La  Speranza più che la paura . . .

Siamo al termine di questo anno liturgico, domenica prossima la Chiesa  celebra la solennità di Gesù Cristo, Re dell’universo. Oggi, Papa Francesco, con la giornata dei poveri, ci invita a riflettere sul dramma della povertà, la liturgia ci  parla dei tempi ultimi e lo fa aprendoci ad una grande respiro pieno di vita, pieno di speranza.

L’espressione dolente e preoccupata del “ dove andremo a finire?  evidentemente non è molto cristiana, non appartiene ai discepoli del Signore di allora e neppure a quelli di oggi. La fede nel Signore Crocifisso e Risorto non ci incammina verso la fine ma verso la meta; Gesù viene crocifisso perché la persecuzione c’è, e il martirio dei giusti, il disprezzo dei piccoli, la violenza sui fragili c’è e, il gemito dei sofferenti come il grido dei perseguitati salgono verso un Cielo che ascolta ( Esodo 3, 7 ). 

Ed è proprio perché Dio ascolta e si fa liberazione che ci affida al Risorto, ci incammina verso la risurrezione, e ci sollecita a vivere da risorti. Per questo, mentre cadono le star o le stelle degli Olimpi terreni e si dissolvono i divini imperi, anche quelli guerrafondai o finanziari come il sistema propone e impone,  il profeta Daniele  annuncia:   i Giusti risplenderanno nel firmamento, coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle, per sempre “.

E allora coraggio amici, il cielo sarà sempre luminoso e ricco di presenze amiche, non si spegneranno le stelle di cui abbiamo bisogno nella notte. Il Signore Gesù e ama e porta la speranza, non la paura e ci introduce alla scuola degli alberi, a tornare attenti alla natura, a guardare, vivere, abitare la terra non con  l’animo rapace e distruttivo ma con la sapienza di chi la terra la ama, la custodisce, la coltiva con cura perché ci sia madre e sorella.

Rischiamo di essere una generazione lamentosa, che non sa più ringraziare, che ha dissipato i profeti e i poeti, che non si stupisce più né davanti alla bontà, e neppure davanti alla bellezza, consumatrice di vita e affetti senza capacità di innamorarsi veramente, che attraversa molti sogni senza impegnarsi veramente perché uno, almeno uno diventi realtà e si faccia storia di vita buona e di salvezza vera.

Quello che l’evangelista Marco ci propone in questa liturgia, è il Vangelo della Speranza, e lo fa per noi che viviamo in un tempo dal lamento facile, dall’impegno scarso e dalla paura sempre presente; non annuncia la fine del mondo ma il significato del nostro stare al mondo e, di fronte alla paura ci invita a levare lo sguardo. 

Si amici! Siamo chiamati a levare lo sguardo verso un cielo che non è vuoto ma abitato da un Dio e Signore che ci ascolta, che ci guarda, che ci viene incontro non con il dito puntato dichiarandoci colpevoli – e magari lo siamo, almeno per la disumana indifferenza davanti a gemito e al grido di quanti soffrono – ma offrendoci l’abbraccio di una padre, di una madre che ci amano. 

Perché noi crediamo, in un Dio e Signore che è felice di esserci padre e madre e, anche se a volte, siamo figli un po’ balordi e poco affidabili, Lui, il Signore è felice di esserci padre e madre. E allora, proprio davanti alle tante ragioni di preoccupazione e di affanno, non cediamo al lamento ma rimbocchiamoci le maniche del cuore , dell’anima e della camicia e diamoci da fare, non sarà il lamento a cambiare la storia ma il nostro l’impegno concreto.

La Liturgia è iniziata con una preghiera bellissima che riascoltiamo:” O Dio, che fai risplendere i giusti come stelle nel cielo, accresci in noi la fede, ravviva la speranza e rendici operosi nella carità, mentre attendiamo la manifestazione gloriosa del tuo figlio Gesù “.

Lasciamoci contagiare dal grande cuore e dalla incrollabile fede di Papa Francesco che oggi, si amici, proprio oggi ci invita a  riflettere sulle smisurate moltitudini di poveri nel mondo e a ripeterci che non è il pane che manca sulla tavola del mondo e non sono neppure le opportunità che mancano, purtroppo sovrabbondano e dominano la voracità e l’iniquità di un sistema di peccato, che dobbiamo sconfiggere. 

Iniquità  e ingiustizia che noi dobbiamo e vogliamo sconfiggere. Perchè rappresentano il buio e l’oscurità che non vogliamo, perchè non ci siano più per nessuno, giornate senza sole, notti senza luna, cammini di viandanti o sogni di innamorati, senza guida di stelle a indicarci la meta e a custodirne il sogno.

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