Nessuno è fuori tempo per il Signore!

Non perderemo il Natale; il Signore farà la sua parte. Il problema vero è se a noi interessa proprio che Lui ritorni ad abitarci il cuore, a dare sostanza al nostro vivere. Se il Signore potrà nascere nella nostra casa o dovrà cercarsi, oggi come allora, un riparo di fortuna perché nello scintillio delle nostre orge consumistiche, Lui non trova posto come non c’è posto per tutti gli ultimi della terra.

L’Avvento è il tempo della vigilanza e dell’attesa, attesa di Lui, il Signore della vita e della storia che non è QUALCOSA da consumare ma QUALCUNO da accogliere.

Ascoltiamo e facciamo nostro il grido del profeta Isaia:” torna Signore, la terra in pianto geme, e in essa gemono tanti tuoi  figli feriti e dal cuore ribelle! ”

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Grazie amici di essere qui per iniziare insieme questo tempo di Avvento, tempo di attesa e di fatica, tempo carico di prove ma anche di grandi possibilità. Oggi vorrei focalizzare la nostra riflessione sul popolo degli anziani perchè  veramente Dio viene a noi nella realtà fragile e bisognosa di tutto come quella di un bambino che può vivere  solo se accolto e amato.

Eppure i suoi grandi segni li compie soprattutto attraverso la fatica e  la fedeltà e la generosa disponibilità degli anziani facendo camminare la storia sulla preghiera, la sapienza, l’operosità e il grido appassionato del loro cuore.

Questo è un segno importante per noi che viviamo  dentro una storia delirante di forza e di potere, dove solo i grandi vogliono contare, dove i forti e i vincenti sembrano dominare, dove  troppo spesso, la paura più del coraggio sembrano scrivere la cronaca quotidiana e poi scoprire che la vita cammina sulle gambe di donne e uomini miti che non scappano davanti alla fatica e al dolore del prossimo, che sanno asciugare lacrime e riaccendere sorrisi,  ragioni di speranza nel cuore e nella vita di molti, preparandoci al vero Natale.

Allora mi piace fermarmi su due vecchi che Dio sceglie come testimoni e profeti per noi, per tutti noi e per i nostri figli a venire: il profeta Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura e papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti.

Is. 63  “ Tu Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché allora Signore ci lasci vagare lontano da te dimenticando i tuoi insegnamenti, lasci indurire il nostro cuore e compiere iniquità? Ritorna Signore, ritorna per amore del tuo popolo…. Tu sei adirato con noi per i nostri peccati … ma ritorna Signore perché tu sei nostro Padre, noi siamo come argilla nelle tue mani, torna a ridare forma ai nostri cuori malati …”

È una preghiera solenne, un grido di aiuto accorato che ci rappresenta tutti ma che in troppi abbiamo dimenticato. Farci un esame di coscienza e riconoscere le nostre fragilità esistenziali non per deprimerci ma per renderci conto che abbiamo bisogno di sentirci amati nei nostri limiti, perdonati per le nostre colpe  e presi per mano da Colui che ci è Padre per sempre. Potrebbe essere la nostra preghiera d’Avvento!?

Il Vangelo di Marco ci sollecita ad essere svegli e vigilanti perché nessuno ci possa rubare la speranza, nessuno ci svuoti la mente, il cuore e l’anima di quel tesoro immenso che è il dono della fede in Cristo Gesù. Allora ci lasciamo guidare da un altro vecchio che il Signore ha messo sulla nostra strada: Papa Francesco in Fratelli tutti  77 – 78 – 79 -86. 

“ … Oggi siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli che prendono su di sé il dolore dei fallimenti del nostro prossimo, invece di fomentare odi e risentimenti …  ci vuole il desiderio semplice e puro di essere popolo, di essere costanti nell’impegno di risollevare chi è caduto, di sostenere chi è più fragile …

Facciamo ognuno la nostra parte, caricandoci della realtà, senza temere il dolore, la fatica e, a volte, perfino il disprezzo di chi sta solo a guardare e magari produce malignità e menzogne… impariamo a sentirci e a fare comunità perché ci si salva solo insieme, perchè nessuno si salva da solo.

Tutti abbiamo delle responsabilità riguardo alle fragilità di questo tempo, verso  quanti sono scartati, vinti, feriti; e sono popoli interi che gridano verso il cielo. Oggi più che mai Cristo non ha mani e neppure volto, ha soltanto le nostre mani, i nostri volti, i nostri cuori per curare, dare conforto e tenerezza a chi è provato, umiliato, ferito. Cristo conta su ognuno di noi.

 A volte mi rattrista il fatto che pur ricca di Grazia e di tanta dottrina, la Chiesa ha avuto bisogno di tanti secoli per condannare con forza la  schiavitù e le tante forme di violenza. Oggi con lo sviluppo della spiritualità e della teologia, non abbiamo scuse. Tuttavia, ci sono ancora religiosi o credenti che ritengono di sentirsi autorizzati in nome della loro fede a sostenere varie forme di nazionalismi chiusi e violenti, forme di xenofobia disprezzando e maltrattando i diversi.

La Fede, con l’umanesimo che ispira, deve mantenere vivo il senso critico davanti a queste violenze e a respingere prontamente quando si affacciano. Perciò è importante che la catechesi e la predicazione includano in modo più deciso e chiaro il senso sociale dell’esistenza, la dimensione fraterna della spiritualità, la promozione e la tutela della dignità inviolabile di ogni persona “.

Sarà veramente Natale se saremo Fratelli Tutti. Verrà il Signore che squarcia i cieli per rimodellarci il cuore se con il profeta e come il profeta impariamo a pregarlo:” vieni Signore, tu sei nostro Padre, non abbandonare i tuoi figli … abbiamo peccato ma Tu perdonaci.

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