Commento al Vangelo della tredicesima Domenica Lc 9,51-62

“Rese forte il suo volto e si incamminò decisamente verso Gerusalemme“. Con questo volto forte e saldo inizia l’ultima parte del Vangelo di Luca. D’ora in poi, questo Vangelo, non è più tanto una parola da ascoltare, ma una via da seguire, strada da percorrere dietro a Lui, dietro al suo volto forte, che non si volta indietro, anche se ad attenderlo, a Gerusalemme, c’è una croce.

Cari amici: pensiamo ai nostri ritardi, ai nostri rimandi, alle nostre lentezze. Non ci sono pericoli mortali a rallentare il nostro cammino dietro al Signore. Eppure non riusciamo a tenere il suo passo. Più che l’infedeltà è la pigrizia, la mediocrità, il disimpegno, lo scarso amore, la poca memoria a renderci incerti e lenti.

Scrive Josè Saramago: “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità, forse non meritiamo neppure di esistere”.
Le vicende di questi giorni ci interpellano seriamente tutti, nessuno può tirarsi fuori.

SILENZIO. PERDONO. ABBRACCIO.

Domenica scorsa, meditando la SS. Trinità, concludevamo che se vogliamo davvero essere cristiani, discepoli del Signore Gesù, dobbiamo con Lui e come Lui diventare eversivi al sistema e ribelli per amore. Gesù si incammina decisamente verso Gerusalemme e, strada facendo, annuncia a chi lo segue la logica del Regno di Dio. Le Beatitudini e un volto nuovo di Dio. Tralascia l’onnipotenza e rivela il Padre; Padre nostro e Padre per quanti lo accolgono.

Questo manda fuori di testa sia il tempio con i suoi capi che si ritenevano custodi assoluti dell’onore e della onnipotente gloria di Dio, sia l’impero romano dove, il Cesare di turno si considerava emanazione del potere e della gloria di Dio, ed entrambi, il tempio e il trono imperiale, decidono di fermare Gesù crocifiggendolo.

La morte per crocifissione non era una semplice condanna ma una precisa tortura per i sovversivi e i ribelli, considerati una pericolosa minaccia al potere. Gesù era un pericoloso sovversivo, e il potere ha pensato di fermarlo. Crocifiggendolo, appunto!

D’altra parte, cominciò sua madre Maria ad essere la più sovversiva tra le donne che la storia ricordi; dice infatti l’evangelista Luca descrivendo l’incontro di Maria con Elisabetta, madre di un altro martire: Giovanni il Battista: Lc 1, 39 – 56. “ il Signore ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha mandato i ricchi a mani vuote, ha risollevato dalla polvere e liberato dall’oppressione i poveri e i calpestati .. “.

A quanti lo vogliono seguire, Gesù indica la strada della sobrietà e del servizio, la cura degli ultimi e la dignità per tutti di un pane onesto e condiviso. A non riporre le proprie attese nelle ricchezze e nelle garanzie del potere e a seguire Lui, il maestro. Non avere certezze e potere perché la comunità dei credenti non sia una delle tante consorterie che ingombrano il mondo.

D’altra parte non è mai la povertà o la mancanza di potere a rallentare il cammino della Chiesa, sono piuttosto le ricchezze e le alleanze con i potenti a renderla incredibile. L’affetto per le persone care come la cura dei defunti non impediscono di seguire il Signore, ma non bastano al progetto di Dio. Chi di noi ama veramente sa, che non è l’impegno per il Vangelo ad impedircelo; anzi! Noi amiamo di solito ciò che è molto e facilmente amabile. Il Signore Gesù ci invita ad amare non solo quelli che ci servono e ci gratificano, ma soprattutto quelli che sono difficili da amare e spesso, restano nella solitudine.

La cura dei defunti, dopo che li abbiamo veramente amati da vivi anche nelle loro fragilità e malattie, è ciò che ci rende veramente umani. Tuttavia non possiamo ridurci a semplicemente piangerli o seppellirli. Tutti noi piangiamo la morte di almeno una persona cara. Anche Gesù lo ha fatto per l’amico Lazzaro e, ancor di più, per il figlio della vedova di Naim. A volte siamo portati ad interrogare il cielo o, ad imprecare contro il cielo, per delle morti che sentiamo profondamente ingiuste.

Ora Gesù, ci sta dicendo che non basta seppellire i morti, dobbiamo annunciare il Regno di Dio, del Signore che ama la vita, rivestire la nostra pietà non solo di sentimenti umani, ma di realtà divine. E ci affida al Padre che non consegna la vita dei suoi figli alla morte per sempre. È il Signore della vita. Anche Lui il Signore Gesù attraverserà la morte ma solo per risorgere e, a quanti lo accolgono dona una vita che nessuna morte può ferire.

In fine, vorrei dire una parola, per tutti coloro che, strada facendo, si sono voltati indietro. Per quanti si sono stancati, sono inciampati o caduti, si sono impauriti o smarriti o, semplicemente non ce l’hanno fatta. Non credo che siano tutti infedeli. La maggior parte è partita con un cuore buono e sincero, poi … ognuno conosce la sua storia e il Signore conosce la storia e il cuore di tutti.

Sono preziosissime le parole che Gesù dice a Simone Pietro, là sul lago di Tiberiade, dopo la Pasqua. Pietro per tre volte nella notte delle tenebre ha rinnegato Gesù. Qui, sulle rive del lago, Gesù chiede per tre volte a Simon Pietro se lo ama, se almeno gli vuole un po’ di bene.

Commoventi le parole di Pietro che, vorrei fossero le mie e le vostre, amici miei: ”Signore, tu sai tutto. Tu sai che ti voglio bene”.

E Gesù a lui: ”Pietro, pasci i miei agnelli, custodisci il mio gregge”. Grazie Signore! Tu, almeno Tu Signore, continua a scrutare e ad abitare il nostro cuore. Regalaci sempre un po’ di fiducia, non privarci mai del tuo Spirito e delle tue Parole che ci accarezzano il cuore e ci fanno vibrare la vita. GRAZIE SIGNORE!