Il pane è per i figli

Il Vangelo di Matteo ci propone la storia di una donna, di una madre che farebbe qualsiasi cosa per la figlia malata, una donna coraggiosa che non si arrende di fronte al rifiuto perché straniera, perché prima ci sono i nostri figli, i figli degli altri non contano.

È donna di un’altra religione, un’altra razza, un altro paese. Gesù insiste nel metterla a dura prova, vuole che dal suo cuore di madre escano parole capaci di cambiare la storia, che dicano a Lui, ai presenti di allora e ai credenti di ogni tempo , dicano a noi oggi, che Dio è padre per tutti e non ha figli di prima e di seconda scelta.

Gesù e la donna dicono parole enormi come montagne che nessuna stortura interpretativa, nessun inganno religioso può ridurre. Gesù dice: ”non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”.  Per i giudei di allora, i pagani erano considerati dei cani. Oggi, grazie a Dio non è più cosi. Ma per noi, cosa significano queste parole?

Prima riflessione. “Donna, grande è la tua fede”. Grande è la fede di una donna pagana, non conosce JHWH, adora altri déi, altri  Baal, eppure per Gesù è donna di grande fede. La grandezza della fede di questa donna non sta semplicemente nella sua tenacia di madre che segue Gesù gridando il suo dolore; ogni madre lo farebbe!

La grandezza della fede di questa donna sta nel fatto che lei crede che Dio sia più attento alla vita e al dolore dei suoi figli che non alla fede che professano. Lei non ha la fede precisa e puntuale dei teologi di qualsiasi religione, ma quella delle madri che soffrono. Lei conosce Dio dal di dentro, lo sente unito al suo cuore di madre, nelle pieghe del suo cuore ferito e pensa che Dio, se è Dio, non può che essere felice quando vede una madre, ogni madre, abbracciata alla sua creatura guarita.

Lei crede che il diritto supremo davanti a Dio ci è dato dalla sofferenza e dal bisogno e non dalla razza o dalla religione. E questo diritto appartiene a tutti perchè Dio ci ha creati tutti uguali, nessuno superiore ad un altro a prescindere  dal paese in cui si nasce o dal colore della pelle, dalla religione con cui si crede e si prega.

Seconda riflessione. Grande è la tua fede, grande è ancora oggi la fede sulla terra, dentro e fuori dalle chiese o dai templi, dalle moschee o dalle sinagoghe, perché grande è il numero delle madri e i padri che come questa donna Cananea, che forse non sanno il Credo per intero ma sanno il cuore di Dio, riconoscono Dio come il Consolatore e il Liberatore per tutti i sofferenti e i perseguitati del mondo. E sono moltitudini, oggi, i sofferenti e i perseguitati nel mondo.

E allora risuonano oggi, soprattutto oggi, in questo tempo difficile, un po’ triste e un po’ incattivito che è il nostro, ma che è pur sempre tempo di possibili conversioni e salvezza, risuonano le parole di Gesù rivolte alla nostra comunità, credente o laica che sia: ” il pane è per i figli”.  Sono più di un miliardo sulla faccia della terra i figli di Dio che non hanno pane.

Nessuna polemica con nessuno ma sono 14 milioni i cani e i gatti che mangiano accolti e curati nelle nostre case italiane con una spesa annua di due miliardi di euro. Ne hanno diritto certamente! Come diritto al pane lo hanno il miliardo di poveri.

Possiamo tutti fare qualcosa di buono per essere meno ingiusti verso l’umanità e meno sordi verso Dio. Tutti, tutti possiamo, dobbiamo fare qualcosa che salvi il nostro essere umani.

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