Figli di un Dio felice

Il nostro rapporto con Dio non è necessariamente conflittuale: la sua grandezza – la nostra miseria, la sua santità – il nostro peccato. Il Dio in cui crediamo, il Dio che ci ha rivelato Gesù, è il Signore che sa vedere in ciascuno di noi, tutto il bene possibile.

Mi piace questo Dio Signore che non vuole essere lo “sterminatore’ di tutti i mali, ma il guaritore di ogni malato, il sostegno per chiunque è fragile, il pane buono per  chi ha fame.  E mi piace ancora di più perché questo Dio – Signore chiede a tutti, chiede anche a ciascuno di noi, nessuno escluso: ”fate come me, siate come me”.

Se io dico: “Signore! Tu sai come la mia vita è un campo di zizzania! Lui risponde: coraggio, io vedo un campo di possibili spighe di buon grano, tu falle crescere”.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Prima lettura: Sapienza 12, 13 – 19.

Salmo 85: Stammi vicino Signore, sei Tu il mio sostegno.

Nessuno è come te, Signore – sincero nell’affetto e nel rimprovero, capace di illuminare e di confortare. Veramente sei grande, Signore – infinitamente più grande dell’uomo, fra quanti si presentano come i signori della terra, tu sei l’unico di cui poterci pienamente fidare.

Rivelami, Signore, i tuoi pensieri segreti – guidami a conoscerti intimamente –  perché il mio rapporto con te sia sincero e fedele. Voglio fare la tua volontà in tutte le scelte della mia vita – e questa sarà la mia pace.

Sei grande, Signore, mio sostegno – e grande è il tuo amore per me, mi salvi dall’aridità dello spirito. Vivo in un tempo carico di violenza, sperimento l’aridità di ideali e valori. Tu sei tenerezza, Tu sei attento alla vita delle persone – Tu sai essere fedele e paziente, amorevole e misericordioso.

Vangelo: Matteo 13, 24 – 30.

È un Dio bello quello che Gesù ci manifesta e che l’evangelista Matteo ci racconta in questo capitolo 13 del suo vangelo. Un Dio Signore che non è in lotta con l’umanità ma è un innamorato di tutto ciò che vive e che non vuole perdere nulla e nessuno di ciò che, con amore, ha chiamato alla vita.

C’è un momento nella vita, in cui tutti, per tempi più o meno lunghi, vediamo le cose e le persone con gli occhi e lo sguardo innamorati; questo ci rende capaci di cogliere segni di vita e di bellezza ovunque, anche dove gli altri non li vedono.

Un po’ come quando ci prendiamo cura dei bambini, siano essi, figli o nipoti. Tutto è bello in loro, tutto è possibile, tutto fa sentire che la bellezza c’è, che è possibile, che fiorirà, magari domani, ma fiorirà. Anche se il presente è complesso, il domani sarà gioioso. Qualcuno ha scritto che il futuro migliore appartiene ai bambini e agli innamorati perché, entrambi, sanno sognare.

“Padrone, tu hai seminato grano buono ma è nata molta zizzania! Vuoi che andiamo a strapparla? No! Rischiereste di strappare anche spighe di buon grano!”

siamo davanti a un Dio distratto? Indifferente? Non più educante e troppo tollerante? No! Siamo alla presenza di un Signore che ama. E come tutti quelli che amano veramente, come fate voi con i vostri figli e nipoti, sanno attendere.

A camminare si impara cadendo, a parlare si impara biascicando, a fare le cose si impara sbagliando, ma è così che si impara a crescere, a divenire ciò che dobbiamo e vogliamo, ad essere non fotocopie del passato ma semi e realtà di futuro.

Cari amici, per troppi di noi, il futuro è semplicemente replicare il passato, magari cercando di migliorarlo un po’. Ma il passato non è il sogno di Dio. La storia vissuta dai nostri padri e dalle nostre madri non era pienamente il sogno di Dio.  Abbiamo davanti agli occhi cosa è stato il secolo scorso con tutto il suo carico di ingiustizia e di faticoso dolore, ci salvano l’impegno, a volte il sacrificio, di chi ha lottato, creduto e pagato per un futuro migliore.

Non possiamo vivere per la nostalgia di un paradiso perduto che non c’è mai stato, ma per il desiderio di un paradiso possibile, che tutti insieme con la Grazia di Dio, possiamo realizzare. Per questo il Dio Signore in cui crediamo continua a seminare in noi, nonostante tutto, semi di grano buono. Continua a suscitare tra noi testimoni e  Profeti che un mondo nuovo e migliore, non solo è possibile ma, è doveroso.

Nessuna stagione della nostra vita è insignificante o inutile. È vero che a volte sperimentiamo una specie di inverno esistenziale nel nostro vivere, magari perché anziani, malati, delusi, dove sembra che tutti i giochi siano ormai fatti e non ci sia più nulla da sperare. Il Signore ci rivela  che anche l’inverno più gelido e più buio custodisce nel suo grembo il grano che fiorirà a  primavera e sarà pane buono per tanti.

Gesù ci ha fatto fare un balzo in avanti nel nostro rapporto con Dio, con il mondo e con l’umanità. All’antica legge mosaica ha proposto le beatitudini evangeliche. Un enorme passo avanti perché ora, noi sappiamo che non basta più non rubare, non uccidere, non odiare, ecc. ma diventa fondamentale fare della propria vita un dono, un nutrimento per la vita del prossimo, un impegno per la crescita in umanità e dignità per tutti e la custodia del creato come bene di tutti e per tutti.

Il Vangelo ci rivela due modi possibili di guardare la storia, il creato e l’umanità per il presente e per il futuro: quello dei mercenari e quello di un Signore innamorato. Noi da che parte stiamo?

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