Commento al Vangelo della seconda domenica: Giovanni 2, 1 – 11

Il Vangelo di Cana ci presenta il Signore che si allea con la gioia delle sue creature, con il vitale e semplice piacere di esistere e di amare. Cana di Galilea ci manifesta l’atto di fede del Signore che crede nell’amore umano; lo benedice e lo sostiene.

Anche Maria partecipa alla festa, probabilmente circondata da amiche e parenti, mangia, beve, racconta e ascolta; è felice e osserva ciò che accade attorno a lei e, con cuore di madre, vede ciò che gli altri sembrano non vedere: l’esaurirsi del vino. Il vino non è come l’acqua, il pane, l’aria; elementi essenziali per la vita! Nella Bibbia il vino è quel qualcosa in più che serve a dare gioia alla vita e valore alla festa, perché, nella Bibbia, il vino è simbolo dell’amore felice tra uomo e donna, tra l’umanità e Dio.

Noi tutti facciamo l’esperienza che sulla terra l’amore finisce, che l’amore è poco, che l’amore è sempre a rischio. Che l’amore e si spegne la festa della vita, finisce l’entusiasmo, finisce la fede, allora ci assalgono i dubbi e sperimentiamo amori senza gioia, viviamo in case senza festa, una fede senza slancio. Eppure un rimedio c’è e Maria ce lo indica, oggi come allora, dice ai presenti assetati d’amore, di vita felice e desiderio di festa nel cuore:

” Fate quello che Gesù vi dirà”.

SILENZIO. PERDONO. ABBRACCIO. LODE.

“Non hanno più vino“ :sembra sia legge, per tutte le vicende umane sperimentare la diminuzione, il venir meno, il tramontare, il tirare a campare dopo i primi entusiasmi. E invece no: chi vive il matrimonio, il sacerdozio o qualsiasi altra forma di consacrazione, come dono e incontro, non si rassegna a questa legge; Dio non si rassegna. Maria a Cana non si rassegna, e mostra che le cose possono andare diversamente.

Con lei, ogni credente sa che è possibile ripartire, è possibile riempire le giare vuote della vita, che nelle fragilità e nelle paure come nelle incertezze di ogni vita, c’è sempre una possibilità di rimetterci in piedi, di rimetterci in cammino se: “ facciamo quello che Lui ci dice “. Fate quello che Lui vi dirà sono le ultime parole di Maria nel Vangelo; poi non parlerà più. Sono il suo testamento e, oggi più che mai, sono da tenere in grande considerazione.

Viviamo giorni faticosi e di scarsi entusiasmi. Da una parte il fresco annuncio del Vangelo che ci invita ad avere un cuore primaverile, generoso, aperto all’incontro, all’amicizia, alla solidarietà, all’abbraccio soprattutto con gli ultimi della terra. Abbiamo, grazie a Dio, un Papa meravigliosamente fedele al Vangelo, onesto, sincero, profetico e lungimirante; dall’altra un controcanto fatto di paure, di incertezze, di lamentosità come se fossimo perennemente afflitti dalla miseria, impauriti e diffidenti gli uni verso gli altri. Rischiamo di essere una generazione triste e senza sogni dove anche l’amore è diventato merce  rara,  perfino scadente. Ma non è vero!

Perché dovremmo rassegnarci aa vivere un tempo senza gioia?  Perché  consegnarci anima e corpo alla lamentosità di una storia terrena incapace di guardare il cielo? Siamo davvero un popolo senza speranza e senza ragioni di vivere con gioia?

Certamente non mancano solitudini, abbandoni e tristezze; lo dimostrano, almeno in parte, il grande bisogno di compagnia se risponde al vero che nelle nostre case ci sono circa 60  milioni di animali di cui 7 milioni di cani, quasi 8  milioni di gatti, 13 milioni di uccellini in gabbia, 30 milioni di pesciolini in vasche di vetro e poi serpenti, Jguane ed altro.  Con relativi costi, neanche tanto piccoli!

Tutto bello e legittimo! Ma questo dimostra che non siamo poi così poveri! Dimostra che non siamo contenti, troppo spesso soli, non propriamente felici. “ Fate quello che Lui vi dirà “.Maria ci chiede di fidarci di Lui, il Signore che ama la nostra vita. Proviamo, amici! Proviamoci almeno a fidarci di Dio, a dare credito al Signore Gesù, a prendere sul serio le sue parole, a fare posto in noi alle sue parole più che alle nostre paure.

Francesco d’Assisi amava tutti gli animali e parlava con loro, ne aveva un grande rispetto e una grande cura, ma lui si nutriva ogni giorno della Parola del Signore e, ogni giorno viveva pienamente il suo essere cristiano. Lui andò, totalmente disarmato, incontro al lupo di cui tutti avevano paura e tornò in città a Gubbio dicendo:” il lupo non è cattivo, il lupo ha fame ed è impaurito”. I nostri giovani non sono cattivi, hanno fame di verità  e di umanità vera. I poveri che vengono tra noi non sono cattivi, sono affamati e impauriti.

La cattiveria c’è, il male c’è, l’insicurezza c’è, le violenze ci sono ma non ce le portano necessariamente i giovani e neppure gli immigrati. Criminalità,  mafiosità e corruzione sono roba nostra, sono il prodotto di una società malata e dal cuore indurito. Dobbiamo nutrirci di speranza e ritrovare la gioia di vivere, dobbiamo, credo, ritrovare quella sapienza del cuore che, alla fine della guerra i nostri padri e le nostre madri ci hanno comunicato, trasmesso, testimoniato, se vogliamo liberarci dalla solitudine e dalla paura. Credo che dobbiamo pensare e sentire Dio in maniera diversa e migliore.

Nietzsche scriveva: ”Credo in un Dio felice che sta dalla parte del vino migliore e del profumo di nardo prezioso, credo in un Gesù maestro che ama  il pane degli uomini e beve il loro vino, credo in questo Gesù che allieta la vita dei poveri e parla il linguaggio della gioia”.

Scriveva il teologo martire Bonhoeffer: ”Dobbiamo trovare e amare Dio precisamente nella nostra vita e nel bene che ci dà. Trovarlo e ringraziarlo nella nostra felicità terrena, perché Dio viene dentro la vita, come festa e come gioia”.

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