Non ci servono muscolose bugie . . . 

“ Amate la giustizia, voi che aspirate a governare il mondo . . .  dedicatevi al Signore con grande amore e cercatelo con cuore sincero. Perché se non lo irritate egli si lascia trovare, se avete fiducia in Lui, egli viene incontro a voi. . . “. Sono parole preziosissime che il libro della Sapienza  1, 1 – 7, ci propone. Sono parole solenni e impegnative offerte a tutti coloro che scelgono di essere sinceramente umani, credenti o laici che siano. 

Parole troppo spesso disattese da molti, da troppi aspiranti potenti anche nostrali che alla carenza di sapienza, di intelligenza e  di vera umanità usano muscolose bugie.

Anche il Vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato, ci riporta qualcosa del genere:” mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto ( sarebbe stato crocifisso) Gesù indurì il volto e si avviò decisamente verso Gerusalemme.”

Con questa determinazione di Gesù, inizia la seconda parte del Vangelo di Luca. D’ora in poi, il Vangelo non è più solo una parola da ascoltare, ma una via da seguire, una strada da percorrere dietro a Lui che, ha posto mano all’aratro e non si volta indietro, consapevole della sua missione, consapevole che Gerusalemme è la città santa e assassina,  capace di crocifiggere i giusti e i profeti, capace di fare alleanza con i pagani oppressori.

Su questo sfondo del grande viaggio di Gesù verso Gerusalemme, ci si incontra con un villaggio di Samaria, una terra crocevia di genti diverse, di razze mescolate, con significative presenze straniere e per questo considerata gente bastarda, dalla fede incerta, di persone inaffidabili, non  esemplari per religiosità, non amati dai giudei, collaborazionisti con  gli occupanti romani.

La gente di questo villaggio senza nome, che potrebbe chiamarsi anche Prato nella sua complessità, questa gente si permette di rifiutare Gesù. Gli apostoli Giacomo e Giovanni, i fratelli che avevano chiesto a Gesù i primi posti nel Regno, coloro che hanno appena visto la Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, i privilegiati, dicono “ Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? “.

Certo che si sentono una cosa sola con il Signore, ma questa è  anche l’eterna tentazione dei discepoli, quella di imporre la verità con la forza. Tentazione sempre attuale, di proteggere Gesù Cristo con i roghi, di esportare e imporre  i valori e la democrazia con la violenza, di ristabilire la moralità con la repressione, il terrorismo, la guerra.  Roba dei nostri giorni, sono la storia dei nostri anni, delle guerre, delle mafie, delle grandi menzogne dei vari sistemi dell’Oriente e dell’Occidente. La bruta legge del mercato, del potere, delle armi, del profitto.

Gesù si voltò. Li rimproverò e si avviò verso altri villaggi.  Queste poche espressioni di Luca ci riaffermano che Dio non è come noi lo vogliamo, e ci mette in guardia dal produrci un dio a immagine e somiglianza delle nostre miserie e delle nostre paure. Dio non è così, grazie a Dio.

Nei tre verbi: voltarsi, rimproverare, avviarsi, c’è tutto il suo rifiuto della violenza, di ogni forma di violenza, c’è il suo rispetto totale per la libertà di ognuno, e una fiducia indomabile che lo porta verso altri villaggi. Il Signore che sa aspettare i tempi della nostra crescita, della nostra conversione e della nostra maturazione sa che ci sono sempre altra umanità che attende, altre case a cui bussare, altri cuori in cui portare la sua pace, altre vite bisognose della sua attenzione, della sua vicinanza, delle sue cure e delle sue premure. 

Ci sono sempre altri cuori a cui annunciare la bontà di un Dio che ci è Padre e che ci ama con cuore materno. Un Dio che non dispera dell’umanità, un Signore che sa di cosa siamo fatti e di ciò di cui abbiamo veramente bisogno perché la nostra umanità non sia tradita.

Va tutto bene? Forse no! Se abbiamo, verso questo nostro tempo, verso questa nostra storia, verso questo nostro Paese e verso questo mondo di cui siamo parte, se abbiamo uno sguardo umanamente cristiano, ne vediamo anche tutte le fatiche, le ferite e le fragilità, le paure, e non possiamo che prendercene cura come Cristo ha fatto.

Consapevoli che la miseria più grande non è quella di un fratello o di una sorella che sbagliano, ma quella di guardarli con indifferenza, girarci dall’altra parte, fingere di non vedere e di non sapere e dirci  mafiosamente che non sono affari nostri. 

Don Lorenzo Milani ci insegnerebbe l’ICARE , mi interessa, mi riguarda, mi importa e con Cristo e come Cristo metterci al loro servizio, fare un po’ di strada con loro verso una verità più grande, verso una umanità più vera, perché senza un incontro verso con il cristo Risorto, siamo sempre un po’ orfani e un po’ clauticanti, carenti di vita. 

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