Guardate al chicco di grano…

Alcuni stranieri dicono ai Discepoli: ”vogliamo vedere Gesù”. Incontrano il Signore. Gesù però dice: ”se volete veramente vedere me, conoscere me, capire chi sono, guardate il chicco di grano, guardate la croce, perché quando sarò innalzato da terra, quando penderò dall’albero come uno sconfitto, allora capirete veramente chi sono“.

Un amico, in questi giorni, mi ha girato una vecchia canzone di Fabrizio De André – il testamento di Tito. La conoscevo da sempre, eppure, ascoltandola mi ha fatto ancora soffrire. Può darsi che anche il messaggio biblico, col tempo si sia logorato e confuso con le nostre stanche ideologie, ed è facile rileggerlo con rabbia e sarcasmo. La canzonetta è bella. Ma Dio non è così!

Il Signore Dio in cui crediamo non è un padrone geloso che vuole essere semplicemente obbedito: l’obbedienza è dei sudditi e dei servi. Lui, il Signore ci vuole figli, figli amati e come ogni padre e ogni madre, dai figli si aspetta ben più che l’obbedienza: si aspetta fedeltà. Per obbedienza si fa solo il proprio dovere, per fedeltà si compiono miracoli.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Sono  preziose anche per noi le parole che Gesù  rivolge a quelli che lo vogliono incontrare:

”guardate il chicco di grano gettato nella terra; muore per farsi pane, per nutrire la vita. Papa Francesco con il Vangelo in mano ci dice:”  Guardate ai tanti  Figli di questa umanità appesi o incatenati al patibolo della fame, della miseria, dell’ingiustizia, delle guerre, delle carestie e delle tante, troppe mafie, e domandiamoci: dove sei finita, umanità!”

Oggi, giornata della memoria e dell’impegno, nel ricordo di tutte le vittime innocenti e dei loro familiari, vittime della voracità e della ferocia mafiosa,  le parole di Gesù ci diventano davvero preziose: “ Se il chicco di grano, caduto a terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto “. 

È una frase difficile e anche pericolosa se capita male. Può dare origine ad una religiosità sbagliata, fondata sulla sofferenza, sul sacrificio, sulla rassegnazione. Invece  è e  vuole essere un inno grandioso  alla fedeltà; perché Lui, il Signore Gesù non si consegna ai suoi carnefici per obbedienza o rinuncia alla vita, ma per innamorata  fedeltà al Padre che è nei cieli e all’umanità che è sulla terra.    

È la fedeltà verso il cielo e verso la terra che fa di Gesù il Testimone perfetto, il Giusto per eccellenza. Un po’ come questi volti  di donne e uomini meravigliosi che abbiamo rappresentato qui accanto, sull’altare dei Giusti.

Cari amici, anch’io, anche voi, tutti noi, siamo chiamati ad essere un buon chicco di grano che vuole farsi cibo e nutrimento per chi ci vive accanto. Seminato dentro le nostre famiglie; oramai ci conosciamo da alcuni anni e di molti di voi conosco l’onestà, la fatica, l’impegno, la generosità quotidiana e ne ringrazio il Signore.

Siamo tutti chiamati ad essere del buon grano seminato dentro la comunità civile e religiosa di cui siamo parte, che vogliamo imparare ad amare e a servire, perché vedete, a volte sembra che la società civile, ma anche la stessa chiesa per molti aspetti, sia il pascolo generoso dei furbi e dei profittatori, dove a vincere sono i soliti primi della fila; ma non è così!

La società come la chiesa fanno la storia, capaci di abbracciare, nutrire, dare vita alle nostre comunità, ognuna facendolo secondo la propria natura e vocazione, perché sia dentro la chiesa, sia dentro la società, sono moltissime le persone oneste, buone, generose e altruiste a cui il bene del prossimo importa molto, e allora fanno, ogni giorno, il proprio dovere, la propria missione, e lo fanno, possiamo dire che, tutti noi cerchiamo di farlo, con tanta passione! 

Anche  la pandemia, al di la delle chiacchere di chi sa molto chiacchierare con le mani in mano, sta dimostrando nel volto e nella vita, nell’impegno di tanti testimoni e volontari, generosi e capaci, che il solo modo di perdere la vita è quello di vivere solo pensando a se stessi, il chicco di grano tenuto da parte, non diventa seme, non marcisce ma neppure germoglia , non diventa vita per nessuno, neanche per se stesso, e finisce per morire in sterile solitudine; se invece la vita la sappiamo donare allora è vivere in pienezza, allora si diventa cibo e nutrimento per una nuova generazione, per una umanità più bella, più vera, più umana, una umanità che profuma di presenza divina ha il sapore dell’eternità.  

L’invito  di Gesù è proprio questo:  diventiamo seme che germoglia e produce un pane, un nutrimento buono.  Lasciamoci seminare là dove la vita fa più fatica, dove vivere è più complesso, proviamo a sentire sulla nostra pelle le fatiche e le ferite del prossimo più piccolo.

Proviamo a sperimentare nel nostro animo tutta l’amarezza del rifiuto, della non accoglienza, della scarsa considerazione, dell’ approfittamento, della dignità negata o irrisa dai soliti furbi, affaristi, razzisti o mafiosi.

Allora capiremo dove e come il Signore ci chiede di diventare grano seminato per la vita del mondo. Questi volti, oggi ci guardano e ci parlano, come ci guarda e ci parla il volto del Crocifisso. Agli occhi del mondo sono stati dei perdenti. Sotto la croce gridavano: ”ha salvato altri e non è capace di salvare se stesso, scendi dalla croce e ti crederemo

Questi amici a molti è sembrato che siano morti da perdenti, quasi nessuno di loro ha avuto gloria in vita, ma dalla loro vita come dalla loro morte è germogliata una nuova umanità, una coscienza nuova, una fame e una sete  di nuova giustizia e di più vera libertà, un desiderio di rispetto e dignità riconosciuta e voluta per tutti.

E allora coraggio, diventiamo anche noi con Cristo e come Cristo, un seme gettato nei solchi della storia perché l’umanità viva e la redenzione di Cristo  raggiunga e guarisca tutti.

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