Lo sguardo oltre la mascherina

Mangeremo col Risorto. E ne avanzerà, persino

La chiese sono aperte – quasi ovunque – ma senza funzioni collettive in presenza. Per amore del popolo di cui siamo servitori, comunque, non per codardia di fronte al nemico. Naturalmente, dobbiamo avere scrupolosa cura della trasparenza di ogni azione e di ogni omissione.

Non stiamo facendo le prove per allenarci a fare a meno della liturgia: stiamo accettando di essere messi alla prova della nostra impotenza a celebrarla nel modo consueto, senza mettere in pericolo il nostro popolo. (Cioè tutti, compresi quelli che in chiesa non mettono piede). Dobbiamo imparare a trarre una parola di Dio da questa desolazione, anche se ci costa molto, per fare meglio quando ritorneremo dall’esilio. «Non so che farmene dei vostri sacrifici e dei vostri riti», tuonava il Dio dei Profeti, se essi devono servire a coprire con il fumo dell’incenso la vostra mancanza d’amore per il popolo che vi è affidato: a cominciare dai poveri e dagli oppressi, dagli abbandonati e dagli avviliti, dalle donne sole e dai bambini di nessuno, dai malati lasciati a loro stessi e dei feriti dei quali nessuno si preoccupa.

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