Epifania per noi, mendicanti di luce

Siamo chiamati ad alzare lo sguardo, oggi più che mai siamo chiamati a camminare a testa alta, con fierezza e dignità, cercatori di luce mai sazi di verità e di bellezza, innamorati di questa nostra umanità, di questo tempo che vorremmo, imparare a guarire, a fare bene la nostra parte, dare il nostro contributo, esprimere il nostro impegno, sentirci finalmente vivi.

Ripartire dalle piccole virtù quotidiane e sentirci debitori gli uni verso gli altri. Perché anche noi come i Maghi d’oriente, dopo aver incontrato il Signore Gesù, dopo averlo riconosciuto come Luce del mondo, per un’altra strada ma soprattutto con un altro cuore, ritorniamo ad abbracciare la vita di ogni giorno.

SILENZIO. LODE. ABBRACCIO.

Vi confesso, amici che il profeta Isaia è quello che amo di più, anche se, alla fine,  non lo capisco molto. Non  è facile capire uno che ha scritto di cose divine circa 2700 anni fa, eppure, il cantico di Isaia mi coinvolge in infinite memorie, grandi nostalgie e perché no? In sereni propositi. Come il cantico che abbiamo ascoltato nella prima lettura.

“Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce , la gloria del Signore brilla sopra di te …”.  Mi riporta alla mia infanzia, quando mio padre, come un po’ tutti i padri di allora, partivano il lunedì mattina presto per andare al lavoro e tornavano il sabato tardi col buio, perché andavano lontano.

La domenica era giorno di luce, il volto del babbo rasato e lavato di fresco era bellissimo e mi teneva per mano, troppo povero per farmi regali mi offriva se stesso, non usava baciare i figli ma la sua mano forte mi riempiva di gioia. Era Epifania, manifestazione del bello di vivere, uno sguardo pulito che mi illuminava, una amore sincero che mi dava forza, e poi mi portava alla Messa cantata delle 10, 30. tutte le domeniche; anche la mamma la domenica preparava un pranzo più buono, perché  il babbo era con noi; ed era festa, festa di poveri, ma festa vera.

Si amici! L’Epifania di Gesù mi fa pensare a tutto il bene che rallegra la vita, che sa di pulito, che ci fa sentire forti e sicuri, che ci apre ai sogni che fanno crescere la nostra mente e nutre  la nostra anima, sperimentare una vicinanza amorevole, anche se a volte troppo sobria ma sincera di un Padre che ci ama.

L’Epifania ci parla di questo Dio così singolare che ci viene incontro, Lui considerato Onnipotente, con il massimo della fragilità come lo può essere un bambino appena nato, Lui il divino Signore evita i palazzi del potere e gli uomini che contano, scansa perfino i preti e i grandi sacerdoti del tempio, e si fa conoscere dagli scomunicati del tempo, i pastori a cui era impedito l’accesso al tempio perché a causa del loro mestiere erano considerati impuri, e poi dai maghi considerati soggetti pericolosi, tanto che ancora oggi, le sacre scritture, neppure li indicano con il nome giusto “ maghi” ma storpiandolo in “magi”.

E si propone a tutti i cercatori di luce, anzi, a tutti i mendicanti di luce, di pane e di dignità, e diventa buona notizia per tutti gli esclusi. Lo  avevano preannunciato come colui che avrebbe eliminato dalla terra tutti i peccatori e invece si manifesta soprattutto a loro e, proprio a loro, affida la possibilità di vivere e di costruire insieme a tutti una società migliore.

E sarà Giuseppe, l’uomo abitato dal sogno di Dio, a metterlo in salvo facendo sperimentare alla Parola Eterna di Dio fatta carne nel grembo di una donna, l’esperienza del profugo, del migrante, del senza diritti perseguitato. Noi abbiamo ridotto tutto alla festa della befana che porta doni ai bambini, figli di genitori che se lo possono permettere.

Cari amici, l’Epifania di Gesù, il suo manifestarsi come Luce che illumina ogni volto, ci insegna che il male non è invincibile, il male si può vincere, il male si vince se abbiamo un po’ di luce nel nostro animo, il male è vinto ogni volta che, nauseati dalla sua tristezza e dal dolore che produce, diventiamo cercatori di vita buona e innamorati del prossimo, anche quello che ci vive accanto ogni giorno, sul lavoro, nel condominio, nella nostra stessa famiglia.

Erode è un nome che suscita tristezza e inquietudine, come tutti gli erode di ogni tempo è bugiardo, nasconde la verità, trama nel buio; giustamente noi lo rifiutiamo. Ma, per favore, non releghiamolo al passato, non facciamone un personaggio di una storia passata, se apriamo gli occhi ci rendiamo conto che erode vive ancora ai nostri giorni, nei campi della miseria dove l’umanità è vilipesa, sfruttata, calpestata, anche nel nostro Paese.

L’Epifania di Gesù porti luce per tutti i governanti perché sappiano essere umanamente giusti, ma anche nelle menti e nei cuori di ognuno di noi perché, oltre alla pericolosità dei cattivi non ci sia anche la pericolosità degli indifferenti. La Luce ci è data per vedere, il nuovo giorno sorge e ci impegna tutti, veramente tutti, ad essere vigilanti, perché il bene è come  un fiore bellissimo ma molto delicato . Vive solo se custodito e protetto.

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