Commento al Vangelo della quattordicesima Domenica Lc 10,1-12.17-20

“Non è bene che uno sia solo.” La buona notizia che il Regno di Dio si è fatto vicino, non si annuncia nella solitudine, ma nella comunione.  Il primo annuncioche un modo nuovo e migliore di viverci la vita, parte proprio da lì, dal superamento delle divisioni, nella ricerca della comunione.

Il secondo annuncio è la pace.  Pace che significa attenzione all’umanità, ai volti, alle persone. Diffidiamo di chi ama tutti, di chi se la intende con tutti, senza fatica. La prova si ha non nella genericità qualunquista ma nel faccia a faccia con la vita, le storie, le attese e le fatiche di ogni giorno, nel chinarsi sulle ferite concrete di tutti coloro che interpellano la nostra vita.

Perché il prossimo da amare non è necessariamente quello che io vado a cercare secondo i miei gusti, ma sicuramente colui che mi viene incontro e chiede il mio aiuto, il mio ascolto, il mio perdono e il mio abbraccio; anche se non mi piace!

SILENZIO. ABBRACCIO. LODE.

Gesù manda i suoi amici, cioè ognuno di noi, con un equipaggiamento leggero. Siamo messaggeri di salvezza non conquistatori. La vita di ognuno e di tutti, non dipende  dall’accumulo di cose e di beni, che pure ci vogliono. C’è un minimo necessario per tutti; il di più è solo zavorra che impedisce il cammino, impedisce l’incontro, impedisce la Vita.

Ci vuole il pane, l’acqua, il nutrimento necessario per vivere, e ci vuole per tutti. Ci vogliono un minimo di diritti umani, il rispetto reciproco, la libertà di espressione e di movimento, la dignità riconosciuta, e ci vuole per tutti. Ci vuole un minimo necessario di salute e dei mezzi per conservarla, e ci vuole per tutti. Ci vuole la cultura, il sapere, il diritto alla conoscenza, e ci vuole per tutti. Senza questo riconoscimento condiviso e per tutti, non ci può essere vera pace.

Sembra tutto logico e semplice! Ma non è così! Troppi si sentono superiori e diversi. Troppi hanno bisogno di calpestare qualcuno per sentirsi vivi. Hanno bisogno di inventarsi un nemico per sentirsi forti; amano essere e sentirsi grossi per farsi spazio. Gesù ci invita ad essere e ad agire da grandi, non da grossi.

Certamente la Comunità dei discepoli del Signore, deve ritrovare, dobbiamo tutti, ritrovare il gusto della semplicità, tornare ad innamorarci, se non della povertà, almeno della sobrietà; chi è segnato dal Crisma dello spirito Santo,  chi porta in sé il dono del Battesimo, non può mai essere un uomo di potere, non può esibire i segni e la forza del potere, ma del servizio.

Tutti sanno esibire  la voglia di potere, anche gli stupidi. Solo i grandi sanno fare della propria forza, della propria sapienza e della propria umanità, delle proprie ricchezze, un  dono, un bene, una benedizione per i piccoli e i fragili che hanno accanto. E la pace che portano, viene insieme con la sobrietà della loro vita e del loro vivere, perché la pace viene quando cessa il desiderio di possedere e di dominare, e inizia la capacità di servire e di prendersi cura.

Le guerre, quelle piccole, meschine, familiari, come quelle planetarie, nascono sempre dal desiderio di qualcuno di dominare e possedere le cose, la vita, la libertà e la dignità degli altri.

In fine, Gesù ci dona e ci educa ad uno sguardo nuovo per camminare liberi sulle strade del mondo e della vita.

Beati i puri di cuore, insegna, Gesù, ai suoi. Perché  solo un cuore puro ci rende capaci di vedere la realtà senza incubi, affanni e paure. “ La messe è molta, ma gli operai sonopochi, pregate dunque …“ come a dire: c’è un mondo che ha fame di vita, di libertà, di futuro e di cose belle … entrate in sintonia con  Dio, imparate ad avere un cuore come il suo, guardate all’umanità che vi viene incontro come la vede il Padre, liberatevi dalle vostre paure.

Siamo figli di una generazione che ha sognato e visto la luce della libertà durante il buio della dittatura. I nostri padri e le nostre madri hanno sognato la pace e la prosperità in tempo di guerra e di fame. Hanno sognato e desiderato la nostra vita nonostante il tanfo di morte che ammorbava l’aria e l’anima di molti. I nostri padri e le nostre madri hanno creduto. In Dio? Certamente! Ma hanno creduto anche nell’umanità di cui si sentivano parte e hanno costruito storie d’amore nonostante l’impero dell’odio. Da questo amore, da questa capacità di amare, da questa volontà di amore, noi siamo nati!

Siamo tutti, tutti, tutti, chiamati ad annunciare un capovolgimento della storia. Perché Dio, almeno Dio, non fa preferenze. Almeno Dio non può essere accusato di parzialità e di razzismo perché tutti siamo chiamati a divenire suoi figli, non per nascita, per provenienza, per il colore della pelle o per il modo in cui preghiamo.

Ma perché stiamo imparando a vivere come figli suoi, ad avere in noi i sentimenti e i pensieri suoi, ad avere occhi e cuore che amano e vedono come i suoi.

Abbiamo perso l’innocenza! Guardiamo i nostri bambini! Loro non hanno nemici! l’innocenza  li rende capaci di incontro e amicizia con tutti. Il mondo che stiamo costruendo non è tanto e neppure soprattutto per noi;  ma per loro. Allora ritroviamo un po’, almeno un poco della nostra innocenza perduta e impariamo a guardare alla realtà con lo sguardo dei bambini.

Come diceva Carmela, la vecchia prostituta che vive al quartiere Zen 2 di Palermo e che si occupa dei bambini di strada:” Voglio spendere ciò che mi resta della vita per custodire l’innocenza di questi bambini e per recuperare un po’ della mia: è vero che l’ho perduta! Ma l’innocenza non si perde per sempre! Si può recuperare!” Dio lo sa che si può recuperare.   

Cari amici, questa Eucarestia serva a farci ragionare, se non proprio come Gesù, almeno come Carmela: l’innocenza non si perde per sempre, si può recuperare.