Grida forte il tuo dolore

La Parola di Dio che ci è donata in questa liturgia Eucaristica, ci invita a gridare forte il nostro dolore, a manifestare le ragioni del nostro star male, del nostro “non vedere “, orfani di una luce capace di riaccendere in noi la voglia di vivere. Ci  invita il Signore a non vergognarci della nostra povertà ma a lottare, lottare con tutte le nostre forze perché, vera  giustizia sia fatta.

Abbiamo un uomo cieco, mendicante, seduto per terra. L’icona del fallimento totale, immagine di chi si è totalmente arreso alla fatica di vivere. Passa Gesù e, Bartimeo comincia a gridare: ”Gesù, abbi pietà di me!”. Come Giobbe seduto sul mucchio di letame che gli è divenuta la vita, il mendicante cieco non cerca semplicemente un aiuto per tirare avanti, cerca molto di più, cerca  un riscatto, una rinascita, cerca la vita.

Kyrie  eleison! No, non è semplicemente una domanda di perdono come noi facciamo nella liturgia penitenziale nelle nostre eucarestie; qui il Kyrie eleison è una domanda di vita, il cieco mendicante non sta chiedendo perdono, chiede di poter tornare a vivere. Quello che dovremmo fare anche noi all’inizio di ogni Eucarestia; chiedere al Signore di poter tornare a vivere una vita da credenti, credibili, liberi e contenti. 

Ma il suo grido disturba. Il grido dei poveri disturba sempre, perché i poveri con il loro grido ci costringono a vedere l’altra faccia della vita e della storia, quella parte di realtà che non vorremmo mai vedere, e ci fanno un po’ paura e suscitano in noi dei sensi di colpa.

Certo non sono belli da vedere, né facili da capire e neppure semplici da accompagnare, perché, il povero, a differenza del miserabile che si è arreso, il povero grida la sua voglia di riscatto, la sua fame di vita, il suo desiderio di lotta per rompere le barriere dell’ingiustizia del sistema. Ed è quello che sta facendo il cieco Bartimeo.

Lo stiamo vedendo  in questi anni a proposito dei migranti economici o climatici oltre ai migranti per le guerre. Lo vediamo nei campi di prigionia della Libia, della Turchia, della Grecia dove con un po’ di soldi e di armi messe in mano a dei banditi, cerchiamo di tenerceli lontani, lo abbiamo visto in queste ultime settimane a proposito dei profughi afgani, dove per l’ennesima volta abbiamo sentito ripetere la peggiore delle vigliaccherie:” aiutiamoli a casa loro “. Certo! Lontano, soprattutto lontano, dai nostri occhi.

Gesù si ferma. Gesù ascolta il suo grido. Gesù lo chiama e lo libera rendendogli giustizia. Penso alla Chiesa italiana riunita in questi giorni a Taranto per riflettere, cercare di capire, proporre percorsi di liberazione e di crescita alle tante criticità del nostro Paese. Avrà, avremo, il coraggio di fare scelte vere e coraggiose? 

A Prato, nel nostro piccolo, ne abbiamo un immenso bisogno di liberazione e, chiudere gli occhi perché tanto è roba da cinesi o da pakistani o da negri, non ci assolve. Noi, magari ci pensiamo assolti, ma restiamo sempre coinvolti, sia come cittadini che come cristiani.

Cari  amici, io credo che i discorsi più alti e più veri che si levano dalla terra sono quelli dei poveri, le cui vite ferite contengono una verità che i trattati dei professori faticano a  conoscere. Se , come comunità civile e, ancora di più come comunità cristiana, ci facessimo capaci di ascoltare le domande, spesso mute, dei poveri feriti dalla vita e dalle nostre strutture di peccato, potremmo avere qualche barlume di luce per rischiarare le tante crisi del nostro tempo che non riusciamo a capire perché incapaci di leggerle sulla carne degli ultimi e delle vittime.

In questi anni abbiamo visto tante persone cadere in miseria, vedere fallita la propria attività produttiva in cui tutto avevano investito. Altri fallire nella propria vita affettiva o relazionale, lo abbiamo visto con grande dolore. Amici che, spenti di ogni vitalità, girano tra noi con lo sguardo di chi non crede più a niente, tanto meno in se stessi. 

Altri non ce l’hanno fatta a resistere e hanno posto fine a tutto, altri sono schiantati e, se non sono morti, tirano avanti in attesa che madre natura faccia il suo corso. Difficile annunciare la  “ gioia del vangelo” se non ci si converte da questa pigrizia mortale che sembra aver colpito la nostra Chiesa oltre che la nostra società. 

Ecco perché il grido di Bartimeo può divenire il nostro grido, la nostra preghiera più vera:” Kyrie eleison”  Signore aiutami, almeno tu Signore ascoltami, parlami, dimmi, almeno tu Signore dimmi che per te sono sempre figlio amato e non finito. Chiamami ancora Signore, chiamami per nome; la tua parola sarà forza necessaria per rialzarmi e venire da Te, finalmente nuova luce nella mia vita.

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