verità, anche quando gli è scomoda, e non trincia giudizi sugli altri – chi non fomenta litigi e rancori – con i vicini di casa e di lavoro – e perdona tutte le offese.

Ci accoglierai nella tua casa, Signore!

Chi sa dire con coraggio bene al bene e male al male; chi mantiene fede agli impegni anche a costo di rimetterci e non tollera l’ingiustizia.

Ci accoglierai nella tua casa, Signore!

Chi non è avido di ricchezza e non fa l’avvoltoio sfruttando la debolezza degli altri. Chi si comporta così non avrà motivo di pentirsene. E merita piena fiducia.

Ci accoglierai nella tua casa, Signore!

Seconda lettura. 2 Corinti 13, 11 – 13.

Vangelo. Gv. 3, 16 – 18.

Il libro dell’Esodo, questa storia di perenne liberazione, ci offre molte immagini di Dio, e ci regala una molteplicità di nomi, ognuno dice una caratteristica  di Dio, una sua peculiarità; lo abbiamo ascoltato domenica scorsa come il Dio che ascolta, che conosce, che vede,  che si fa vicino, che scende dal suo cielo e cammina con il suo popolo operando  liberazione a una umanità umiliata e compressa. Oggi ci rivela che Lui è il misericordioso, lento all’ira, ricco di grazia e di fedeltà.

Tuttavia, è nel Vangelo che ci rivela in assoluto chi è Lui veramente. Liberandoci da tutte le croste che una religiosità costruita a misura delle nostre paure, ha appiccicato a Dio. Ci  rivela e ci svela che Lui è Abbà, il Padre buono, non semplicemente un padre, perché non tutti abbiamo felice esperienza del padre o della madre, Lui dice di essere il Padre, quello buono, quello che va in cerca di chi si è smarrito, che ci viene incontro dopo ogni nostra fuga, quello che si china sulle nostre cadute per rialzarci, si piega sulle nostre ferite per curarci, e sulle nostre fatiche per risollevarci.

Lui è il Figlio di cui avevamo bisogno per conoscere il volto e il cuore del Padre. Perché, in fin dei conti, Dio nessuno lo ha mai visto e neppure incontrato e, tutto quello che sappiamo e diciamo di Lui è, quantomeno precario e insufficiente, ma il Figlio che  proviene dal cuore del padre, Lui ce lo ha fatto conoscere.

E scoprire che  il Dio in cui crediamo“ ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Il  Dio in cui crediamo, ama restare in noi facendoci dono della sua Parola eterna fatta umanità nel Figlio Gesù che, oltre a farsi pane di vita nell’eucarestia, ci assicura il dono dello Spirito santo, Spirito creatore, Spirito di sapienza, respiro del Padre, perché dalle nostre menti, dai nostri cuori e dalle nostre mani escano opere di bellezza senza fine.

E si ritorna con la mente e con il cuore a quella sera dove il Signore Gesù, dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli chiede loro se hanno capito il valore dei suoi gesti, delle sue parole, del suo essersi fatto vicino e servitore di ciascuno e di tutti fino alla consegna: ” Fate questo in memoria di me”.

Vivere la FEDE nella Trinità è accettare e vivere, (almeno provarci a vivere) la consegna di Gesù. Divenire suoi testimoni, avere in noi i suoi stessi sentimenti, amarci gli uni gli altri come Lui ci ama. Vivere in comunione, prenderci a cuore il bene e la felicità  degli altri.

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