I santi come i giusti sono gli uomini e donne delle beatitudini

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono la vita piena, così conformata a quella di Gesù Cristo che, con Lui, attraverso di Lui e come Lui, hanno definitivamente sconfitto la morte. Perché hanno imparato a vivere da risorti scoprendo che: nessuno mai, neppure Dio, potrà mai toglierci quella vita, quelle risorse, quel tempo, quelle attenzioni, quella solidarietà, quella luce negli occhi, di cui già abbiamo fatto dono agli altri.

Solo chi vive per se stesso muore definitivamente, ma chi fa della propria vita un dono, un impegno, un nutrimento per la vita e la felicità degli altri, è entrato nella dimensione della vita piena, della vita simile a quella di Gesù risorto e, attorno a noi, accadono miracoli.

Dunque i santi non muoiono. Neppure i giusti muoiono per sempre; alcuni hanno amato così intensamente Dio e l’umanità da far abbracciare il cielo con la terra, altri hanno talmente amato la storia e l’umanità da portare il Divino sulla terra .
Un po’ come questi amici qui accanto di cui la storia ne è piena, uomini e donne molto credenti, non credenti o diversamente credenti; tutti hanno amato questa nostra umanità fino al dono totale della propria vita; sono i nostri fratelli e le nostre sorelle migliori, quelli a noi più vicini, quelli di cui stiamo ancora mangiando il pane della dignità, della libertà, della vita buona e onesta.

Accoglienza fraterna

Le Beatitudini che abbiamo appena ascoltato, sono il cuore pulsante del Vangelo di Gesù, di come lui si rapportava con Dio Padre e l’umanità, per questo, sono il volto più alto e più puro di ogni uomo, di ogni donna che vive sul serio e non tira a campare, sono le ipotesi di una nuova umanità.

Sono il desiderio prepotente di un altro modo di essere uomini e camparci la vita, dicono il sogno di un mondo migliore e possibile, fatto di pace, di sincerità, di giustizia, di cuori limpidi.
Al cuore del Vangelo per nove volte risuona la parola “ beati” che significa vita piena, vita di una umanità in cammino, di uomini e donne che sanno restare in piedi nonostante tutte le prove che la vita e il vivere comportano.

Perché sentono che c’è un Dio e Signore che si prende cura di loro, Un Dio e Signore che non ti esenta dalle prove, non ti risparmia la fatica, non ti garantisce dalla povertà e dal dolore e neppure dalla necessità di lottare, ma nella lotta per vincere povertà e dolore, nelle prove e nella aridità dei giorni, il Signore fatica e lotta, ama e cammina con te. Rimane con te.

Un Dio che cammina a piedi sulle strade della vita perchè nessuno rimanga escluso o perso.

Le Beatitudini riassumono la buona notizia del vangelo, sono l’annuncio gioioso che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico del bene e della felicità di qualcuno, il Padre si prenderà cura di lui.

È certamente un messaggio che viaggia contromano, le beatitudini sono un profondo atto di accusa e di ribellione ad un sistema che, produce per troppi, ingiustizia, dolore, pane di lacrime e di amarezza per gli impoveriti e i calpestati, gli esclusi della terra. Ma sono anche un atto di accusa verso tutti i cuori di pietra, verso tutte le cattiverie e le violenza che si consumano nei rapporti umani di ogni giorno a livello politico, lavorativa,affettivo, perfino religioso.

Le Beatitudini rivendicano un mondo dove sia possibile sperimentare pace e giustizia, verità e misericordia, equità e sobrietà, cura del debole e grande tenerezza negli affetti. Dove l’uomo e la donna restano sempre persone e non numeri, sigle o problemi.

Per questo iniziano con un verbo al presente, dicono di un popolo in marcia ora verso un mondo altro e migliore:” in piedi voi poveri, siate vivi voi guidati dallo Spirito, a testa alta voi costruttori di pace, voi che asciugate lacrime, voi che fate posto agli ultimi, voi che restate fedeli testimoni di tutto ciò che è vero, giusto, onesto e bello … abbiate fierezza e dignità perché è a quelli come voi che il Padre affida la costruzione del nuovo Regno”.

Un Regno dove la morte è sconfitta, perchè la morte non è roba di Dio. La morte è ciò che l’uomo sa produrre in abbondanza. I Santi come i Giusti vivono credendo fortemente in un Dio è Signore che riscatta dalla morte, comunque accada. Sanno che Dio non delude. Mai! Lui è il Risorto!

E per chi non crede in Dio cosa si può attendere oltre la morte?

Uno dei più grandi pensatori e filosofi del secolo scorso ,Max Orkeimer, ateo e materialista, nel 1970, ripensando all’immane tragedia dell’Olocausto e a tutte le vittime delle barbarie fino ai nostri giorni, scrive un trattato – La nostalgia del totalmente altro.
” Con la morte, l’ingiustizia tra vittima e carnefice rimane bloccata, si fissa nella storia. Ciò è ripugnante e inaccettabile, quindi diventa inevitabile la domanda: chi ridarà dignità di persone a tutte queste vittime? E risponde:” quando penso a questo, sento la nostalgia del Totalmente Altro, un’ulteriore dimensione dove sia possibile il riscatto, in modo tale che l’ultima parola sulle vicende umane non sia quella dell’ingiustizia, non la voce del carnefice.
C’è bisogno della teologia non solo per parlare di Dio ma per sorreggere la speranza di una parola di giustizia al di sopra di tutte le nostre prepotenze. Le vittime innocenti sono il giudizio sulla storia

Per l’ateo materialista Orkeimer l’ulteriore dimensione che permetta il riscatto dopo la morte è solo la nostalgia, per il credente in Cristo morto e risorto è certezza di fede in un Dio e Signore che, Risorto dalla morte, tiene fede alle sue promesse e la vita dopo la morte è realtà.

I santi, come i giusti, ci hanno creduto e noi tutti ci nutriamo delle loro prole e non certo di quelle dei loro carnefici. In fondo la tenerezza e la bellezza, insieme alla verità e alla giustizia, fanno camminare il mondo.

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