Festa dei giusti e dei santi

È una festa di cui abbiamo bisogno, soprattutto in questi tempi difficili, per continuare a credere che si può restare umani. Oggi, noi guardiamo a coloro che già posseggono la vita in pienezza, alle donne e agli uomini più veri, a tutti coloro che  credono nella forza delle Beatitudini quando sembra vincere soprattutto violenza e indifferenza.

Gesù insegna che c’è un solo modo per morire totalmente e per sempre: vivere solo per se stessi, considerando gli altri, tutti gli altri, soggetti utili se, quando e quanto  servono ai nostri interessi. Questo è il peccato grande che non solo ci mette fuori dalla grazia di Dio ma ci rende disumani e disumanizzanti.

Ecco perché abbiamo bisogno dei Santi, dei Testimoni, dei Martiri; perché ci svelano il segreto di una vita pienamente riuscita. Un po’ come questi amici qui accanto di cui la storia è piena: uomini e donne che hanno amato questa nostra umanità e questa nostra storia fino al dono totale della propria vita. Sono i nostri fratelli e le nostre sorelle migliori, di cui stiamo ancora mangiando il pane dei loro sogni e del loro impegno.

Hanno nutrito la nostra fame di libertà, di dignità, di sapienza e di onestà; lo hanno fatto con amore e per amore. Oggi ci interpellano e ci chiedono:    e tu, da che parte stai?”

SILENZIO. PERDONO. LODE.

Le beatitudini che abbiamo appena ascoltato, sono il cuore pulsante del Vangelo. I Giusti e i Santi sono uomini e donne che, innamorati  del Cielo hanno veramente amato la Terra e la Storia, imparano giorno per giorno a guardare dentro le pieghe e le piaghe della vita di tutti e di ognuno, scoprendo mani e cuori capaci di vera condivisione, piedi marcati dalle fatiche e dalle ferite di chi cammina fra strade sassose e ricolme dei rovi delle ingiustizie e delle oppressioni, menti  sognanti libertà e liberazione, occhi che hanno saputo e sanno ancora vedere i segni tristi della schiavitù tra di noi.

E scorgono la presenza del Signore Risorto, solidarietà crocifissa ma non sconfitta, hanno imparato e ci educano a scoprire il “ tanto bene e le tante possibilità di vita che sta intorno e dentro ciascuno di noi.

Gli uomini e le donne delle beatitudini sanno cogliere e vivere la generosità, la dolcezza, la bellezza, l’amicizia, la creatività e il bene presenti nella storia, nonostante tutto; per questo sono i migliori cantori della vita buona, della vita vera, quella che vale veramente.

Sono gli ostinati testimoni che un altro modo, diverso e migliore, di camparci la vita c’è ed è possibile per tutti, perché è possibile la pace, è possibile la sincerità, è possibile la fraternità, l’accoglienza, la tenerezza, il rispetto reciproco, la dignità riconosciuta di tutti e per tutti e la condivisione. Sono il segno vitale di una umanità in cammino verso un “OLTRE” che il Signore Risorto traccia in continuazione.

Sono certamente uomini e donne che camminano contromano, perché le Beatitudini non sono rassegnazione al sistema, sono invece un profondo atto di accusa e di ribellione ad un sistema che produce troppa ingiustizia, troppo dolore, pane di lacrime, amare solitudini, e moltitudini  di oppressi e calpestati. Ma sono anche un atto di accusa verso tutti i  benpensanti con il cuore di pietra.

Rivendicano, ma soprattutto indicano, la possibilità di costruire un mondo dove sia possibile vivere nella pace, nella verità e nella giustizia, dove sperimentare la misericordia verso chi sbaglia, il prendersi cura di chi vive tempi e storie di fragilità, manifestare grande tenerezza per chi è “orfano di affetti”. Dove uomini e donne restano sempre persone, mai numeri, problemi o casi da risolvere.

Per questo, le Beatitudini iniziano con un verbo al presente, dicono di un popolo in marcia verso un mondo altro e migliore “in piedi voi poveri, siate vivi voi guidati dallo Spirito, a testa alta voi costruttori di pace, voi che asciugate lacrime, voi che fate posto agli ultimi, voi che restate fedeli testimoni di tutto ciò che è vero, giusto, onesto, bello … abbiate fierezza e dignità; E’ a quelli come voi che il Padre affida la costruzione e la custodia del nuovo Regno”.

Un Regno dove la morte per sempre è sconfitta, perché la morte non è roba di Dio. La morte è ciò che l’uomo sa produrre in abbondanza. I Santi come i Giusti vivono credendo fortemente in un Dio e Signore che riscatta dalla morte, comunque accada. Sanno che Dio non delude. Mai! Sanno che Lui è il Risorto. Il Testimone fedele, e imparano a praticare  con Dio e come Dio fedeltà, vicinanza, cura, tenerezza.

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