Maria, donna del magnificat

Una festa antica, una festa speciale, una festa di cui è impossibile farne a meno, eppure questa non è una festa facile da comprendere e da vivere. Nel clima prenatalizio passa tutto in sordina, tutto brilla di luci ambigue come le parole del serpente che seduce e inganna.

Noi comprendiamo pienamente la grandiosità di questa festa e dell’avvenimento che celebra, scorrendo di poco le pagine del Vangelo di Luca e arriviamo al cantico del Magnificat, dove Maria  fa la sua PROFESSIONE DI FEDE e racconta tutte le attese dell’umanità, le speranze di liberazione e l’incontro con un Dio e Signore di cui non avere mai nessuna paura.

Perché Lui, il Signore Dio si presenta e dice: ” non avere paura Maria, tu sei … ”. non avere paura Giuseppe, Maria è ….  Adamo dove sei? Non il grido minaccioso di un padrone arrabbiato e disobbedito, ma la premura di un Padre a cui sta a cuore la vita dei figli, anche dei figli che come noi sbagliano e che non vuole perdere. 

SILENZIO. PERDONO. LODE.

In questo tempo così complesso, segnato da sofferenze e paure, la parola di Dio rivolta ai nostri progenitori, è la stessa Parola che oggi il Signore rivolge a ciascuno di noi; dove sei … ? a che punto sei arrivato con la tua vita? Sei riuscito a dare un volto sereno a te stesso, una finalità preziosa al tuo vivere, sei diventato il volto amico e rassicurante dei tuoi cari? O le paure che ti porti dentro ti rendono triste, inavvicinabile, egoista, solitario?

Immacolata, una vita senza peccato, una quotidianità senza colpa ma non senza fatica, non senza prove e senza dolore, ( Betlemme, la fuga in Egitto, il ritorno a Nazaret e la dura quotidianità, la morte di Giuseppe e quella di Gesù ) dove la fedeltà alla propria vocazione ha un prezzo di fatica, di impegno e a volte di lacrime. Come quella di tante delle nostre mamme e dei nostri babbi, di tante spose e sposi, di tanti di noi.

Questa festa, se ne comprendiamo il cuore, non è fatta per mortificarci, la Madonna senza peccato e noi incarogniti nelle nostre miserie, Lei tutta luminosa e noi avvolti nel nostro grigiore senza slanci e senza amore. No! Questa festa alza il velo sulle nostre vite, sulle nostre fatiche, mette in luce le nostre piccole, fragili virtù e ci traccia un orizzonte secondo il cuore di Dio per ciascuno di noi.

L’orizzonte è quello cantato da Maria nel suo discorso più lungo e impegnativo che abbia fatto e che il Vangelo ci riporta. Davanti alla fatica dei nostri giorni, Maria non ci invita alla rassegnazione  come se fossimo “ anime buone ma spente”, Lei ci invita a ritrovare la fede e la fiducia in un Dio e Signore che mai viene meno, neppure davanti alle nostre infedeltà o ai nostri possibili tradimenti, un Dio e Signore che ci invita ad accogliere il suo sogno di realizzare una storia umana secondo il suo cuore, che è cuore materno di un Padre vero.

I pittori di cose sacre rappresentano Adamo ed Eva nudi e ripiegati per la vergogna mentre vengono cacciati dal Paradiso. Ma la Bibbia, nel libro del Genesi ci racconta che al momento di uscire da giardino dell’Eden, Dio equipaggia i nostri progenitori  rivestendoli con tuniche di pelle cucite per loro.

Linguaggio complesso e poetico ma che rivela l’uscita dall’Eden non come un castigo ma una missione:” crescete, moltiplicatevi, abitate la terra e custoditela … lavorerai con fatica la terra che ti sarà ostile ma da essa trarrai il pane per il tuo sostentamento … partorirai con sforzo, con dolore .. ma tu sarai madre … tu sari portatrice di vita …”.

E davanti alle contraddizioni e ai fallimenti della storia umana, Maria canta ancora, per Lei e per  noi il suo canto rivoluzionario, programma che chiama in causa un Dio fedele alla parola data, un Signore che mantiene  tutte le sue promesse, e una umanità chiamata a fidarsi del suo Signore per deporre tutti i prepotenti dai loro troni, per saziare la fame di tutti gli impoveriti della terra, restituendo loro pane e dignità,  perché rimanere poveri nella verità e nella giustizia può essere un bene, divenire miserabili anche se nella ricchezza è una tragedia.

Oggi noi raccogliamo questo dono, questa missione che il Signore ci affida nella festa di santa Maria, lo accogliamo questo cantico di impegno, lotta e liberazione che è il  Magnificat, insieme a tutti i derubati e gli impoveriti del pianeta, a tutti gli scartati e agli oppressi che gridano verso il cielo la loro fatica e il loro dolore, insieme a tutti i viandanti, i pellegrini, i profughi e i migranti, vittime  certamente di una storia e di una terra amara, ma molto più spesso vittime della voracità di altri uomini, della loro anima mafiosa e corrotta.

Maria ha certamente pregato il Padre perché fosse per Lei e per tutti noi, forza e coraggio; ma ha pure lottato per la sua libertà e dignità di donna. Facciamolo anche noi. Preghiamo perché non ci venga meno la Luce del Signore che illumina la nostra vita e il nostro cammino e, al tempo stesso, preghiamo e lottiamo perché ad ogni persona sia riconosciuto il diritto al pane, alla libertà e alla dignità.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.