Il Signore non prende le distanze

Dio ci rivela che la solitudine è il grande male di ogni tempo, e che noi siamo stati pensati e creati per vivere in Comunione, abitati dal desiderio di essere con e per gli altri.

Don Tonino Bello, insegnava che la Trinità non è semplicemente viverci accanto: uno + uno + uno. La Trinità divina ci insegna e ci fa capaci di vivere l’uno per l’altro, come a dirci e a farci sperimentare che la mia vita è il cibo che nutre la tua vita, il mio vivere è il prendermi cura di te e viceversa.

È la grande sfida e missione che il Signore ci affida perché la nostra vita e il nostro vivere siano sperimentare  gesti divini possibili anche a noi quando siamo in comunione con Lui.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Per parlarci della Trinità, il Vangelo non usa formule, simboli o ragionamenti sofisticati, ma racconta di un appuntamento che il Risorto fissa per i suoi amici: “ Non abbiate paura, . . .  So che cercate il Crocifisso, non è qui, è risorto, come aveva detto . . . andate a dirlo ai discepoli che è risuscitato dai morti e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete  Sono le parole dell’Angelo alle donne che vanno al sepolcro la mattina di Pasqua.

Gesù indica la Galilea come il luogo  per incontrarlo risorto e vivo, dice una regione difficile, disprezzata e complessa, ma non dice dove, se in montagna o in pianura. I discepoli capiscono da soli dove andare, capiscono che nella Galilea dei pagani, c’è un posto unico, dove Gesù si è fatto conoscere, si è manifestato come il Dio con noi, dove Gesù ha svelato il volto e il cuore di Dio manifestandolo come l’Abbà, come il Padre esclusivamente buono e capiscono che solo lì possono incontrare e sperimentare il Risorto.

Questo vale anche per ciascuno di noi, vale per tutti. Se si continua a cercarlo nelle logiche del tempio, negli anfratti delle religioni, nelle diatribe dei dottori e dei teologi, si può perfino diventare religiosi, anche molto religiosi e continuare a portarci nell’anima l’inquietudine che Lui, il Signore Gesù, stia sempre da un’altra parte, che sia rimasto crocifisso da qualche parte. Non è un caso che l’emblema dei cristiani non è il Risorto ma il Crocifisso.

Ma perché la Galilea è così importante? Cosa  c’è che non ci sia altrove? Il luogo delle Beatitudini. Loro ci vanno, e ci vanno tutti! Anche quelli che dubitano ancora, anche quelli che si portano addosso  l’amarezza del tradimento, della fuga, dell’abbandono,  il suicidio di Giuda che pesa sull’anima di tutti. Ci vogliamo essere anche noi, con la nostra storia. Ci dobbiamo entrare in questa storia delle Beatitudini, se vogliamo incontrare il Signore Risorto.

E ricordano i discepoli, quelli di allora, quelli di oggi, quelli di sempre, che lì, finalmente, per una volta, ci siamo sentiti tutti dalla parte giusta per ascoltare il Signore. Lì, mentre Gesù parlava rivelandoci il volto e il cuore del Padre, ci siamo sentiti dentro le lacrime dell’umanità, i sogni e le speranze delle generazioni a venire, ci siamo sentiti un tutt’uno con le povertà  e le aspirazioni degli ultimi, tra le ingiustizie subite dai perseguitati. Lì, abbiamo scoperto  di essere anche noi dalla parte dei bisognosi di misericordia e di perdono.

Ed è successo che entrando nello Spirito delle Beatitudini, abbracciando e facendo finalmente nostro il cuore del Vangelo  abbiamo sentito il Signore che ci veniva incontro . Sì amici, noi crediamo in un Signore che ci viene incontro, che non si nasconde, a cui stanno a cuore la nostra vita più bella e intatta ma anche la nostra fragilità e le nostre paure. 

Si prostrarono davanti a Lui ma, alcuni dubitavano. Certo, prostrarsi al Divino non è difficile, tutti sanno prostrarsi davanti a ciò che manifesta potenza, grandezza, luminosità, lo hanno fatto in tanti nel passato e lo fanno ancora di più nel presente. Ma farlo davanti alle ferite aperte dei crocifissi, prostrarsi, abbracciare e prendersi cura,  come fece Francesco con i poveri e i lebbrosi di Assisi, come accade ancora oggi in tante parti del mondo dove ci sono i testimoni del Risorto, ecco, lì ci vuole una fede vera, lì non basta la religiosità. 

È proprio lì, nell’abbraccio delle Beatitudini del Cristo Risorto che non nasconde le ferite della passione, lì sta il cuore di ogni fede che sia vera, anche perché, poveri e lebbrosi, oggi abbondano e non sono sempre facili da amare. Ed è proprio a loro che il Signore ci manda. 

“ andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnate loro ciò che vi ho comandato, io sono con voi”.

C’è tanta misericordia in queste parole Signore! Tu ci mandi a fare cose grandiose, Tu ci mandi a cambiare il mondo e la sua storia, Tu ci affidi la salvezza per tutti e io,  come ognuno di noi mandati, ci sentiamo piccoli e inadeguati, ma Tu ancora ci vieni incontro e ci dici di non avere paura, non solo perché Tu ci accompagni sempre e perché niente viene fatto a nome nostro 

Alzeremo le mani per benedire il fratello e la sorella, ma la benedizione non sarà nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.  Immergeremo nel Battesimo  l’umanità dei fratelli e delle  sorelle, ma sarà fatto nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, alzeremo le mani per assolvere e sarà sempre nel nome del  Padre, del Figlio e dello Spirito santo, spezzeremo il pane  dell’Eucarestia e sarà ancora nel Tuo nome.

Grazie Signore; ora, finalmente vuoti da ogni vanità e presunzione abbiamo ciò che veramente conta, la Tua presenza  divina e trinitaria che mai ci abbandona.

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