Commento al Vangelo della prima domenica di Quaresima: Mt 4,1-11

I quaranta giorni della Quaresima non vanno confusi con una quarantena, neppure al tempo del coronavirus. I giorni della quaresima servono pur riunire, non per separare. Sono il tempo prezioso per prendere coscienza e condividere la nostra vulnerabilità fisica, culturale, spirituale.

Abbiamo iniziato con l’antico rito delle ceneri a ricordarci che “ siamo polvere e che polvere siamo  incamminati a  ritornare”. Non è una condanna ma un solenne invita ad accogliere la vita come missione. Lo Spirito del Signore ci  è dato per dare un senso vero alla nostra vita e al nostro vivere; polvere o terra sì, ma non desolata!

Chiamati a divenire terra amata, terra benedetta, terra innamorata; e a renderci terra amata, benedetta e innamorata sono le nostre scelte quotidiane, la qualità del nostro vivere, le relazioni che costruiamo, è ciò che esce dalle nostre menti, dal nostro cuore e dalle nostre mani.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

La prima cosa che vorremmo capire bene e che veramente può farci bene è che la quaresima non ci si impone come  il tempo della mortificazione ma come l’opportunità di ricominciare, come se, la nostra vita e il nostro vivere, dopo aver sperimentato o subito le gelate invernali, tornasse a sperimentare la freschezza vitale di una nuova primavera, puntando diritti verso la luce nuova della Pasqua. Quaresima è come potatura dell’inutile che è in noi perché il meglio fiorisca e dia frutti buoni e abbondanti. 

“ Che le pietre diventino pane ” dice il diavolo e non dice niente di male! Il pane è un bene necessario e si sta male quando ci manca. Gesù non ha mai cercato il pane solo per sé ma si è fatto pane per la fame di molti e, ci chiederà, di fare altrettanto. Il pane cercato solo per me è un fatto puramente materiale, è roba che metto dentro, carburante per il mio motore.

Il pane  cercato per il prossimo è un fatto altamente spirituale che nutre il corpo ma anche la mente, sazia il cuore, coltiva lo spirito perché genera solidarietà, comunione, relazionalità, crea e dona rispetto, il pane cercato per il prossimo riconosce diritti e restituisce dignità, ci rende umani e fraterni. Ci nutre di umanità, ci svela il volto e il cuore di Dio, ci regala gesti e parole che fanno vivere. Per questo Gesù si fa pane per la fame del mondo e ci invita a fare altrettanto.

Oggi, questo tema lo soffriamo di più perché è venuto meno il senso comunitario, prevale lo spirito di parte: i nostri, gli altri, l’amico e il nemico;  rischia di  venir meno il principio di solidarietà e la  cura del “ bene comune”, è forte l’affermarsi dell’indifferenza irresponsabile.

La scelta di condividere il pane produce un’esperienza nuova di umanità,  nasce il riconoscimento della dignità di tutti e per tutti, che cura ferite e riapre cammini di incontro fra diversi, dove la vita, la salute ,il coraggio e le paure dell’altro diventano un mio problema “ mi importa, mi sta a cuore, e questo, mi libera dall’ossessione del “ si salvi chi può” che produce paure crudeli e scarti di umanità,  impariamo tutti a “ salvarci insieme”.

“ Buttati dal pinnacolo del tempio, Dio ti salverà ”. La risposta di Gesù è maestosa: mette a nudo l’animo di tutti e di ognuno e ci costringe a fare verità con noi stessi, a fare chiarezza tra “ religiosità, e professione di fede”, dirci con chiarezza che essere religiosi non significa

necessariamente essere credenti nel Dio rivelato da Gesù Cristo. Ci sono stati e ci sono ancora uomini e donne che compiono delitti in nome di dio, e pregano il santo protettore primo di compiere crimini. Mafiosi e corrotti, ma non solo loro, ne sono un esempio.

Il diavolo tenta Gesù, come può tentare ognuno di noi, e lo fa con la Bibbia in mano. Conosce le Scritture! Ma non le ama e le usa a suo vantaggio, o almeno, ci prova. Gesù ci riporta al  cuore della Fede, al mistero dell’Incarnazione, al Dio che non si sottrae alla fatica degli umani ma prende corpo dentro di essa, facendosi uomo, uomo piccolo che non cerca miracoli o scorciatoie, ma vive pienamente la fedeltà alla vita, alla storia, al Padre e al prossimo.

I miracoli, i prodigi, gli effetti speciali non sono nello stile di Dio. Religiosamente  noi lo chiamiamo Onnipotente, ma Lui si è semplicemente definito “ Abbà”, Padre, padre buono e, questo, è l’atto di fede: affidare la riuscita della nostra vita e del nostro vivere a uno che ci vuole essere “  semplicemente e meravigliosamente Padre “.

“ Adorami e ti darò tutto il potere del mondo “. Adora me, segui la mia logica, la mia politica, prendi il potere, occupa i posti chiave e risolverai i problemi del mondo, l’umanità non va’ amata ma dominata; non si salva il mondo con la croce. La storia non si piega con il cuore e la tenerezza ma con la forza del potere.

Effettivamente  è vero che Gesù ha umanamente fallito.  Ma da quel “ fallimento” è nata una nuova storia che ha generato una moltitudine immensa di uomini e donne che noi chiamiamo “ I Giusti, I Santi, I Testimoni “. Una storia alternativa alla logica del potere.

È pur vero che anche i cristiani hanno tradito, lo hanno fatto molte volte lungo i secoli, forse lo stiamo facendo ancora! Ma sappiamo di essere “traditori”. La quaresima ci chiama a conversione. La  Quaresima è una opportunità di  conversione.

Ci sollecita a lasciarci riconciliare con Dio Padre, con la storia che stiamo costruendo, con l’umanità di questo tempo, con madre terra sulla quale vivono e vivranno le persone che abbiamo più care al mondo. Avere FEDE in Dio, fedeltà a Dio, è imparare ad amare e ad amarci  come Lui ci ama. 

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