La passione di Dio

Oggi  non c’è omelia. Leggiamo la passione  dal Vangelo di Marco, poi facciamo un po’ di silenzio.

Tuttavia ci regaliamo alcune riflessioni che ci possono accompagnare in questi giorni della settimana santa. La prima riflessione è il rapporto di Gesù con il potere di allora e di sempre. Ve lo immaginate l’annuncio di un re che si presenta a Gerusalemme  in groppa ad un asinello preso a prestito? All’epoca i segni contavano molto. Neppure un soldato si sarebbe presentato in groppa ad un asinello senza far ridere tutti. Meglio a piedi!?

Ebbene, Lui, il Messia atteso si presenta così; acclamato dal canto, dal gioco, dalla gioia dei bambini che non avevano alcun diritto pubblico o politico. Fanno  festa, è vero! Più che altro si divertono; finalmente un grande che non incute paura, timore, soggezione. Rivelando una verità fondamentale per  gli adulti di allora e di sempre, anche per noi; Dio non è da temere ma da accogliere quando ci viene incontro. E loro lo fanno, loro si lasciano incontrare e manifestano tutta la gioia di cui sono capaci.  Finalmente un Dio che  suscita nei piccoli, in quelli che non contano, una gioia sorprendente e viva.

La Scrittura dice che tutta la città lo acclamava. Forse è vero, ma se è vero, allora la stessa folla, tutta la città che lo acclamava il sabato è la stessa che lo condannava il venerdì? Gesù non ha mai creduto nella forza del potere, nei segni prestigiosi e costosi e, a volte mortiferi, di cui il potere ama circondarsi, si presenterà come il Messia atteso da secoli, mite e disarmato, affermerà di essere re ma non alla maniera di questo mondo, e lo fa in un contesto di lotta continua tra gli zeloti ebrei e la spietata macchina repressiva degli occupanti romani.

Il potere ha i suoi segni di dominio, di repressione e di morte; Lui porta un sorriso e un desiderio di vita che i piccoli accolgono subito e con festa, invitando tutti i piccoli di allora e di sempre, a farsi una bella risata sul potere comunque si manifesti. Questo valeva allora, oltre duemila anni fa, questo vale ancora oggi; vale nella società civile e vale anche  dentro la chiesa: una bella risata sul potere e le sue fantasiose forme di dominio, rimette le cose a posto.

Ridimensionando il potere, Gesù ci restituisce in tutta la sua interezza il dono e l’esigenza della fraternità, il dono della nostra personale identità amata da Dio e che deve essere rispettata da tutti, sempre! Il Signore Gesù demitizza anche l’immagine di Dio, in particolare l’immagine di un Dio onnipotente. Le nostre liturgie rigurgitano di espressioni circa l’onnipotenza divina e l’agire onnipotente di Dio, ma Gesù non ha mai voluto essere onnipotente, mai usa questa espressione quando si rivolge a Dio, chiamandolo invece Padre.

La passione  di Gesù rivela che Dio mai si impone con gesti di onnipotenza ma che sempre si propone con gesti di benevolenza, sollecitudine, misericordia, cura, compassione, perdono, guarigione, risurrezione. Un Dio appassionato che si china sulla fatica e la fragilità di tutti e di ognuno; a volte rimprovera il nostro peccato, ma sempre è chinato sulle nostre fatiche, cura le nostre ferite. È il Dio e Signore che ha tanto amato questo mondo, anche quello dei nostri giorni, da donarci il suo Figlio unigenito perché chiunque vive e crede in Lui non muoia ma abbia la vita vera ed eterna.

Passione non significa soltanto sofferenza o dolore, passione significa anche amore acceso per qualcuno. Passione significa anche innamoramento.  Noi siamo chiamati a credere in un Dio innamorato di questa nostra umanità, di questa terra, di questo tempo.

Vogliamo leggerla così questa settimana di passione. Dio ha una passione, un innamoramento per la nostra umanità,  e questo, lo ha reso capace di prendere su di sé tutta la fatica del mondo nel suo divenire, tutta la precarietà, la fragilità, il peccato del mondo, ma anche tutta la sofferenza possibile e immaginabile, fino alla morte, fino alla risurrezione.

Allora il cristiano che medita la passione di Gesù non può non sentire questa “Passione di Dio “ dentro la passione di tanta parte dell’umanità, un Dio che ascolta e risponde al gemito che dalle terre ferite, violentate, spogliate, disperate, sale verso il cielo, verso il Padre. La settimana santa non è semplicemente il ricordo di ciò che è accaduto ma memoria viva di ciò che sta accadendo. Di ciò che l’umanità sta vivendo.

In questi giorni, mediteremo la passione dolorosa del Signore, consapevoli che solo l’amore lo ha reso capace di questo atto così grandioso e redentivo, un gesto eterno di Dio che si perpetua nel tempo. Verrà la Pasqua a dirci che Lui ci precede sulle strade di tutte le Galilee del mondo. Ci donerà il perdono e la pace, ci donerà il suo Spirito Santo perché con Lui e come Lui sappiamo essere capaci di una vera Passione verso l’umanità dei nostri giorni.

Lui esce dal sepolcro perché anche noi possiamo e vogliamo risorgere dai nostri sepolcri, dalle nostre indifferenze, dai nostri omertosi silenzi verso il sistema che si è trasformato in nuova divinità, nuova idolatria del potere, la stessa idolatria che lo ha condannato a morte. Risorgere allora per andare incontro all’umanità potendo dire con sincera fede e coerenza di vita a quanti incontriamo: “Gioia mia, sii felice, Cristo è risorto!”

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