Le ferite del prossimo

Terza di Avvento

“Voce di uno che grida nel deserto Parrebbe una storia inutile; sappiamo di gente che vuole una tribuna oppure un palcoscenico anche per non dire niente. Eppure, il grido di Giovanni, porta un messaggio capace di cambiare il corso della storia, ragioni di vita,  fondamento di lotta e di speranza: “ accogliete la Parola  del profeta Isaia e rendete diritta la via del Signore. Sta per venire a voi Colui che battezza in Spirito Santo e verità”.

Anche noi sperimentiamo, in certi momenti, il tempo del deserto dove, nessuno sembra accorgersi delle nostre fatiche, delle nostre ferite, le nostre attese di guarigione e salvezza.

Il Natale di Gesù è la risposta del Cielo. Lassù c’è un Padre che ascolta e si prende cura.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

I liturgisti chiamano questa terza domenica di Avvento, la domenica della  gioia e della letizia, hanno pure inventato il colore rosaceo per le vesti liturgiche ma il tutto mi pare “ cosa poco seriamentre molto forte e serio è il messaggio che oggi, attraverso il profeta Isaia e Giovanni, la Parola di Dio ci consegna. Anche oggi noi faremo una lettura un po’ partigiana ma autentica e fedele alla Sacra Scrittura.

Quelle che Isaia ci rivolge sono parole decisamente importanti  per capire il valore del Battesimo e della Cresima i due sacramenti che iniziano la nostra vita cristiana, il nostro cammino come discepoli del Signore Gesù. Sono, per eccellenza, dono dello Spirito Santo.

Sono il primo autentico Natale della nostra vita; rivelano un Dio che cerca casa in ciascuno di noi, che in noi si fa presenza, attraverso di noi si fa solidarietà, con noi si prende cura dell’umanità. Cari amici; Io non so quanto un genitore si rende conto quando chiede il battesimo per i propri figli. Semplicemente so che: Sono da benedire questi genitori che chiedono i sacramenti per i propri figli, perché trasformano i propri figli in “ casa di Dio”,  tempio santo in cui Dio si fa presenza, opera salvezza e guarigione” .

** E noi ci chiediamo perché il Signore Dio ci regala i suoi doni più preziosi, i suoi sacramenti?  Perché ognuno di noi, abitato dallo Spirito santo sia reso capace di:“ portare il lieto annuncio ai miseri, fasciate le piaghe dei cuori spezzati, proclamare la liberazione degli schiavi, rimettere in libertà i prigionieri, annunciare l’anno di grazia del Signore”. **

Quando Gesù oramai diventato adulto e, suo malgrado famoso, entrerà nella Sinagoga del paese dove è cresciuto, Nazareth, si presenterà con queste parole del profeta Isaia, i suoi compaesani, che pure chiedevano miracoli, non solo non lo accettano, ma lo cacciano  fuori dal paese e cercano di ucciderlo.

Eppure questo compito, questa missione è ciò che il Signore, oggi chiede, a ciascuno di noi,

“ ascoltare il grido di fatica e di dolore che si alza verso il cielo da parte di tutti i perseguitati a causa della loro fede, del colore della loro pelle, della lingua che parlano o delle ragioni della loro nascita e origine dove, troppo spesso essere poveri non è considerato uno svantaggio ma una colpa.”

Questo accade anche nel ricco e opulento mondo occidentale. Pensiamo a tutti gli estromessi dalla realtà produttiva, a quelli che sono professionalmente o affettivamente falliti, ai malati cronici, agli invalidi e ai disabili, a quanti non riescono a reggere il passo del sistema.

Allora, prendere sul serio il dono dello Spirito santo in noi, ricevuto con il battesimo e la cresima, nutriti dalla Parola di Dio e dall’Eucarestia, ci impegna tutti, ci impegna veramente tutti a spezzare tutte le catene inique che rendono asserviti o schiavi  del bisogno, o della prevaricazione mafiosa, a liberare dalle ferite della corruzione politica, economica, culturale. Consapevoli che anche il benessere, a volte ci toglie la libertà e ci rende asserviti al sistema.

Il Signore non ci sta brontolando. Ma come un vero Padre ci mette in guardia, ci traccia la strada, ci indica delle mete e ci offre delle opportunità, poi da vero Padre e mai da padrone, ci lascia liberi di scegliere.

Ma queste sollecitudini sono soprattutto il segno di una smisurata stima nei nostri confronti, ci chiede di collaborare con Lui a umanizzare  la storia che stiamo vivendo liberandola da tutte le forme  di violenza e di brutture che la inquinano, di ripensare alla distribuzione dei beni e delle ricchezze che sono per tutti, che bastano per tutti se qualcuno voracemente e disonestamente non se ne appropria.

La terra è di tutti, anche degli ultimi e dei più deboli, la libertà è per tutti anche per i meno audaci, la salute è per tutti anche per chi è più fragile e meno ricco, il sapere e la conoscenza sono per tutti perché tutti siamo fratelli.

Questo è ciò che noi ci aspettiamo dal Natale di Gesù. Perché se la venuta del Messia non rende più libero, giusto, bello e umano questo mondo a che ci serve?

Un Natale di luci, di sovrabbondanza e spreco per quei pochi che se lo possono permettere, non diventa profezia, annuncio, impegno per una vita buona e migliore per tutti a cosa serve?

Capisco che molti siano preoccupati di un natale povero e senza grandi segni di festa, senza grandi mangiate e divertimenti a non finire: Ma noi, almeno noi credenti, noi battezzati e cresimati, vogliamo come Giovanni gridare, magari anche noi nel deserto di una società che non ascolta ma dove ascoltano le vittime di questo sistema, che il Natale di Gesù è tutta un’altra storia?! È una storia che finalmente guarisce, cambia e genera una umanità diversa e migliore?!

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