L’attesa di chi sa amare veramente

Signore Gesù, tu ci hai insegnato a vincere la sete e la fame, la paura e la solitudine, lo spazio e il tempo. Non permettere al male di derubarci il meglio di noi e poi disperderlo, non lasciare che sia prosciugata la fonte che alimenta la tua promessa e l’attesa di Te.

Con questa  antica preghiera, rubata chissà dove, iniziamo le nostre riflessioni di Avvento. Questo inizio di un tempo nuovo che ci prepara a vivere il Natale di Gesù, a sperimentare un Dio che ascolta, conosce, vede e si fa vicino a tutti e ad ognuno per coltivare e custodire tutti i segni di grazia, di bellezza, di futuro. ( Esodo 3 )

Noi crediamo in un Dio che non è mai sordo al grido degli ultimi della fila, un Dio e Signore che si fa colmo di felicità per il sorriso di un bimbo e si fa presenza liberazione per chi è nel pianto. Avvento! Oggi più che mai ne abbiamo bisogno, per cominciare a vivere finalmente una storia nuova, poiché Dio, in Cristo Gesù, entra nel fiume della storia come annuncio e profezia di un tempo nuovo. E chiede ai suoi discepoli di allora e di sempre , oggi lo chiede a ciascuno di noi, di fare come Lui.

L’Avvento, per noi cristiani è un tempo di grande impegno. Per noi, divenuti adulti anche nella fede, non è più tempo di mascherine più o meno devote da collocare nei presepi sempre più pagani, per noi, oggi, è tempo  di profezia e di testimonianza. A proposito di presepi, è cosa buona che ci sia in ogni casa, consapevoli che anche i pagani, come qualsiasi persona intelligente e non necessariamente credente, possono dedicarsi con cura a realizzare il presepe migliore; ma dai credenti, da quanti, come noi, pregano il Dio rivelato da Gesù e lo chiamano Padre nostro, da ciascuno di noi, ci sia aspetta ben altro impegno, testimonianza e profezia.

La Parola di Dio, oggi più che mai, ci impegna ad ascoltare il gemito e il grido degli oppressi e dei maltrattati,  a vedere l’umiliazione e la fatica dei rifiutati,  le ferite  e le paure di coloro che scappano in cerca di umane possibilità di vita, e a farci presenza, vicinanza solidale e fraterna con quanti lottano e operano perché il mondo sia migliore, e lo sia per tutti.

La terra risuona spesso, troppo spesso di un pianto mai finito, ma il Vangelo ci domanda di non smarrire il cuore, di non camminare a capo chino, a occhi bassi. Ci invita caldamente a sollevare lo sguardo, a guardare in alto, a guardare oltre, perché la nostra liberazione è vicina, e per tanto, a fare la nostra parte. Questo è anche tempo di preghiera più profonda e intensa ma, attenzione; la preghiera non diventi mai la foglia di fico dietro cui si nascondono ignavia e disimpegno.

“ Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi posto nel loro cuore  Gaudium et Spes. 

Ci conceda il Signore, in questo avvento, un cuore leggero e attento, per vegliare sui germogli di vita buona e di vita vera, su ciò che spunta e sul nuovo che nasce anche in questo tempo di troppe orribili e disumane guerre, vegliamo amici sui primi passi della pace, di una pace difficile ma necessaria, sul respiro della luce che viene a ridurre il buio della notte e le tante, troppe paure che ingombrano i nostri cuori  e inaridiscono le nostre anime.

Si amici!  Facciamo che sia veramente una cosa seria e, questo Avvento  porterà  il Natale di Cristo in ciascuno di noi e, l’infinito amore del Padre nostro, sarà il nostro orizzonte.