Non basta guardare in alto…

Siamo chiamati a riprendere il nostro cammino in una festa difficile; perchè è difficile fare festa per qualcuno che se ne va, si fa festa per qualcuno che ritorna, per un malato che guarisce, non per una assenza di volti, di possibili abbracci, di parole che non si sentono.

Gesù ci assicura che l’invisibilità non è assenza e non è neppure lontananza. E ci regala l’esperienza di un modo nuovo di essere presenti, non camminandoci accanto ma abitandoci la mente, il cuore, l’anima. Non più accanto ma dentro di noi.

A noi  che sperimentiamo ogni giorno la fatica di sentirci accanto le persone care che ci hanno lasciato, il Signore Risorto ci assicura che vivere in comunione è possibile.  “noi  Ti  crediamo Signore! Ma Tu aumenta in noi la fede “.

SILENZIO. DOMANDA DI PERDONO. PREGHIERA.

Signore che conosci la nostra vita e il nostro vivere, abbi cura di questa nostra umanità. sappiamo di non essere sempre dei buoni figli nei tuoi confronti e, neppure tra noi c’è molta fraternità. Tu continua ad esserci Padre, guarisci i nostri cuori, abbi cura delle nostre vite e delle nostre ferite, abbi misericordia di noi, perdona le nostre fragilità e non privarci mai del Tuo Santo Spirito. Per Cristo nostro Signore. Amen.

LITURGIA DELLA PAROLA

PRIMA LETTURA: Atti  1, 1 – 11.

SALMO 47 : “ Il Signore ama e custodisce il suo popolo “.

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, lode a Lui da tutti i credenti perché rende la sua Chiesa segno e strumento del Regno. La Chiesa di Cristo vivente nella storia è la comunione di tante comunità, diverse per cultura e tradizioni, sparse in tutti i popoli della terra.
“ Il Signore ama e custodisce il suo popolo”

Pur in mezzo a fatiche e paure il Signore sta guidando la Chiesa in un lento ma costante rinnovamento. Lodiamo riconoscenti il suo nome. In ogni comunità ci sono dei segni, dei gruppi, dei movimenti; delle scelte, dei progetti, delle iniziative che si ispirano alla luce del Vangelo.
“ Il Signore ama e custodisce il suo popolo “

Lodiamo e ringraziamo il Signore per i testimoni e i martiri che arricchiscono l’umanità con le loro scelte d’amore verso i poveri e gli ultimi della terra. Mostriamo alle nuove generazioni il coraggio e il valore di un dono, la nostra fede, che ci rende liberi e veri. Capaci di amare e servire.
“ Il Signore ama e custodisce il suo popolo “

E’ la forza dello Spirito Santo che nutre, sostiene e guida la Chiesa; la libera da paure e peccati, la rende un segno del Regno. Ti lodiamo e ringraziamo, Signore, per la tua Chiesa, sposa di Cristo, multiforme popolo di Dio, sorella di ogni religione.
“ Il Signore ama e custodisce il suo popolo “

VANGELO. Matteo 28, 16 – 20.

Cari amici, grazie di essere qui a condividere questo dono immenso che è l’Eucarestia. Noi sappiamo che, la sera di quel giovedì santo, le parole di Gesù, al termine di quella cena, il suo testamento :  “ fate questo in memoria di me“ non era, banalmente un invito a celebrare molte messe e neppure a fare la comunione ogni giorno ma, più radicalmente, a fare come  Lui, dono totale, trasformando la sua vita in cibo per nutrire la fame del mondo, la fame di tutti e di ognuno, a diventare con Lui e come Lui – Eucarestia!  Certamente fame di pane, fame di libertà, dignità, rispetto, giustizia, perdono, pace, verità, amore, fame di vita vera.

Nell’estate del 2018, Papa Francesco ha fatto alla Chiesa Italiana un immenso regalo: è andato in alcuni cimiteri del nostro Paese a rendere omaggio ad alcuni cristiani là sepolti, e a riproporceli come maestri di vita vera.

Ricordiamo don Mazzolari a Bozzolo, don Milani a Barbiana, don Tonino Bello ad Alessano, Chiara Lubich a Loppiano, Facibeni a Firenze ecc.  Quei  cristiani, terminata la loro missione sono tornati alla terra, e saremmo tentati di dire che di loro ci è rimasto poco.

Papa Francesco, con quel gesto, ha voluto ricordaci  che il problema non è ritornare alla terra ma diventare terra benedetta, terra santa, terra fecondata che produce pane e grazia di vivere,  terra redenta, capace di nutrire ancora oggi e per i secoli a venire la fame, la speranza e la vita di molti.

Perché il cielo di Dio non è oltre le nuvole ma è là dove l’umanità di tutti e di ognuno, con Cristo e come Cristo, si fa pane di vita, ragione di speranza, grazia di vivere un vita veramente buona.

Un po’ come al momento della sua partenza. A chi lascia la sua comunità nascente il Signore? A uno sparuto gruppo di donne  e di uomini impauriti e fragili, nessuno di loro con la stoffa del santo, del martire o dell’eroe; tutti consapevoli delle proprie fragilità, paure e limiti. Eppure proprio a loro il Signore dice: “ andate dunque, fate che tutti diventino miei discepoli, battezzateli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnate loro  tutto ciò che ho insegnato a voi, e sappiate che io sarò sempre con voi, fino alla fine, fino alla meta “.

Battezzate, cioè immergeteli nell’amore del Padre, nel mio amore, nell’amore dello Spirito Santo. Solo dopo, solo dopo aver scoperto quanto è grande il dono di Dio, solo dopo aver scoperto quanto ognuno è prezioso al cuore di Dio, solo allora aiutateli ad obbedire ai miei insegnamenti. Rivelate loro ciò che io ho rivelato a voi. Prima l’esperienza del sentirci amati, la dottrina e la morale che educano alla vita vengono dopo.

Imparando una lingua nuova che tutti capiscono, perché tutti, quando ci sentiamo amati riusciamo a capire quello che ci viene detto e quanto ci vuole bene chi parla con noi, anche se la lingua è diversa, le parole sono diverse, a volte sono semplici gesti, come la vicinanza ad un malato, la carezza ad un morente, una stretta di mano e un pezzo di pane onesto a chi è povero, un abbraccio sincero al migrante, un gesto di perdono a chi ci ha ferito, un sorriso a chi è diverso, un impegno civile perché tutti vedano riconosciuti i propri diritti fondamentali.

Perché  la vita, la libertà, la dignità, il lavoro, il cibo, l’acqua, la salute e la scuola, siano beni di tutti e per tutti. Insieme al perdono, l’amore e la pace, sono ciò che dicono e fanno l’umanità nuova e redenta voluta dal Signore che, tornato al Padre, ci lascia in eredità una terra da amare e un cielo da seminare.

Perché, vedete, amici! Alla fine di tutto Gesù ci ha detto:” vi riconosceranno miei discepoli e amici se vi amerete gli uni gli altri come io ho amato e amo ciascuno di voi ”. e i poveri, soprattutto gli impoveriti dei nostri giorni, quanti vivono nella precarietà, nell’insicurezza e nella paura di non farcela, leveranno lo sguardo verso un cielo che non che non sentiranno vuoto se, accanto, sentiranno la presenza di uomini e donne,  credenti e credibili del Signore Gesù.

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