Gennaio, è tempo di cambiare…

Cambiare non è semplicemente girare la pagina del calendario ma avere un nuovo orizzonte verso cui dirigere i nostri passi. Al termine di un anno complesso, faticoso e carico di tanto dolore, siamo come ad un bivio, c’è da scegliere la strada da percorrere nei prossimi tempi; abbiamo davanti a noi strade che paiono in discesa e strade che fanno temere faticose salite.

La discesa sembra essere la più appetibili, la più facile ma, al fondo della discesa potremmo ritrovarci dentro una buca senza nuovi orizzonti e neppure vere alternative. La salita appare dura e sarà dura ma almeno vedremo orizzonti più vasti e nuove possibilità.

Abbiamo bisogno di un modo nuovo di guardare le cose e gli avvenimenti, ma anche i volti delle persone che incrociamo, anche il nostro volto e la nostra prospettiva di vita hanno bisogno di uno sguardo nuovo, uno sguardo guarito e carico di speranze, ricco di sogni e di progetti, finalmente liberati dalla paura e dalle tante paure che ci portiamo dentro.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

La prima parola che Dio ci rivolge all’inizio del nuovo anno è una benedizione che Lui stesso ci dona. Benedire è molto di più che farci gli auguri perché, benedire qualcuno ci impegna verso di lui e, benedicendoci Dio si impegna con noi e per noi. Agli Israeliti il Signore ordina:

“voi benedirete, che lo meritino o no; per prima cosa voi benedirete”.

Iniziamo un nuovo anno e il Signore ci affida un compito importante: benedire il prossimo ! benedire qualcuno significa invocare dal cielo una forza divina su di lui o su di lei, una energia che fa crescere la vita. Benedire significa dire–bene, cioè cercare, trovare, proclamare il bene possibile che c’è in ogni persona.

È come poter dire in ogni famiglia, a chi mi è vicino, nonostante fatiche e difficoltà di intesa:

”tu sei una benedizione di Dio per me!” Se non impariamo a benedire non potremo mai essere veramente felici, nella benedizione è il senso religioso della vita e del vivere quotidiano. Se l’altro mi è estraneo, se vale solo perché e quando mi serve, se non riesco a cogliere nel suo volto uno spiraglio di luce che rende bella la sua umanità, io non sarò mai felice, l’altro mi sarà sempre un estraneo, nonostante tutti gli auguri possibili.

È così importante saper benedire che Dio stesso ci insegna come fare: ”Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia splendere il suo volto su di te”. La benedizione di Dio è su tutti, il dono della sua luce è per tutti, anche e, vorrei dire soprattutto, per quelli che hanno la vita complicata e difficile, per chi non riesce a levare lo sguardo oltre i bisogni dei suoi istinti, per chi trascina la vita con dolore e anche per chi semina in sé e attorno a sé dolore.

Non vogliamo dimenticare che il nuovo anno inizia  portandosi dietro una eredità pesante creata non solo dalla pandemia ma anche dal permanere di feroci egoismi, disumane ingiustizie e vergognose indifferenze. Da un Pianeta che abbiamo ferito, maltrattato e impoverito di vita. La Luce che risplende da Betlemme è un bisogno vitale per tutti, per i santi e i peccatori, tutti chiamati a diventare finalmente più umani, più capaci di prossimità, costruttori di pace nella verità e nella giustizia, imparando ad accogliere l’umanità che ci viene incontro gridando il suo bisogno. Come Papa Francesco ci esorta quotidianamente e specialmente nella  lettera enciclica Fratelli Tutti”.

Maria e Giuseppe che presentano Il Verbo Eterno di Dio fatto Carne, fatto umanità piccola e fragile nella realtà di un bambino, ci aiutino a capire che si diventa grandi e veri solo nella misura in cui sappiamo prenderci cura di chi può vivere solo se accolto e amato come il Bambino Gesù, come tutti i piccoli, i fragili, gli anziani, i malati, i profughi, quelli che da soli non ce la possono fare e  contano su di noi, sui nostri volti illuminati dalla benedizione di Dio e dei fratelli.

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