Felicità è poter dire a qualcuno: ”Ho bisogno di te”

Tutti vogliamo essere felici nella vita; almeno un po’, almeno un tempo, almeno una stagione! Gesù ci insegna che felici si può essere sempre se usciamo da noi stessi, se ci liberiamo sia dal narcisismo che dall’autosufficienza e ci facciamo disponibili e capaci di incontrare l’Altro, se impariamo ad amare e a sentirci poveri, cioè bisognosi di essere amati; almeno da Lui

Il Vangelo educa la nostra mente, il nostro cuore, il nostro vivere all’altruismo e alla condivisione per sperimentare una vita ricca, significativa e umanamente riuscita. Tutto ciò è molto bello e vero, almeno per la maggior parte di noi; purtroppo abbiamo tutti delle paure che ci abitano e ci bloccano nell’incontro con l’altro.

All’inizio di questa Eucarestia, vogliamo provare a dare un nome e un volto a queste paure che ci bloccano, affidarle alla misericordia di Dio perché ci guarisca e ci perdoni.

SILENZIO. PERDONO. LODE.

È un brano un po’ scandaloso quello che Matteo ci racconta a metà del cap. 16 del suo Vangelo. Ogni religione che si rispetti descrive e magnifica sempre ed esclusivamente  la grandezza del suo dio, ne descrive l’onnipotenza e la superiorità; il mio dio è più assai del tuo, il mio dio sa fare, ecc. ecc. il mio dio non teme nessuno, vince sempre, comunque è più degli altri; il mio!

Anche i non credenti sono così; basta vedere quanto smalto si danno ai divi, ai campioni, ai simboli del successo, ecc. per non parlare della supponenza  e della spregiudicatezza di tanti politici. Il Vangelo ci spiazza tutti e ci parla di un Dio che soffre come noi, che ha paura dei nemici e del tradimento, che confida ai suoi discepoli la sua fatica e preannuncia il suo trionfo con la crocifissione. È vero! Parlerà anche di risurrezione ma questo i suoi amici non lo capiscono; scandalosa è la passione! Scandalosa la morte in croce! Talmente scandalosa che un po’ tutti lo abbandonano.

Attenzione amici! Gesù non si sta lamentando ma ci sta preparando alla missione e lo fa rivelando e manifestando il volto e il cuore profondo di Dio, il Padre. Proprio perché padre, Dio entra nel dolore e nella morte di ogni essere umano che considera suo figlio, sua figlia.

In Gesù Dio viene a prendere su di sé tutte le paure, le fragilità, tutte le ferite e perfino i peccati dell’umanità; perché tutto vuole redimere, riscattare. Attenzione amici! Gesù non prende su di sé soltanto i peccati dell’umanità ma anche la sofferenza, sofferenza di tutti e di ognuno, questo per noi è di vitale importanza, umanizza il nostro dolore, la nostra fatica, la nostra sofferenza nel fare ciò che è giusto, ciò che è bene.

E per farlo non sceglie i prodigi, i miracoli; non scantona la fatica degli umani ma sceglie i mezzi più poveri e più nostri, sceglie l’amore disarmato, il cuore limpido, la non violenza, il perdono e, abbracciando ciò che non è amabile e lo riscatta, lo guarisce.

E ci regala un piccolo vocabolario rivoluzionario. A volte mi chiedo perché uno dovrebbe innamorarsi del Vangelo e di nostro Signore Gesù? Credo che sia perché il Vangelo ci racconta la RIVOLUZIONE che Gesù è venuto a portare sulla terra. Rivoluzione è il futuro della Chiesa, è il nome della fedeltà al Vangelo, fedeltà a Dio e all’umanità; anche per una chiesa che troppo spesso sembra essere divenuta serva del sistema.

E usa parole pericolose se capite male! Parole divine se capite bene!

“se uno mi vuole seguire rinneghi sé stesso”.

Non vuol dire annullati, butta via i tuoi talenti, diventa sbiadito e insipido. Gesù non vuole frustrati al suo seguito, ma gente che ha fatto fruttificare appieno tutti i suoi talenti. Seguire Cristo non è macerarsi in scelte di fragile o  rassegnata umiltà, ma vivere intense passioni per l’esistenza di tutti e di ognuno. “rinnega te stesso” vuol dire che non sei tu il centro dell’universo, che non sei tu la misura del tutto, ma che sei dentro una forza più grande di te e che il segreto vitale del tuo vivere viene da oltre te. Viene da Lui!

“prenda la sua croce“.

Non significa soffri con rassegnata pazienza, sopporta il male senza ribellione; non c’era bisogno che venisse Gesù per questo, il mondo da sempre sa crocifiggere l’umanità, sa opprimere e calpestare l’umano, soprattutto se debole o fragile o povero. La croce nel Vangelo non è il regalo di Dio ma ci dice l’impensabile di Dio, un Dio in croce è la prova che Dio ci ama più di se stesso e che mai ci abbandona, sa esserci fedele e che dalle croci della vita ci si libera insieme: Dio ha fede in noi! Dio lotta insieme a noi per una sana ed universale liberazione dal male

Se qualcuno vuol venire dietro a me non cerci il consenso, il potere o la carriera ma impari ad amare veramente Dio e il prossimo, il cielo e la terra. Prenda la sua parte di responsabilità davanti alle attese di vita, alla fame di giustizia, di dignità negata, di pane non condiviso,  assuma ognuno la sua parte di responsabilità e si metta all’opera lavorando e lottando, se necessario.

Alla fine di tutto resta una domanda fondamentale: la mia vita ha avuto senso per qualcuno? Per chi o per che cosa vorrei essere ricordato?

Alla fine io credo che il fallimento più grande, il vero inferno per ognuno di noi è aver vissuto per niente, una vita che non lascia traccia di benedizione e di rimpianto. Una vita che non si è fatta pane vero per chi ha fame, che ha accumulato cose e non ha costruito più umanità, che dopo il mio passaggio su questa terra tutto sia rimasto come prima senza neanche un fiore in più per renderla più bella.

Senza nessuno che possa dire di me: ”benedetto il giorno che ti ho incontrato”.

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