Noi siamo debitori

È una pagina dura quella che l’evangelista Matteo, oggi ci propone, dura per Gesù a causa dei suoi interlocutori, dura per ognuno di noi perché ci sentiamo graffiati nella nostra sensibilità civile, affettiva, religiosa. Eppure è una pagina necessaria!

A nessuno piace sentirsi debitore verso altri, ne soffre il nostro orgoglio, mortificata la nostra dignità. Eppure la nostra vita, come il nostro vivere, è un debito di riconoscenza verso altri.

Gesù ci invita a non vivere imbronciati e neppure incattiviti verso chi ci ricorda che siamo debitori e, ci rende capaci, se lo ascoltiamo, di riscoprire e di vivere con dignitosa fierezza la virtù della riconoscenza. Intelligente e onesto è chi sa essere riconoscente, chi sa dire grazie, chi sa restituire, chi sa condividere con equità e giustizia.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Farisei ed erodiani, da sempre nemici giurati, sono avversari e fieramente contrapposti che trovano in Gesù il nemico perfetto da mettere in difficoltà, un giusto da far tacere e, possibilmente eliminare. Un giorno ci riusciranno.

lecito o no pagare le tasse a Roma?” Una domanda cattiva che tende a fare di Gesù un nemico; nemico di Roma, oppure nemico del popolo. Ma l’inconfessabile problema che è giunto fino a noi è: “L’evasione fiscale”.

Pagare le tasse non è mai piaciuto a nessuno; non piaceva ai tempi di Gesù e non piace neppure oggi. Non piace ai piccoli che già si sentono poveri. Non piace soprattutto ai grandi che pure sono ricchi. E, probabilmente non piace neanche a Gesù che risponde ai suoi interlocutori di allora e di sempre, mutando il termine pagare con restituire. Pagare onestamente le tasse quando sono oneste, è una forma di restituzione

 Restituire a chi? Allo Stato, alla Comunità? Viviamo in un contesto in cui ci sono garantiti tanti diritti e tanti benefici: la sicurezza, la libertà, le strade, la scuola, la salute, il commercio, la cultura, le libertà e diritti civili e istituzioni democratiche, ecc. ecc. tutte realtà un po’ precarie e a volte complesse o non sempre facili da gestire ma di cui tutti ne godiamo i benefici. Giustizia e logica vorrebbero che chi più ha ricevuto, più dovrebbe restituire.

In questi mesi difficili di pandemia nei quali molti tra noi hanno sperimentato maggiore precarietà e forme di impoverimento, abbiamo assistito alle trattative  del  nostro Paese, insieme ad Altri duramente e maggiormente colpiti, con il resto dell’Europa per avere aiuti e sostegni comunitari.

Siamo rimasti sorpresi e feriti  dalla durezza e il rifiuto di altri Paesi che si considerano più virtuosi e frugali, la loro rigidità e durezza. Tuttavia dovremmo anche chiederci se i nostri concittadini, i nostri conterranei, italiani come noi, più fortunati e ricchi, alcuni ricchissimi, sono stati più generosi e solleciti oppure se hanno continuato a curare i loro affari, magari chiedendo con inganno e furbizia anziché dare o restituire con onestà.

Gesù, a chi lo ascolta dice:” restituisci perché sei in debito verso il tuo prossimo”. Io non giudico nessuno; ma faccio semplicemente i conti con la mia coscienza di cittadino e di cristiano e penso a quanto ho ricevuto in salute, quante cure gratuite ho ricevuto, quanta solidarietà ho ricevuto, quanta cultura, quante opportunità di vita e di crescita. Quanti affetti mi fanno sentire in debito verso i miei genitori, amici, insegnanti, i miei compagni di lavoro.

Siamo  figli della Costituzione repubblicana, qualcuno ci ha portato fuori dalla dittatura alla libertà, siamo figli di una generazione di padri e di madri che hanno ricostruito il paese dopo le rovine della guerra, ci hanno liberato dalla povertà, ci hanno insegnato a credere e ad amare, ci hanno dato la possibilità di crescere e divenire adulti consapevoli, liberi, responsabili.

E mi sento in debito verso tutti quei lavoratori che rendono possibile ogni giorno che la vita sia vita,  che il pane e il companatico non manchi nelle nostre case, per questo mi sento in debito verso chi non vede ancora riconosciuta la sua dignità, non ha garanzie di lavoro né diritti di cittadinanza, e neppure tutele e stipendio sufficienti, per loro e con loro, scelgo di lottare, di fare la mia parte perché questo Paese sia migliore.

“Rendete a Cesare“, dice Gesù: ma chi è Cesare? Lo Stato con il suo Pantheon di facce più o meno rispettabili?  No! Molto di più di questo; noi siamo in debito, noi tutti siamo in debito verso tutta la società, e non ci basta più aspettare che il tempo migliori, che chi ci governa migliori, che chi ci comanda sia migliore.

Vogliamo  sentire che il nostro debito lo paghiamo veramente se ci impegniamo a fare tutta intera la nostra parte perché sia migliore; se il sistema fiscale è ingiusto si lotta per cambiarlo, non si scappa e non ci si nasconde: si lotta perché questo è il debito verso chi ha lottato per noi, prima di noi.

E a Dio quel che è di Dio“.  Nessun  cesare è Dio. La vita non appartiene a cesare, la libertà, la coscienza, non appartengono a cesare, neppure la dignità di essere umani appartiene a cesare. A cesare appartengono le cose con il dovere di gestirle bene, di farle diventare un bene di tutti e per tutti. Noi apparteniamo a Dio che non ci è mai padrone ma sempre teneramente Padre.

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